Atp Toronto - Shapovalov scatenato: ko Fognini. Djokovic quanto basta


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Atp Toronto - Shapovalov scatenato: ko Fognini. Djokovic quanto basta

Dal nostro inviato a Toronto

Si ferma a cinque purtroppo la striscia di successi di Fabio Fognini sul cemento, visto che il giocatore ligure si è arreso al Next Gen canadese Denis Shapovalov nel secondo turno della Rogers Cup di Toronto. Davvero un peccato dando un’occhiata al tabellone, che gli avrebbe messo di fronte nei quarti l’olandese Robin Haase in un match sulla carta non proibitivo.

A fare la differenza oggi è stata soprattutto la maggiore freschezza dell’idolo di casa, intenzionato a difendere la semifinale raggiunta l’anno scorso e abile ad imporsi meritatamente grazie al risultato conclusivo di 6-3 7-5 dopo 80 minuti frammentati da una mezz’ora di pausa per la pioggia.

Nel set di apertura l’allungo iniziale di Shapovalov ha contributo a scavare il solco decisivo, complice anche un Fognini poco reattivo nel fronteggiare le risposte aggressive del rivale. Denis ha infatti ottenuto quasi il 90% di punti quando ha messo in campo la prima, oltre a strappare gli applausi del pubblico con le sue elegantissime sbracciate sia di dritto che di rovescio.

L’inerzia sembrava radicalmente mutata nella seconda frazione, merito forse dell’interruzione che ha permesso all’azzurro di riordinare le idee spezzando al contempo il ritmo di Shapovalov. Il veterano taggiasco si è involato sul 4-0 in men che non si dica, tanto da lasciar ipotizzare un comodo approdo al terzo parziale.

Nel momento di maggiore difficoltà il 19enne canadese ha improvvisamente ripreso la verve smarrita, coadiuvato anche dal tifo del pubblico amico tutto schierato dalla sua parte. Fognini non soltanto si è fatto riprendere sul 4-4, ma ha pagato a carissimo prezzo il nervosismo finendo per battibeccare con lo stesso Shapovalov al cambio di campo.

Il terzo break del set ha infine garantito al numero 26 del ranking un posto tra i migliori 16, oltre a consegnarci un talento destinato a giocare un ruolo da protagonista negli anni a venire. D’altronde Shapo partirà favorito anche al prossimo round contro Haase. Fognini, nervosissimo, ha poi rifiutato di rilasciare dichiarazioni nel dopo partita.

Pomeriggio di ordinaria amministrazione per Novak Djokovic, quattro volte campione di questo torneo, abile a regolare la wild card locale Peter Polansky grazie al risultato conclusivo di 6-3 6-4 in meno di un’ora e mezza di gioco.

Come già avvenuto all’esordio, il fuoriclasse serbo non ha nemmeno avuto bisogno di ingranare le marce alte facendosi bastare un solo break per set, con l’intento di recuperare gradualmente la forma ideale dopo uno stop di oltre tre settimane successivo al trionfo di Wimbledon.

Il tennista belgradese non ha mai ceduto il servizio archiviando la pratica senza concedere nemmeno una palla break, altro segnale dei progressi effettuati in questo fondamentale che ha rappresentato certamente una delle chiavi del recente trionfo sui prati di Church Road.

Impossibile chiedere di più al 30enne canadese già battuto da Nole nell’unico precedente disputato alla Rogers Cup di Montreal nell’edizione 2009, se si considera che Polansky vantava appena tre vittorie quest’anno nel circuito maggiore a fronte di ben otto sconfitte.

Atteggiamento sempre propositivo invece quello dell’ex numero uno al mondo apparso rilassato in tutti i frangenti della gara, pur essendo consapevole di dover alzare il livello del suo tennis già a partire dagli ottavi dove si troverà di fronte per la prima volta in assoluto Stefanos Tsitsipas.

La stellina greca ha eliminato un Dominic Thiem non al meglio della forma a causa di un’infezione virale, benchè l’austriaco abbia provato a dare battaglia nel secondo set prima di alzare bandiera bianca sul 6-3 7-6(6).

Malissimo il finalista dell’edizione 2013 Milos Raonic, incappato in una giornata a dir poco orrenda utile a spiegare il 7-6(4) 4-6 6-1 rimediato dallo statunitense Frances Tiafoe (giustiziere al debutto del nostro Marco Cecchinato). Semaforo verde infine per John Isner, atteso ora dal russo Karen Khachanov.

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