ATP ROMA - Tornano i gladiatori vintage: Rafael Nadal è ancora più forte


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ATP ROMA - Tornano i gladiatori vintage: Rafael Nadal è ancora più forte

Dal nostro inviato a Roma

Sotto un sole bollente che concede tregua solo per sparuti attimi, Rafa Nadal ritrova più di un anno dopo l’avversario con cui ha condiviso più momenti su un campo da tennis. In verità, Novak Djokovic è anche l’unico ad averlo battuto così tante volte (26 su 50 confronti prima di oggi) e anche uno dei due ad avere un saldo positivo negli head-to-head, anche se l’altro è Dustin Brown, poco più di un dettaglio statistico trascurabile. L’atto numero 51 – e settimo al Foro Italico – torna a sorridere allo spagnolo, più forte e pronto, ma è allo stesso tempo il miglior segnale possibile per questo Djokovic che vuole ritrovare risposte e, con loro, anche se stesso.

Il serbo non è più la copia sgorbiata vista nello swing nordamericano e, a tratti, sui tornei rossi fino a oggi. È tosto, gagliardo, finalmente credibile. Rafa è semplicemente più forte, anche se non sarà probabilmente contento di dover aggiungere un rivale sulla black-list in vista del Roland Garros. Nadal chiude in due set, firma la venticinquesima vittoria contro Djokovic, vola in finale al Foro Italico per la decima volta e stacca Roger Federer a quota 356 match vinti nei Masters 1000 raggiungendo la quarantottesima finale di categoria, anche in questo caso staccando lo svizzero.

I punti più belli li fa Djokovic, quelli più importanti Nadal. 71 i minuti necessari per dirimere l’intricata faccenda del primo set, appena tre in meno dell’intera partita tra Svitolina e Kontaveit. Il sigillo finale è maiorchino: una risposta vincente che pizzica la riga e mortifica un Djokovic generosissimo sul 7-4 del tie-break. Quella del serbo è una rincorsa continua, nonostante una partenza più brillante: i turni di battuta di Nole, difatti, durano molto meno di quelli di Rafa, e non soltanto per l’eccessiva – e illegale – quantità di secondi che lo spagnolo impiega tra un punto e l’altro. Solo che, mentre Rafa va a bersaglio alla prima occasione utile, Djokovic no. E così, dopo aver sciupato due palle break in apertura, è lui a cedere nel sesto game con Rafa che accetta di perdere un paio di punti-vintage, ma tiene saldamente la testa del match fino al 5-2. Il sussulto serbo arriva in coda o, meglio, quella che sarebbe potuta e dovuta essere la coda: Nadal serve per il set sul 5-3, ma un grande game di Nole allunga la pratica. È Djokovic a rischiare di più e fare la partita fino al tie-break. Qui, sul 3-3, il sette volte campione ingrana le marce alte ed è sempre il colpo-principe, il dritto, a marcare la differenza. Un lungolinea dà a Rafa il 6-4, la risposta vincente inchioda il punteggio finale.

È incredibile come Nadal riesca a non calare mai: mai un momento di fisiologica rilassatezza, mai una presa mollata, mai una traccia di umanità. Dopo un set durissimo a livello fisico e prosciugante sul piano mentale, Rafa torna a martellare come nulla fosse, centrato per la sua strada, focalizzato verso l’obiettivo. Il buco di Djokovic arriva, invece, nel terzo game: break a zero e salita che diventa un Everest da scalare a mani nude. Nole e Rafa tornano a essere quelli che sempre sono stati: due pugili al centro del ring che si menano forte, alla fine uno dei due cade, ma non prima di una decina di riprese. Djokovic è straordinario a far partita pari, tanto che costringe talvolta Nadal ad alzare la traiettoria per rimanere nello scambio. Il serbo ci prova fino alla fine, ma l’epilogo è inevitabilmente il maiorchino a scriverlo e lo fa esattamente qualche minuto prima della seconda ora di gioco.

 

[1] R. Nadal b. [11] N. Djokovic 7-6(4) 6-3