ATP MONTE-CARLO - Djokovic torna (quasi) Djokovic: stritolato Lajovic


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ATP MONTE-CARLO - Djokovic torna (quasi) Djokovic: stritolato Lajovic

Dal nostro inviato a Monte-Carlo

Il grigiore di ieri s’è dissolto per fare posto a un sole caldo, ciò che serve a contornare un panorama perfetto – se mai la perfezione appartenesse a questo mondo – di per sé. A salutare il torneo monegasco e ringalluzzire il lunedì - giornata solitamente spoglia di nomi grossi coi campioni tenuti al riposo - l’esordio del fu dominatore. Il Novak Djokovic che aveva stritolato fino alla noia il circuito mondiale aveva lasciato nel ricordo degli appassionati l’appassita versione dello swing nordamericano su cemento, dove aveva preso schiaffi perfino da Taro Daniel e Benoit Paire.

Ed è ovvio che era difficile fidarsi di quanto visto, anche se il palmares del campionissimo serbo pretendeva quantomeno rispetto. Nole è tornato a livelli almeno decenti, anche se è doveroso sottolineare la poca consistenza della versione odierna del suo avversario. Precipitato alla tredicesima piazza del ranking, Djokovic si è presentato al Country Club da testa di serie numero 9, ovverosia la prima tra quelle non esentate dal primo turno. Dall’altra parte della rete il concittadino Dusan Lajovic, onestissimo mestierante del rosso che qui aveva superato brillantemente le qualificazioni. I due si erano anche riscaldati assieme sul centrale alle 9 del mattino con la collaborazione di Troicki e Nishikori a dividere in quattro l’eccezionale campo di allenamento. A Nole, finalmente tornato a vestire panni quantomeno degni della sua nomea, sono bastati due game per far capire l’aria che tirava, e 23 minuti per sigillare con un significativo 6-0 la prima frazione.

Il fastidio di una palla break fronteggiata – con successo – sull’1-1 e poi via verso una fuga inarrestabile che diventa mortificante quando Nole fa il bis (a zero) nel sesto game prima di inchiodare i 56 minuti di assolo con un tremendo 6-0 6-1.

Ha aperto il campo centrale quell’Albert Ramos che lo scorso anno era arrivato in finale. Difficilmente lo spagnolo bisserà l’impresa, ma intanto la partenza è quella giusta. Un doppio 6-3 che, tuttavia, non rende merito alla resistenza di Jared Donaldson, giovane americano poco avvezzo ai campi rossi.

A seguire sullo stesso teatro del Ranieri III in scena una partita che ricordava una nobiltà che pare ormai superata, anche se l’età dei protagonisti non è certo troppo inoltrata. Kei Nishikori aveva battuto quattro volte su cinque Tomas Berdych, ma quest’anno è dovuto ripartire addirittura dai challenger per ritrovare confidenza col ritmo-torneo. Il ceco, invece, Australian Open a parte non aveva mai messo insieme più di due vittorie nello stesso torneo quest’anno. A Tomas il primo set (6-4), a NIshikori il resto, peraltro con uno score decisamente penalizzante con tre game lasciati tra gli ultimi quindici.

Stava prendendo tinte quasi drammatiche l’esordio di Milos Raonic o, meglio, quel che resta del canadese. Irriconoscibile oltreché menomato, Milos è riuscito a perdere malamente il primo set con Lucas Catarina: anni 21, limiti tecnici molti, tennisti davanti a lui nel ranking 364. La wild card monegasca, tuttavia, non va al di là del primo set e finisce per cedere inesorabilmente alla distanza.

 

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