ATP INDIAN WELLS - Del Potro vincente, Federer furente: finale epica


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ATP INDIAN WELLS - Del Potro vincente, Federer furente: finale epica

Era la miglior finale possibile a chiacchiere, lo è stata nei fatti. Un thriller palpitante lungo quasi tre ore per tre set con un epilogo che nella forma non rende omaggio a una battaglia leggendaria. Roger Federer caracolla al tie-break del terzo set dopo aver prima quasi perso e poi praticamente vinto la finale. Juan Martin del Potro è tirato a lucido come forse non mai e trionfa per la prima volta in un Masters 1000: è il quarto argentino a riuscirci dopo Canas, Coria e Nalbandian. L’abbraccio finale è l'unica cosa cordiale dell'incontro perché i due sono molto amici, il resto è battaglia furente, cattiva, gagliarda, con risvolti epici e quasi drammatici. Un Federer mai visto così nervoso sciupa tre matchpoint (con tanto di servizio a disposizione), non concretizza l’unico break intascato e dilapida tutto al tie-break decisivo con due doppi falli e tante sbavature. Bravo bravissimo Del Potro a non mollare un centimetro anche quando pareva ormai in ghiaccio il sesto sigillo californiano dello svizzero. Bravissimo a gestire una situazione complessa sugli spalti, per nulla mitigata da un giudice di sedia - Fergus Murphy - evidentemente non all'altezza del palcoscenico. Ci voleva Delpo per infliggere il primo dispiacere stagionale a Federer col settimo k.o. in 25 sfide. Paradossalmente, nei due tironfi più prestigiosi nella carriera di Juan Martin c'era sempre Federer dall'altra parte della rete.

Un break marca la differenza nel comporre il 6-4 che Delpo mette in cascina in 34 minuti. Quello che Federer si lascia scappare sul 2-2, arrivato addirittura a zero al termine di un game orrendo del numero uno del mondo con due errori marchiani col dritto, uno col rovescio a cui si inframezza una splendida volée ammortizzata dell’argentino. Eppure il report di fine set dice che Federer mette in campo il 71% di prime palle e, con questi numeri, è quasi impossibile pensare di perdere la battuta. Del Potro, d’altro canto, è quanto più vicino possibile alla perfezione: la prima rende il 76%, la seconda va a segno otto volte su dieci, e il dritto è semplicemente un’arma impropria pressoché sempre letale.

Servono due palle break e un incontro ravvicinato col precipizio per far entrare emotivamente Federer nella finale. Sono quelle che Del Potro manca – abbastanza colpevolmente – nel game che battezza il secondo set. Come ieri, il body language dello svizzero è piuttosto marcato, nel sottolineare un punto importante vinto così come nel rimarcare quasi sarcasticamente un errore commesso. La resa dei conti pareva avviarsi nel decimo gioco quando un Del Potro insolitamente falloso regalava due set point consecutivi a Federer, ma nulla da fare. Merito e poi di due dritti: prima quello da fenomeno dell’argentino a dimezzare lo svantaggio tirato con tanta violenza quanta incoscienza, poi l’altro di Federer che invece atterra in corridoio. È necessario, dunque, appellarsi al tie-break per dirimere una parità cristallizzata fino al 6-6, il sedicesimo nella rivalità tra i due. Primi sei punti dominati dal servitore, poi il caos: nel settimo punto Roger dipinge il dritto inside-out che gli consegna il minibreak prima e il 6-3 poi. Delpo accorcia col servizio fino al 5-6, Federer prima piazza il servizio vincente poi viene sbugiardato da hawke-eye e – con uno stadio che il giudice di sedia Murphy non riesce minimamente a tenere a bada – commette doppio fallo. Un altro set point se ne va, mentre arriva il match point per Delpo che l’argentino si gioca malissimo mettendo a metà rete un dritto inside-in. La settima chance è quella giusta: Federer prima si difende come può, poi chiama a rete Del Potro la cui volée va via in lunghezza. Un Federer decisamente fuori di sé esulta, si incita e non lesina qualche parolina al giudice di sedia.

I nervi sono a pezzi, le gambe appesantite, ma i ragazzi continuano a picchiare fortissimo. Roger non sfrutta lo 0-30 nel quinto game, ma già da metà secondo set il servizio e il dritto sono due cari amici ritrovati da Federer. Il cavillo che risolve il thriller arriva sul 4-4: il fenomeno di Basilea completa un capolavoro tattico, tecnico e mentale che gli regala il primo break della sua partita, quello che serve. Servono due ore e 20 per accogliere la rispostona di rovescio e far girare la finale. Anzi no. La trama s’infittisce e regala nuovi e insperati capitoli: Federer crolla dal 40-15, cancella sparando addosso a Delpo la prima palla del controbreak e subisce la sbracciata argentina in quella seguente. E alla fine è giusto così, giocarsi tutto in un nuovo tie-break. La partenza stavolta strizza l’occhio alla torre di Tandil: il doppio fallo inaugurale di Federer e la risposta vincente gli consegnano due minibreak da amministrare. Cosa che Juan Martin fa meravigliosamente bene, aiutato da un altro doppio errore alla battuta di Federer prima di inchiodare lo score sul 7-2.

 

 

ATP INDIAN WELLS, Finale:

[6] J. Del Potro b. [1] R. Federer 6-4 6-7(8) 7-6(2)