ATP NEW YORK - Anderson spezza il digiuno, rovinata la festa americana


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ATP NEW YORK - Anderson spezza il digiuno, rovinata la festa americana

L’edizione inaugurale del nuovo ATP 250 di New York incorona Kevin Anderson, al suo quarto titolo in carriera nel circuito maggiore dopo aver perso comunque le ultime tre finali disputate (l’ultima a Pune il mese scorso). Il gigante sudafricano spezza inoltre un digiuno che durava ormai da oltre due anni e mezzo, se si considera che non sollevava un trofeo addirittura dall’appuntamento di Winston-Salem del 2015.

Nell’atto conclusivo tra le prime due teste di serie nella meravigliosa cornice del Nassau Veterans Memorial Coliseum, Kevin ha infatti superato in rimonta il beniamino di casa Sam Querrey con il punteggio di 4-6 6-3 7-6(1) in oltre due ore di battaglia, al termine di una partita segnata dall’evidente tensione da parte di entrambi come testimoniano i sei break complessivi.

Il sigillo odierno permette dunque a Anderson di rientrare anche in Top 10 per la prima volta dall’ottobre del 2015, situandosi ora al numero nove del ranking, mentre l’esponente americano dovrà rimandare il traguardo dell’undicesimo trionfo a livello ATP che avrebbe avuto un sapore particolare sul suolo natio.

Il portacolori a stelle e strisce si presentava all’appuntamento odierno forte di un vantaggio risicato di 8-7 nel bilancio degli scontri diretti, pur avendo perso tuttavia tre delle ultime quattro sfide tutte disputate sul cemento, compreso il prestigioso quarto di finale andato in scena agli scorsi US Open.

Contrariamente alle aspettative della vigilia, il servizio di entrambi i contendenti vacilla nelle fasi iniziali complice anche l’importanza della posta in palio, come si evince dallo scambio reciproco di break rispettivamente nel secondo e terzo game. A recriminare di più è senza dubbio il nativo di Johannesburg, inchiodato sul 2-2 nonostante una ghiottissima chance fallita di allungare in maniera sensibile sul 3-0.

Il contraccolpo psicologico finisce per abbattersi sull’attuale numero undici delle classifiche mondiali, il cui impeto iniziale progressivamente si affievolisce consentendo a Querrey di infilare addirittura un filotto di dodici punti a tre. Il discriminante è rappresentato specialmente dal misero 29% di punti vinti dal sudafricano con la seconda.

La pressione esercitata dal padrone di casa tramite i suoi colpi di rimbalzo mette seriamente in difficoltà Anderson, caparbio nel cancellare ben tre set point durante il nono game prima di capitolare tuttavia al successivo cambio campo dopo quaranta minuti esatti.

Analogamente a quanto accaduto nella frazione inaugurale è ancora il sudafricano a scattare meglio dai blocchi, tanto da completare una striscia di otto punti a uno utile a sovvertire il precedente dominio del veterano di San Francisco.

Stavolta però Kevin risulta abile anche a consolidare il margine acquisito, complice a dire il vero l’inspiegabile calo dello statunitense obbligato ad incassare il secondo break consecutivo ritrovandosi quindi sotto 0-5 nell’arco di pochissimi giri d’orologio.

Sam riesce almeno ad alleggerire il sonoro passivo nei suoi confronti, ma nulla può di fronte ad un Anderson davvero rinvigorito sotto ogni aspetto e al contempo spietato nel rinviare le sorti del match al parziale decisivo.

Nel frangente cruciale i servizi tornano a farla da padrone, basti pensare che i giocatori in risposta ottengono la miseria di due punti complessivi nei primi quattro game. Sul 2-2 arriva il primo scossone, visto che il secondo favorito del seeding si trova a sventare due pericolosissime palle break sbrogliando la situazione ai vantaggi.

Un paio di nastri fortuiti sospingono Querrey sul 30-40 nel game successivo, preludio alla veemente reazione di Anderson che si concentra quel tanto che basta al fine di evitare ulteriori guai in una fase assai delicata della gara.

Si approda così al tiebreak senza ulteriori scossoni: qui Anderson concede appena un punto totale ostentando un atteggiamento aggressivo da fondo campo, al contrario di un americano spentosi invece all’improvviso proprio quando sarebbe dovuto emergere.