Il bilancio della Next Gen italiana: Berrettini guida la truppa


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Il bilancio della Next Gen italiana: Berrettini guida la truppa

Il 2017 è stato anche l’anno delle Next Gen Finals che, a parte Gianluigi Quinzi, non ha visto nessun italiano qualificato per la competizione milanese. Ciò nonostante, l’anno appena concluso ha rappresentato una svolta significativa per diversi under 21 azzurri, con tanti ragazzi che, dopo periodi complicati, stanno cercando di trovare la loro strada, ognuno secondo le proprie possibilità. In questo senso, i due protagonisti assoluti sono stati – e presumibilmente continueranno ad esserlo – Matteo Berrettini e Gianluigi Quinzi, con Baldi e Pellegrino a seguire e Caruana più distanziato.

Matteo Berrettini
Ottima stagione per il ventunenne romano, che ha chiuso il 2017 al numero 135 del mondo (+298 rispetto al 2016). Per la prima volta Matteo si è potuto confrontare con i giocatori frequentanti il circuito Challenger per il corso di tutta l’annata tennistica, dopo che nel 2016 era stato costretto a rimanere fermo per sette mesi a causa di un infortunio al ginocchio sinistro. Come ha avuto modo di raccontare lui stesso, essere costretto a rinunciare a competere per così tanto tempo a vent’anni, quando si avrebbe solamente voglia di “spaccare il mondo”, lo ha fatto maturare molto, contribuendo a renderlo il ragazzo intelligente, maturo e lungimirante che mostra di essere ogni volta che si confronta con i media.

Dopo aver iniziato l'anno vincendo il Future di Oberentfelden, Berrettini ha conquistato ben quattro finali a livello Challenger, trionfando a San Benedetto del Tronto, sfiorando il successo a Portoroz e Istanbul e mantenendo una buonissima costanza di rendimento (25 vittorie e 9 sconfitte contro avversari inferiori in termini di classifica, 20-10 con quelli superiori).
Il servizio e il dritto sono già due fondamentali di livello assoluto, nonostante ci siano margini di miglioramento per entrambi i colpi: nella varietà delle scelte con il primo, nell’evitare la ricerca esasperata del secondo anche in situazioni improbabili (si pensi a quante volte cerca di colpirlo con i piedi molto vicini al corridoio sinistro della sua metà campo, commettendo errori grossolani o lasciando tanto spazio per il lungolinea dell’avversario).

In questi mesi Matteo sembra aver già capito che per sfruttare al massimo la pesantezza dei suoi colpi ha bisogno di raccogliere più punti a rete e in generale di verticalizzare maggiormente il gioco, da cui passerà una parte importante della sua crescita. Ciò che lascia ben sperare è anche la sua capacità di autoanalisi, sempre lucida e lungimirante, e la sua consapevolezza dei propri mezzi, la sua ambizione che non sfocia mai in arroganza. 
Guidato da Santopadre sotto la supervisione di Umberto Rianna, Matteo sta lavorando molto sul rovescio, sugli spostamenti laterali e in ribattuta. Trovare una visione d’insieme all’interno del suo gioco è un obiettivo di medio-lungo periodo, ma già nel 2018 potremmo avere risposte importanti.

Gianluigi Quinzi
Se si dovessero giudicare solamente i risultati, il 2017 non è stato un anno positivo per Gianluigi Quinzi, sceso al numero 330 ATP (-34 rispetto a dodici mesi fa) e in grado di raggiungere solamente una semifinale e due quarti nei tornei Challenger. A questo occorre aggiungere l’infortunio al gomito sinistro, che lo ha costretto a rimanere lontano dalle competizioni per i mesi di agosto, settembre e agosto, e l’ennesimo cambio di coach: via Ronnie Leitgeb, dentro Fabio Gorietti, che lo ha accolto nella Tennis Training Foligno.

Ma c’è di più. Il mini-torneo vinto a Milano, infatti, gli ha consentito di fare un’esperienza fondamentale per il suo futuro, partecipando alle Next Gen Finals e sfidando top 50 come Chung, Rublev e Shapovalov, fornendo sempre ottime prestazioni e destando buone impressioni per il 2018.
Come già visto in passato, a Rho Gianluigi ha confermato di essere un ottimo agonista e di possedere un buonissimo rovescio, che riesce ad anticipare benissimo e da cui ricava molti punti sia quando tenta la soluzione lungolinea sia quando la prova in diagonale.

Ma, come noto, i settori del gioco che dovrà migliorare sono il servizio e il dritto. In questo senso, qualcosa sembra già essersi mosso: con la battuta, infatti, adesso riesce anche a superare i 200 km/h, aprendosi bene il campo con lo slice esterno da sinistra e variando maggiormente le scelte rispetto al passato. Con il dritto, ,invece, concede troppo campo, spesso è corto e tendenzialmente centrale, dando modo agli avversari di incidere da quella parte, per poi accelerare sull’angolo aperto. Sarà importante per lui migliorare nella ricerca del centro del campo, in modo da poter aprire gli angoli colmando il deficit di potenza dal lato sinistro, dove tende a far scendere troppo la palla e a conferirle poca penetrazione.

Un altro aspetto da migliorare è la risposta, che a volte risulta troppo conservativa e che lo porta a iniziare quasi sempre gli scambi in difesa e lontano dal campo. Limitare al massimo queste situazioni e provare ad andare più spesso a rete, come ha fatto per esempio nel match contro Chung, sarà essenziale per migliorare il suo best ranking (n.226), ma soprattutto per costruirsi un futuro di buon livello. L’entusiasmo e la fiducia generati dalle serate milanesi potrebbero essere due fattori da non sottovalutare, a patto che dia continuità alla partnership con Gorietti.

Filippo Baldi
Finale di 2017 in crescendo anche per Filippo Baldi, che ha terminato l’anno al numero 372, dopo aver toccato due settimane fa il best ranking al n.369 e dopo aver chiuso il 2016 al n.788. Grande promessa da junior, Filippo ha passato tre anni complicatissimi, in cui non ha saputo gestire bene il passaggio al professionismo sotto tutti i punti di vista, in primis quello mentale. Poi, nel corso dell’estate, è arrivata la svolta, con i risultati autunnali che ne hanno beneficiato: due Futures vinti in Tunisia, la finale nel mini-torneo di Basiglio persa in volata contro Quinzi e la semifinale al Challenger di Andria.

A volte nella vita capita di rimanere fermi al punto di partenza per tanto, troppo tempo, lavorando molto senza capire come uscire dall’impasse. Negli ultimi mesi, però, Baldi è riuscito a cambiare marcia, a trovare quel click che, quasi all’improvviso, ti consente di capire tante cose nel giro di poco tempo. Tutto il resto è stato una conseguenza. Per continuare la scalata dovrà continuare a lavorare soprattutto fisicamente, per valorizzare il suo gioco a tutto campo che sicuramente può portarlo molto più lontano della sua attuale classifica. Il 2018 sarà una tappa cruciale della sua carriera.

Andrea Pellegrino e Liam Caruana
Annata positiva anche per Andrea Pellegrino, che ha guadagnato 121 posizioni in classifica mondiale (ora è n.358), forte di due vittorie a Santa Margherita di Pula e di un quarto di finale raggiunto al Challenger di Andria. Dotato di un ottimo fisico (185 cm per 75 kg) e di due fondamentali con cui riesce a dare velocità alla palla – soprattutto con il rovescio e il dritto da sinistra -, per continuare a vincere nei Futures e provare ad essere competitivo nei Challenger avrà bisogno di progredire al servizio e di spostare più in avanti il baricentro del suo gioco.

È andato bene anche il primo anno passato a tempo pieno nel circuito di Liam Caruana, diciannovenne n.430 del mondo (a gennaio era fuori dai primi 1200), che ha raccolto una sorprendente semifinale al Challenger di Todi e una vittoria in un Future giocato in Illinois, superando un turno anche nel mini-torneo di qualificazione per le Next Gen Finals. Qui si è fermato davanti a Quinzi, a cui è riuscito comunque a strappare un set, mettendo in mostra le sue principali caratteristiche tecniche: tennis offensivo, buon servizio, discreta gestione dei momenti importanti (quest’anno ha vinto 9 tiebreak su 16) e un ottimo rovescio che gli consente spesso di prendere campo. Per progredire dovrà sicuramente lavorare dalla parte del dritto, con cui sbaglia molto e che gli dà poca sicurezza. Sarà proprio la fiducia in se stesso l’ingrediente primario per competere con i professionisti in modo continuativo.