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ATP TENNIS

ATP MONTREAL - Federer controlla e vola in finale

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by Alessandro Mastroluca

“Il tuo braccio sa portare la spada e sa portare la croce. La tua storia è epica di più brillanti imprese”. I versi della versione francese dell'inno del Canada, che festeggia il 150 anniversario, rispecchiano il ritratto di un Federer che centra la 45ma finale Masters 1000 e vince la sedicesima partita consecutiva, la sua serie positiva più lunga dal 2012. Federer, non senza qualche pausa, supera 6-3 7-6 Robin Haase, conquista il 18mo tiebreak e la 35ma vittoria in stagione. Dovesse completare la corsa con il 94mo titolo in carriera, raggiungerebbe Ivan Lendl al secondo posto all time dietro Jimmy Connors, si assicurerebbe di essere testa di serie 1 o 2 a Cincinnati e di avere il destino nelle sue mani. Chi arriva più avanti fra lui e Nadal, infatti, sarà numero 1 del mondo.

Haase, primo olandese in semifinale in un Masters 1000 negli anni Duemila, non se ne vedeva uno dai tempi di Kraijcek a Stoccarda nel 1999, salva subito quattro palle break nel primo turno di battuta. Bravo in attacco sulle prime due, fortunato sulla terza con il nastro che ferma il passante di Federer, Haase ne cancella una quarta ma soccombe alla quinta.

 

Federer si complica un po' l'orizzonte con il primo doppio fallo nel game successivo (0-30) e Haase, con un'ottima risposta, firma il controbreak immediato alla prima occasione.

 

Il trentenne dell'Aia, cresciuto nel mito di Agassi e ancora senza vittorie in carriera contro un top 5, soffre con la prima da sinistra, il lancio di palla visibilmente più indietro sbilancia la meccanica, come già si era visto contro Schwartzman e perde il servizio per la seconda volta di fila. L'olandese, che tornerà numero 35 del mondo grazie alla semifinale, a due posizioni dal best ranking di numero 33, arriva male su una risposta corta, bassa e velenosa di Federer che scatena il primo applauso del Centrale di Montreal con la demivolée di rovescio simbolo preludio all'allungo sul 4-1.

 

Haase, che insieme a Shapovalov ha reso questa edizione la prima dal 2008 con due semifinalisti non teste di serie (allora Nicolas Kiefer e Gilles Simon), non può certo andare alla velocità di questo Federer, non certo il migliore dell'anno ma comunque in crescita.

 

La cinquantanovesima semifinale in un Masters 1000 dello svizzero si trasforma in un percorso tranquillo, la versione tennistica di una tappa di pianura, di trasferimento, in una corsa a tappe di ciclismo. Federer chiude con quattro ace, vince gli ultimi quattro punti e completa un 6-3 agevole in meno di mezz'ora grazie a 10 vincenti contro 7 e 8 gratuiti a 10.

 

A Montreal, come praticamente ovunque, lo svizzero gioca in casa. “Forza Roger” urla uno spettatore a inizio secondo set. “Io mi chiamo Robin” gli risponde divertito Haase, che si prende l'applauso e si guadagna più di qualche simpatizzante.

 

L'attuale numero 52 del mondo, che dieci anni fa battendo Berdych nella sua unica precedente apparizione alla Rogers Cup entrava per la prima volta in top 100, incassa qualche inatteso regalo da parte dello svizzero. Resta avanti 4-3, nonostante due azzardate palle corte in diagonale di dritto da sinistro nel settimo gioco, Federer si distrae quel tanto che basta ad allungare il set al tiebreak.

 

Il primo minibreak e il nono ace, con una perfetta curva da destra, scrivono però la storia della partita. Una distrazione, un dritto lungo in avanzamento, rimette nel match Haase che tocca il 4-4 col suo nono ace. Ma è un'illusione che vola via e si scioglie nel vento. Federer festeggia la sesta finale in carriera alla Rogers Cup, la seconda a Montreal, contro Shapovalov o Alexander Zverev, in cerca di rivincita dopo la finale che ha dato allo svizzero il nono titolo a Halle.

Come da sin troppo facile pronostico sarà Alexander Zverev l'ultimo baluardo tra Federer e l'aggancio a Lendl. Il tedesco rispetta le attese, fa pesare il gap tecnico e fisico che lo separa dal diciottenne rivelazione del torneo Denis Shapovalov e lo liquida in due set. 6-4 7-5 il punteggio dopo un'ora e 43 minuti di gioco in cui Sascha alza il livello quando serve e, sul finire di entrambi i set, si viene a prendere ciò che gli serve. Sarà la sesta finale con già cinque vittorie; l'unico dispiacere all'ultimo atto gliel'ha rifilato proprio Federer battendolo il modo piuttosto netto al Gerry Weber Open di Halle. È probabilmente la miglior finale possibile, considerata la forma del lotto dei partecipanti. 

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