Andy Murray non ci sta: “Una cosa a cui il tennis deve pensare, non è professionale”



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Andy Murray non ci sta: “Una cosa a cui il tennis deve pensare, non è professionale”

Nonostante gli eroici sforzi messi in campo in quel di Glasgow, la prima uscita della Gran Bretagna in Coppa Davis si conclude con un finale amaro. Un solidissimo Cameron Norrie rimonta Taylor Fritz e pareggia i conti dopo la sconfitta di Daniel Evans in tre set contro Tommy Paul, ma nel doppio decisivo gli Stati Uniti hanno la meglio.

Il punto decisivo viene conquistato dalla coppia formata dallo specialista Rajeev Ram e da Jack Sock, che si sono imposti sul duo composto da Andy Murray e Joe Salisbury al termine di una partita che sembrava interminabile.

Ci sono volute quasi tre ore di gioco per decretare il vincitore della sfida, tempo che, sommato ai match di singolare giocati precedentemente, ha concluso il confronto tra Gran Bretagna e USA a notte fonda. Ed è proprio sulla durata dell’incontro che Murray, ai media, ha espresso tutto il suo disappunto: “Non è facile per un pubblico mantenere un'atmosfera incredibile per 10 ore”, ha esordito lo scozzese, il quale ha concluso sollecitando i dirigenti del tennis tutto a trovare una soluzione.

“Ovviamente lo abbiamo visto agli US Open anche la scorsa settimana. È qualcosa su cui il tennis deve riflettere un po' Non credo sia così professionale” .

Murray torna sui suoi passi: “Ho sbagliato”

Competere con la squadra che rappresenta il proprio paese, di qualsiasi sport si tratti, è un qualcosa che dà sempre grande adrenalina.

Lo sa bene un veterano del circuito ATP come Andy Murray – tre volte campione Slam – che nel 2021 scelse di non partecipare alla Coppa Davis con la Gran Bretagna. A distanza di un anno, il 35enne di Glasgow ha ritrovato condizione e motivazione e, parlando proprio dell’edizione passata, ha ammesso di aver commesso un errore a non esserci: “Mi dispiace di non essere stato coinvolto l'anno scorso.

Ero stanco e non ero sicuro che fosse qualcosa in cui volevo necessariamente restare coinvolto, perché tutti questi ragazzi meritano di giocare e competere nella squadra. Mi chiedevo se fosse necessario essere lì.

Ma appena ho acceso le partite per iniziare a guardarle, ho pensato «Che cosa sto facendo? È stato un errore” . Dovevo essere lì per la squadra e cercare di aiutare. Ne ho parlato con Liam e gli ho detto che se fossi stato in grado di essere selezionato, avrei fatto di nuovo parte del team”, ha commentato. Photo Credit: Instagram US Open