Judy Murray: "Non so se perdonerò mai Becker per quello che ha detto"



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Judy Murray: "Non so se perdonerò mai Becker per quello che ha detto"

Boris Becker è ritornato di moda per le critiche che ha rivolto a Nick Kyrgios su Twitter. Per aver preso le difese di Alexander Zverev, reo di aver interrotto il periodo di auto-isolamento per partecipare a una festa dopo i fatti del mini-tour nei Balcani organizzato da Novak Djokovic, per aver imbastito una polemica a tutti gli effetti inutile.

Detto ciò: il tedesco è finito adesso anche nel mirino di Judy Murray. Ebbene sì. Per le parole che dopo la finale degli Australian Open del 2011 – la terza a livello Slam per il britannico – aveva usato in maniera decisamente ingenerosa.

«Andy probabilmente non ha bisogno di apporre grossi cambiamenti al suo gioco, ma probabilmente di limare qualche dettaglio per riuscire a vincere un torneo del genere. Avere la madre intorno è veramente la decisione migliore? Non lo so.

Credo dovrebbe affidarsi a qualcuno che ha già vinto uno Slam» aveva detto.

Judy e la questione sessismo. "Ho ricevuto molte critiche perché donna"

Ecco, nella chiacchierata con “Radio Times Magazine” Judy ha ripreso la questione.

«Se fossi stato il padre, probabilmente non mi avrebbero nemmeno notato. Non sono se perdonerò mai Becker per quello che ha detto. Non si è mai scusato e non credo nemmeno sappia quanto mi ha ferito con quelle parole.

L’ho comunque richiamato un paio di anni dopo per fargli sapere quanti danni aveva fatto quell’affermazione. Davvero, non sono uscita di casa per tre giorni dopo quelle parole. Becker è una figura enorme nel mondo del tennis e ho pensato che la gente ne avrebbe continuato a parlare, che Andy non vinceva per colpa mia.

Molti giocatori hanno il sostegno dei genitori nel box, nella stragrande maggioranza delle volte hanno bisogno di un grande supporto emotivo. E credo sia bello e importante». E ha poi precisato. «Ho ricevuto molte critiche semplicemente perché donna. Una donna competitiva che ha sempre spinto i propri figli a fare di meglio»