Murray: “Non ho giocato bene, devo capire se sono pronto per gli US Open”


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Murray: “Non ho giocato bene, devo capire se sono pronto per gli US Open”

E’ un Andy Murray deluso ma non disperato quello che si è presentato in conferenza stampa a Cincinnati dopo aver perso contro Lucas Pouille con il punteggio di 6-1 1-6 6-4. Lo scozzese ha innanzitutto parlato del match appena concluso e del suo stato di forma: “L’inizio della partita non è stato buono.

E’ stato un primo set piuttosto sofferto, ma dopo sono migliorato. Nel terzo però non ho avuto molte possibilità da sfruttare nei suoi turni di servizio. Comunque fisicamente mi sentivo bene, anche in un cemento come questo, più veloce rispetto a quello di Washington.

Ora ho bisogno di capire se sono pronto per un torneo come gli US Open dove si gioca 3 set su 5. Nel torneo precedente ho giocato partite molto dure e le ho superate anche quando non mi sentivo bene, spero che con un altro paio di settimane di preparazione possa sentirmi ancora meglio.

Da quando sono tornato nel circuito, ho perso spesso con top 20 e in un paio di occasioni ho sfiorato la vittoria, quindi ci sono degli aspetti positivi. Se miglioro ancora di un 10-15%, posso tornare a trionfare. A Washington ho giocato tre partite da due ore e mezzo, è stata dura, devo avere pazienza.

L’80% del mio tempo lo sto spendendo per lavorare sul fisico e non sul tennis, spero di tornare a star bene e dedicare questa percentuale al miglioramento del mio giocoIn seguito all’ex numero 1 del mondo, è stato chiesto un parere sullo ‘Shot Clock’, che tanto sta facendo discutere.

Queste le considerazioni di Murray: “Penso che sia una cosa abbastanza buona. A volte può capitare che tu aspetti qualcosa o qualcuno che è presente nella tua linea visiva, come per esempio quando aspetti che delle persone si siedano, e l’orologio continua a correre.

Ma nel complesso non ho sentito nessun giocatore lamentarsi perché deve fare le cose troppo di fretta”. Per concludere la conferenza, lo scozzese ha risposo ad alcune domande sulla Coppa Davis, altro argomento che ha fatto parecchio rumore negli ultimi mesi: “Non so davvero cosa dire.

L’ATP e l’ITF non collaborano insieme quindi la cosa non finirà bene, credo. Se l’evento organizzato dall’ATP in Australia avrà un grande successo, per l’ITF sarà molto negativo, avrà aspettato inutilmente.

La questione della Coppa Davis va risolta, tutti i giocatori che conosco amano giocarla ma poi alcuni non riescono a farlo, e questo già dovrebbe suggerire delle cose. In più, spesso si gioca dopo gli Slam e i giocatori sono stanchi, a volte devono cambiare superficie continuando a giocare partite da 3 set su 5.

Non vedo perché non si può fare un cambiamento, non è necessario essere cosi rigidi nelle regole. Chissà cosa accadrà”.