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La valigia dello sport
di Alessandro Mastroluca


 

La storia del Novecento riletta attraverso imprese e personaggi sportivi indimenticabili

L’idea era originale e intrigante. Tutt’altro che semplice da coniugare però. Un secolo di storia riletto attraverso la lente dello sport, secondo l’interpretazione di un autore giovanissimo, a tutt’oggi primariamente giornalista sportivo. Sport e politica non sono mai andati davvero a braccetto, per la verità, e l’autore lo sa e lo racconta benissimo nel riuscito tentativo di tracciare un profilo storico dei loro rapporti. Semmai si sono scontrati – e anche duramente come vedremo leggendo – a partire dal Novecento, cioè da quando la pietra miliare per sviluppare e contemperare rapporti fino ad allora quasi inesistenti è stata posta con la riesumazione, e la positiva riproposizione, degli antichi Giochi di Olimpia.

Dalle moderne Olimpiadi (1896) ispirate dal barone de Coubertin – sì quello cui si attribuisce senza alcuna certezza la famosa frase «l’importante è partecipare» – a oggi infatti, grazie a sistemi d’informazione sempre più avanzati che hanno progressivamente facilitato il travalicamento dei confini nazionali per diventare comunicazione globale, lo sport si è trovato abbastanza imprevedibilmente, direi quasi inopinatamente, a svolgere un ruolo fondamentale di mediazione e pacificazione fra ideologie e religioni diverse, fra Paesi in guerra fredda (e meno fredda), arrivando non di rado a influenzare positivamente perfino contrasti politico-razziali interni a una Nazione, cioè laddove la diplomazia tradizionale non si sarebbe mai avventurata né, tantomeno, sarebbe riuscita a far ascoltare la propria voce, figurarsi a dirimere contrasti lì annidatisi da secoli.
Grazie allo sport – frammisto nella celebrazione mediatica dei suoi eventi a una comunicazione non più soltanto autocratica ma anche libera e indipendente – sono venute spesso alla luce in tutta evidenza, anche se non sempre, tante ipocrisie alimentate per decenni da varie espressioni dei poteri politici in auge, che altrimenti avrebbero goduto di sempiterna copertura.

Non c’è dubbio che la parte migliore del forzato connubio fra politica e sport sia stata espressa da quest’ultimo, tanto sincero, puro e pulito nelle vicende (più amatoriali che professionistiche) che scoprirete leggendo questo libro; quanto odioso, insopportabile, biecamente opportunista si è rivelato invece fin troppe volte il mondo di tanti regimi legati ai finti princìpi etici proclamati da dittatori (Hitler, Mussolini), generali (Pinochet, Videla), leader politici (Kruscev, Reagan), ideologi più o meno integralisti capaci di credere nella superiorità di una razza sull’altra (i bianchi sui neri fin dagli anni Trenta attraverso un match di pugilato come quello fra il tedesco Max Schmeling e il colored americano Joe Louis) come di arrivare perfino a frapporre ostacoli assurdi (ridicoli oggi…) alla genuina passione amorosa sbocciata fra due atleti (la discobola ceca Fikotova e il martellista Usa Connolly) rei soltanto di appartenere a Paesi aderenti a due schieramenti diversi: al Patto di Varsavia e a quello della Nato. Paesi che in realtà più che combattersi si sarebbero ignorati vicendevolmente.

Attraverso questo eccellente libro di Mastroluca, so che erano terribilmente incomplete quelle ricostruzioni storiche, dal sottovalutato oro olimpico conquistato da Vittorio Pozzo e gli azzurri del calcio nel 1936 alla tragica storia del calciatore austriaco «Cartavelina» Sindelar che rifiutò di alzare il braccio per il saluto nazista «Heil Hitler»; dalle Olimpiadi organizzate dalla Germania del Fuhrer Hitler a quelle boicottate ora dai russi a Los Angeles e ora dagli americani a Mosca. Stati Uniti e Cina superano secolari incomprensioni grazie alla diplomazia del ping-pong all’epoca di Richard Nixon, Argentina e Inghilterra rinfocolano le loro “appicciate” dalla guerra per il possesso delle isole Malvinas, a lungo dimenticate da Dio, perché una «mano de Dios» quella del Pibe de Oro Diego Armando Maradona segna un gol decisivo all’Inghilterra spingendo il pallone in rete con una mano che l’arbitro non vede. Ce ne sono tante di storie così, ben diciotto se ho contato bene. Ma ora so di avere colmato finalmente tante lacune, un po’ in tutti i settori attraversati dall’autore, quindi di ordine sportivo, storico e politico. Il tutto senza mai annoiarmi.

Credo che la stessa sensazione la proverete anche voi lettori. Buona lettura, dunque.

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