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Killer Istinct


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Per vincere serve il killer instinct

Quante volte abbiamo visto buttare all’aria dei match points e poi perdere la partita?

Troppe!

Quante volte si è visto tennisti giocare alla pari un set e poi perdere

clamorosamente quello successivo magari a zero?

Molte!

Quante dopo qualche servizio sbagliato si è visto tennisti perdere la testa e continuare con questa sequenza negativa fino alla fine del set?

Molte!

Sono tutte situazioni in cui ha prevalso il killer instinct di un giocatore sull’altro, il risultato è che uno imponeva il suo gioco mentre l’altro con il suo atteggiamento negativo lo subiva.

 

Cos’è il killer instinct:

* E’ la volontà di fare ciò che è ragionevolmente necessario per vincere o per raggiungere il proprio obiettivo.

* E’ la consapevolezza di quando bisogna spingere per chiudere un game, un set o la partita e lo si fa.

* E’ la consapevolezza che quando si conduce non bisogna lasciarsi sfuggire l’occasione di continuare a farlo.

* E’ la consapevolezza che quando l’avversario è sotto, bisogna continuare a tenerlo sotto.

* E’ la volontà di volere riemergere con successo da una fase di gioco negativa.

 

Come svilupparlo:

- Mai pensare che sarà facile vincere. Nessuno ci può garantire il risultato finale e tantomeno noi stessi.

- Mai rilassarsi quando si sta conducendo una partita, se la tensione cala datti degli obiettivi gioco per gioco, per mantenere elevata la concentrazione.

- Quando si sta vincendo si può ridurre la tensione agonistica e questo è pericoloso. Usa immagini mentali che mantengano costante il livello di attivazione.

- L’eccesso di fiducia può diventare una trappola che avvolge e favorisce l’emergere di distrazioni. Bisogna agire mentalmente per restare concentrati colpo su colpo, perché i conti si fanno solo al termine dell’ultimo colpo.

- Mai pensare al risultato finale ma come detto stai centrato solo sul presente e sul giocare al meglio delle tue abilità.

- Mantenere sempre elevata la pressione sull’avversario è una delle chiavi del successo. Lo scopo è di trasmettere al tuo avversario l’idea che qualsiasi cosa possa fare, lui resterà sempre sotto.

- Mai affrettare l’ azione nel cambio palla, devi avere sempre lo stesso tempo di preparazione sia che tu serva o che risponda.

 

 

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Alberto Cei è professore a contratto di Coaching all’Università di Tor Vergata di Roma e docente della Scuola dello Sport del Coni.

In qualità di psicologo ha partecipato alle Olimpiadi di Atlanta, Sydney, Atene e Pechino, lavorando con atleti vincitori di dieci medaglie olimpiche.

Svolge attività di ricerca e valorizzazione del talento, di consulenza nell’ottimizzazione delle prestazioni sportive e manageriali.

E’ autore di 14 libri di psicologia dello sport e della performance, manager editor dell’International Journal of Sport Psychology e direttore della rivista Movimento.

Tesoriere della Federazione Europea di Psicologia dello Sport e Presidente della Società Italiana di Psicologia dello Sport.

Il suo blog è www.albertocei.com

 

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