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Il tennista illuminato


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Molti anni fa in Cina, un giovane monaco chiese al suo Maestro Zen: “Che cosa è l’Illuminazione?”.

Il Maestro rispose: “Quando mangio, mangio. Quando dormo, dormo”.

 

La maggior parte di noi, spesso, non presta attenzione a quello che fa o che dice.

Mentre mangiamo non stiamo mangiando davvero; quando ascoltiamo, non stiamo ascoltando davvero; quando giochiamo una partita di tennis la nostra mente vaga con- tinuamente.

La condizione normale è essere distratti ed avere pensieri confusi.

Siamo sempre in luoghi diversi da quelli che viviamo, con i pensieri saltiamo di qua e di là.

Del match appena finito non abbiamo chiaro cosa è successo, forse non eravamo in campo né con la testa né col cuore!

Troppo spesso ci lamentiamo del passato e ci aggrappiamo ad esso, oppure preveniamo e temiamo il futuro; anche durante una gara “andiamo” al set appena finito o ci proiettiamo ad una eventuale fine della partita.

Nel migliore dei casi siamo semicoscienti: non del tutto presenti, ma appena consapevoli. “Corriamo”, dimenticandoci di restare in contatto con quello che siamo e che stiamo facendo.

In questo modo perdiamo la bellezza, perdiamo la realtà, le emozioni vere, il presente, perdiamo le partite perché non le abbiamo giocate!

Ci sfugge la verità delle nostre esperienze, momento dopo momento.

Il Maestro Zen voleva ricordarci che le forme e i rituali non hanno senso se sono privi del cuore vivo, costituito dalla pratica della consapevolezza.

Allenarci duramente senza essere totalmente presenti nella performance non ci permette di integrare, ovvero, di fare nostro ciò che stiamo apprendendo.

Praticare la consapevolezza attenta è il modo per accrescere e realizzare noi stessi. Impegnandoci a fare semplicemente quello che stiamo facendo, vivendo totalmente il presente, otterremo rinnovata energia e concentrazione, dando un valore diverso alle persone, alle situazioni, alla nostra crescita tennistica.

Un metodo che si usa per addestrarsi alla consapevolezza è la Meditazione (Za-zen). Si tratta di uno strumento insostituibile per la sua efficacia nel risvegliarci; dà vita a ciò che in noi è represso, chiuso e irrigidito.

E’ un’esperienza introspettiva, grazie alla quale riusciamo ad avere un approccio semplice ed un rapporto più profondo ed autentico con la vita.

Non si tratta soltanto di essere vivi in modo più cosciente, si tratta proprio di essere!

A differenza delle tecniche di rilassamento o di concentrazione più comuni (Training Autogeno, Rilassamento Progressivo di Jacobson, ecc.), la Meditazione è un vero e proprio percorso introspettivo ed evolutivo che agisce sulle nostri parti più inconsce, conducendoci anche alla risoluzione di conflitti psichici.

La vera vittoria è la sensazione di aver dato tutto ciò che potevamo dare in quella precisa situazione; uscire dal campo e sentire in modo del tutto naturale che nulla potevamo di più, che eravamo presenti, che siamo stati lucidi nel valutare la nostra prestazione sportiva.

L’Atleta, libero da dubbi riguardo a se stesso, si concentra soltanto sul momento presente (nel momento della prestazione non esistono né passato né futuro), potendo così dedicarsi senza conflitti a ciò che accade in quel preciso istante.

Una chiave tra le più importanti, per riuscire nello sport ad ottenere quanto si desidera profondamente, è questa: gara dopo gara che l’Atleta impegni tutto se stesso, mente e corpo, assolutamente senza riserva.

La soddisfazione non si può negare all’Atleta che dà allo sport tutto ciò che ha da dare!

Per arrivare a questo stato di coscienza è determinante fare pratica, esattamente come alleniamo il diritto o qualsiasi altro colpo, la nostra attenzione, concentrazione, presenza mentale, vanno allenate.

Si può cominciare con qualcosa di semplice, come cinque minuti al giorno, cercando uno spazio interiore tranquillo ed indisturbato, seduti e rilassati, portando l’attenzione al respiro, che sarà lento e profondo; di respiro in respiro sempre più lento e profondo.

Proveremo ad osservare ciò che in noi si muove (emozioni, pensieri, sensazioni, visioni, immagini..) senza che tutto questo ci distragga, ma semplicemente osservare.

E’ sbagliato credere che si possa fermare la mente o ciò che il corpo percepisce (solletico, fastidio, ecc.), fanno parte del nostro frastuono quotidiano, e fermandoci ad osservare molto probabilmente il frastuono aumenterà.

Dobbiamo domare la tigre con calma, tempo, temperamento, fiducia.

Quindi, nella iniziale pratica meditativa, osservare, e prendere le distanze dai movimenti interiori, saranno i primi passi per meglio conoscerci.

Pochi minuti al giorno di vera presenza e rilassamento ci ripagheranno in termini di maggior concentrazione ed energia. Introdurre degli spazi meditativi durante gli allenamenti creerà un terreno fertile per migliorare in termini di ascolto ed accoglienza.

In modo molto semplice, magari alla fine di un cesto, ci si fermerà e si cercherà, anche in piedi, una postura stabile, portando l’attenzione al respiro e cercando di rilassarsi.

Se percepiremo di essere bilanciati potremo chiudere gli occhi e per un paio di minuti concentrarci sul respiro.

Momenti di questo genere sono molto arricchenti e tendono ad infondere un senso di pace e fiducia nell’atleta e nel rapporto col coach.

Spazi meditativi possono essere utilizzati anche ad un cambio campo per ritrovare equilibrio psicofisico, e recuperare da uno sforzo intenso.

Ciò che è veramente utile spesso è anche molto semplice!

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Amanda Gesualdi

Presidente A.S.D. Training Team Fondatrice Responsabile della Scuola il Tempio (Discipline Bio Naturali)

Maestro di Reiki Sport & Life Coach

Maestro di Tennis Olistico ®, Scrittrice (6 libri pubblicati tra cui “L’Atleta Zen” e “Tennis Olistico”), Ricercatrice

 

Atleta con esperienza in campo nazionale e internazionale.

Siti: www.trtt.it ;    www.scuolailtempio.com

Mail: [email protected]