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Roger Federer: 'Gioco per i titoli, ma tornare numero 1 sarebbe speciale'

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by Luigi Gatto

Il "Day After" all'ottavo successo a Wimbledon per Roger Federer non è praticamente mai finito. Lo svizzero ha festeggiato il suo diciannovesimo titolo Slam fino all'alba, prima nella 'Cena dei Campioni' in maniera ufficiale, e poi in maniera meno formale e più ristretta.

"Mi gira un po' la testa - ha ammesso il campione di Basilea nella sala principale delle conferenze stampa all'All England Club di lunedì mattina - Non so cosa abbia fatto la scorsa notte.

Penso di aver bevuto troppo. Dopo la festa siamo andati in un locale con 30-40 amici passando dei bei momenti. Sono andato a letto alle 5, poi mi sono svegliato e non mi sentivo bene. Nell'ultima ora più o meno mi sono ripreso". Passano gli anni e ancora i Fab Four dominano la scena del tennis mondiale, nonostante la tanto (troppo?) osannata Next Generation acerba e non costante e forte come i veterani del circuito.

"Ogni generazione è diversa. Quella successiva non è ancora stata abbastanza forte da farci fuori, e ciò ci ha aiutato a rimanere ai vertici. Secondo me i giovani dovrebbero adottare modi diversi per battere le star, senza avventurarsi negli scambi lunghi.

So che andando a rete puoi rimanere a mani vuote, ma se non inizi, mai lo farai. Quasi ogni giocatore che ho affrontato non fa serve and volley. È qualcosa di spaventoso a questo livello vedere che il mio avversario fa serve and volley il 2% delle volte in tutto il torneo.

E io mi dico: 'Ok, so che non seguirà il servizio a rete, fantastico'. E poi non dimentichiamoci che siamo sull'erba, i campi erano veloci. Dovrebbero esserci più allenatori pronti a convincere i propri allievi a giocarsi le proprie chance nei pressi della rete, perché in quella parte di campo possono succedere delle belle cose, e puoi acquisire fiducia". Avere motivazioni è fondamentale anche se ti chiami Roger Federer.

Molto bella la sua risposta alla domanda su quali altri sportivi lo ispirano per rimanere al top per così tanto tempo. "Usain Bolt, Michael Jordan, LeBron James, Valentino Rossi o Michael Schumacher, atleti che hanno fatto cose importanti al più alto livello e per moltissimo tempo.

Mi sarebbe piaciuto essere meravigliato da ciò che hanno fatto loro sin da quando ero giovane. E invece non capivo come fosse la preparazione giornaliera, gli allenamenti, la capacità di dare il 100%. È stato molto difficile per me entrare nel meccanismo.

Poi ho trovato un modo per motivarmi e vedere cosa fosse possibile fare. È sempre stato importante nella mia vita essere circondato da figure carismatiche, la maggior parte leggende sportive". Infine uno sguardo inevitabile sul futuro: "L'obiettivo ora è godersi il fatto di essere il campione di Wimbledon e Australian Open per un anno.

Non ho obiettivi specifici sul numero di Slam che voglio raggiungere. Non l'ho mai avuto; ero molto contento per i 17. Ovviamente raggiungere 18 mi ha reso più felice, e ora è la stessa cosa coi 19 titoli. Quindi devo solo divertirmi, stare in salute, e poi vedremo ciò che succederà.

A questo punto della mia carriera, gioco per i titoli più che per la classifica, ancor di più adesso che, con questo sistema di punti, sei premiato moltissimo giocando bene gli Slam, non so se sono disposto a giocare di più e con continuità per cercare di chiudere l’anno al numero 1 del mondo o se invece non sarebbe comunque una grande soddisfazione riprendermi il numero 1 anche per una sola settimana.

È una delle cose da discutere col team. Sarà una corsa a 2 tra me e Rafa Nadal a meno che Novak e Andy non riprendano a fare risultati incredibili. Spero che a diventarlo sia io e non Rafa perché significherebbe molto per me il numero uno". In questo, giocherà un ruolo chiave la programmazione, che per Federer sarà più o meno quella adottata fino al 2015: "In genere gioco sempre di più nella seconda parte della stagione, non salterò l’Asia e il circuito americano e poi i tornei indoor europei.

Gioco sempre il più possibile, se mi sono fermato sei mesi non è stato perché ho voluto, ma perché ho dovuto. Dobbiamo ancora decidere se andare in Canada o no. Di sicuro giocherò Cincinnati, e gli Us Open, poi la Laver Cup a Praga, Shanghai e in Europa (sicuro Basilea e ATP Finals, forse Parigi Bercy ndr).

Prima però ci sarà il tempo di dedicarsi alla sua famiglia: da qui a qualche ora Roger, insieme alla moglie Mirka e ai quattro figli, partirà per la Corsica, dove passerà una breve e rilassante vacanza lontano da un mondo irreale che 24 ore dopo lo storico ottavo successo a Wimbledon, continua a ringraziarlo e ad essere ammirato da una leggenda intramontabile.

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