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AUSTRALIAN OPEN

AUSTRALIAN OPEN - Impresa Angelique Kerber, incubo Serena Williams: la tedesca vince il suo primo Slam!

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by Valerio Carriero

Angelique Kerber B. Serena Williams 6-4 3-6 6-4 È storia. No, non l’ha ancora scritta (o meglio ritoccata) Serena Williams. È il giorno di Angelique Kerber e del suo primo, clamoroso, Slam.

Clamoroso perché ad un passo dalla fine già nel primo turno, graziata dalla risposta fuori misura della Doi sul match point. Storico perché in Germania c’è finalmente una “erede” di Steffi Graf.

Già Steffi, punto di riferimento anche per Serena Williams che manca ancora una volta l’aggancio a quota 22 Major, con tutti i favori del pronostico della vigilia. Ma a Melbourne c’è finalmente il primo vero colpo di scena in due settimane di pressoché ordinaria amministrazione.

I numeri lasciavano poco spazio all’immaginazione, con l’americana vittoriosa nelle ultime otto finali Slam e imbattuta in generale negli atti conclusivi dal 2013 (l’ultima a negarle il titolo fu Azarenka a Cincinnati), una sola volta su sei sconfitta dalla rivale odierna – e nelle 5 affermazioni mai perso un set – con la Kerber alla prima finale assoluta in un Major e uno score negativo contro le numero 1 al mondo (0 su 8). Se tutto fosse semplice e lineare, però, non esisterebbero imprese del genere.

Alzi la mano chi non ha pensato dopo il secondo set e a maggior ragione nel terzo dopo la rimonta da 2-5 a 4-5 con palla dell’aggancio che Angelique avesse perso il treno più importante della vita e sarebbe stata travolta di lì a pochi minuti, per il settimo hurrà di Serena a Melbourne Park.

La risposta vincente che ha riaperto il game e posto le basi per il tripudio di qualche secondo dopo è l’essenza di questo meraviglioso sport. La prestazione della Kerber richiede per forza di cose uno sforzo sovrumano non solo dal punto di vista tennistico (solamente 13 gratuiti complessivi in oltre 2 ore di intensità pazzesca), ma soprattutto mentale.

Angelique non si fa spaventare per tutto il primo set, neanche dopo il game inaugurale della numero 1 al mondo chiuso in un lampo. La tedesca inizia a macinare in difesa, fa colpire più palle possibili a Serena e sembra leggere benissimo le sue intenzioni, prendendo qualsiasi cosa.

La sua generosità viene premiata nel terzo game con il break, poi confermato sul 3-1. Serena è frastornata, prova a scuotersi dallo 0-30 cavandosela ai vantaggi con sonori “come on” dopo ogni punto ma neanche il successivo controbreak che le permette di impattare sul 3-3 scompone una concentratissima Kerber.

La nr.7 al mondo resta lì e approfitta di un nuovo passaggio a vuoto della Williams, costretta a giocare con poche prime (appena il 55% con soli 5 punti su 13 vinti con la seconda), allungando sul 5-3.

Serena le prova tutte per far sentire la sua presenza in campo, “grunting” ai limiti del regolamento compreso. Inutilmente: Angelique glaciale al servizio per il set, chiude sul 6-4 addirittura a 0. L’americana riesce a tranquillizzarsi, troppe volte nel primo parziale si è lasciata prendere dalla fretta forzando le chiusure e incappando in brutti errori.

L’obiettivo primario è dunque arginare i tantissimi 23 gratuiti, e ci riesce alla grande (chiuderà la frazione appena con 5). Ma lo snodo cruciale del secondo set arriva a cavallo tra terzo e quarto gioco: Serena tiene la battuta su una situazione di potenziale pericolo sull’1-1 30-30, poi si porta sullo 0-40 approfittando di due doppi falli della tedesca.

La terza palla break è quella buona, e la Williams non perde più la testa. Nessuna chance concessa alla mancina per rientrare nel set, la finale torna in equilibrio sul 6-3 dopo 72 minuti. Il meglio deve ancora venire.

Dopo un “toilet break” Angelique torna in campo più determinata che mai, il parziale di 8 punti a 1 che apre la frazione decisiva è solo un antipasto. Non può però essere definitivo, arrivato troppo presto, tanto che Serena recupera immediatamente e impatta sul 2-2.

Dove, però, si comincia ad annusare l’aria di impresa è il sesto gioco: Serena perde nuovamente il servizio in un turno epico, di oltre dieci minuti tra passanti fantastici della tedesca e un paio di inaspettati drop, vincenti devastanti dell’americana e due doppi falli.

La quinta palla break è quella buona, e il 5-2 successivo della Kerber accende ulteriormente le sue speranze. A questo punto, l’inevitabile nervosismo, la cosiddetta “paura di vincere”: la Williams accorcia sul 5-3 dopo esser stata a due punti dalla sconfitta sul 30-30, poi il quasi scontato controbreak.

Un game da subito in salita per la teutonica, che va a sedersi sul 5-4: il match è riaperto, ma manca un ultimo piccolo tassello per Serena. La risalita da 0-30 a 40-30 pare essere l’ultima curva per riacciuffare in extremis la Kerber, ma la tensione attanaglia anche la statunitense. La prima non entra e sulla seconda viene punita da una riposta lungolinea col dritto mancino.

Pugno della Kerber, è ancora viva e le sue gambe riprendono a girare alla perfezione: sulla parità è un muro impenetrabile e alla fine con un rovescio sotterrato in rete arriva l’agognato championship point.

La Williams decide di attaccare e prendere la rete forse con un po’ di incoscienza considerando il suo 15 su 31 fino a questo momento… e la scelta non paga: la volèe scappa in lunghezza consegnando alla Kerber il primo Slam in carriera (utopia fino all’aprile dell’anno scorso, con una tennista in profonda crisi) e allo stesso tempo il numero 2 al mondo, nuovo best ranking, quarta nella storia a vincere il torneo dopo aver annullato match point (l’ultima Li Na due anni fa, ma mai nessuna al primo turno prima di lei).

Per Serena, mai sconfitta al terzo set in una finale Slam prima d'oggi, non resta che l’amaro in bocca dello storico aggancio a Graf ancora rimandato, ma occorre guardare il bicchiere mezzo pieno: nessuna pressione sui prossimi Major, con l’obiettivo Grande Slam già sfumato.
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