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Yeti, modello top di gamma in casa String-Kong

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by Federico Coppini

Sono passati appena due mesi dal nostro primo contatto con String-Kong. In quell'occasione avevamo recensito la Gorill-1, monofilamento potente e versatile, le cui prestazioni hanno stimolato la nostra curiosità verso gli altri prodotti dell'azienda romana e ci hanno condotto a questo secondo playtest.

La scelta, a nostro avviso, non poteva che cadere sulla Yeti, modello top di gamma in casa String-Kong e corda specificamente dedicata ad un'utenza prettamente agonistica. Questa “ammiraglia” è disponibile in due varianti: 1,26 e 1,17. Come vedremo più in dettaglio qui di seguito, entrambe si distinguono rispetto all’attuale offerta del mercato non solo per le prestazioni ma anche per il “carattere”, sempre riconoscibile.

Soggetto

La Yeti è un monofilamento in co-poliestere di ultima generazione, di forma tonda e disponibile solamente nella colorazione bianca e nei calibri 1.26 e 1.17. La particolare miscela compositiva conferisce alla corda un'incredibile resistenza all'usura e una tenuta di tensione fuori dal comune.

Metodo di valutazione

TennisWorldItalia ha testato le corde sia sul campo che in “laboratorio”, senza però dare troppo risalto all'esatta composizione chimica degli armeggi o al loro comportamento sotto stress tramite macchine diagnostiche, ma valorizzando essenzialmente un elemento ancora fondamentale per questo gioco: il feedback del giocatore. Resta tuttavia il focus sul controllo qualità che spesso, per alcuni marchi, lascia un po' a desiderare.

 

Controllo qualità 1 (peso)

Abbiamo pesato singolarmente 5 matasse da 200m e 12 confezioni da 12.2m per ognuno dei due calibri disponibili. Come per la Gorill-1, anche per la Yeti lo scarto massimo tra la più pesante e la più leggera delle matasse è stato poco meno di 2gr, mentre lo scarto medio è stato di circa 1gr. P le confezioni da 12.2m l’andamento è stato il medesimo: uno scarto massimo di 0,3gr e uno scarto medio di 0,2gr. Da segnalare anche che la corda (in entrambi i calibri) ha un peso leggermente inferiore a quello della media degli altri prodotti presenti sul mercato.

 

Controllo qualità 2 (diametro)

Abbiamo preso 4 set per tipo e per ognuno abbiamo eseguito 10 misurazioni, di entrambi gli assi per ogni punto. Il risultato è stato una tolleranza massima di +/-0,02mm , un'ovalizzazione prossima allo 0. Il calibro medio coincide al centesimo di mm con le specifiche del produttore.

 

Installazione

Secondo il parere dei nostri incordatori incaricati di testare il comportamento della corda durante le fasi di installazione, la Yeti è un monofilamento molto piacevole da montare. Sia ricavando l’armeggio da una matassa da 200m, sia “spacchettandolo” da confezione singola, non sono stati registrati fenomeni di “arricciamento” o memoria di forma degni di nota. Ottima anche la scorrevolezza, specialmente nel calibro 1.17.

In campo

Le valutazioni che seguiranno sono basate sulle prove in campo eseguiti dai nostri 4 tester: Marco 22 anni 2,4; Pietro 28 anni 3,2; Sabrina 19 anni 3,4; Gino 38 anni 4,2. Ogni giocatore ha provato entrambi i calibri mixando vari setup.

L’indicazione che il produttore ci aveva fornito prima del test era stata quello di scendere di almeno 1-2kg rispetto alle tensioni impostate per i monofilamenti abitualmente utilizzati dai tester. Avevamo accolto con un certo scetticismo questo suggerimento, poiché su numerose confezioni di armeggi si leggono simili avvisi sull’abbassamento di tensione del 5-10%... Dobbiamo dire però che dopo i primi palleggi questo consiglio si è rivelato corretto e che addirittura uno dei tester ha trovato il feeling giusto scendendo di 3kg dal suo precedente setup.

La Yeti sul campo ha dimostrato di essere dotata di un grandissimo controllo, sia direzionale che di profondità. L'impatto è secco e croccante (crisp) ma con un “retrogusto” pastoso. Il suono che scaturisce dagli impatti ad alta velocità (accelerazioni/prime palle di servizio) è molto caratteristico. Il dwell-time è decisamente ridotto e l'effetto “tavoletta” si raggiunge già a tensioni piuttosto basse. Non si percepisce però la sensazione di avere a che fare con una corda dura: il comfort è sicuramente maggiore se paragonato a quello di altri modelli agonistici famosi di fascia alta, specialmente nel calibro 1.17.
 


 

E' una corda molto diretta e “fedele”, poiché trasmette sulla palla quello che il giocatore ha nel suo bagaglio. E, cosa molto importante, lo trasmette con continuità e uniformità lungo tutto l'ovale. Non vi aspettate che possa sopperire però alle vostre eventuali mancanze tecniche o atletiche: bisogna avere un buon braccio!

Come abbiamo scritto all'inizio dell'articolo, ognuno dei 2 calibri ha la propria identità. L'1.26 è molto più “spin-friendly”, grazie anche alla maggiore tridimensionalità che conferisce al piatto corde. Il servizio kick è ai massimi livelli e il rovescio tagliato ha una precisione quasi chirurgica. I nostri due tester di 2a e 3a cat., con nostra sorpresa, ci hanno riferito di una facilità ad imprimere rotazioni alla palla addirittura superiore a quella di altre corde sagomate. Il target di riferimento però è piuttosto alto e non ci sentiamo di consigliare questo calibro a un 4° cat.

Per quanto riguarda l'1.17, lo spettro d'azione è molto più ampio: controllo sempre ai massimi livelli, accompagnato però da una discreta potenza, un'ottima sensibilità ed un livello di comfort più alto rispetto a quanto registrato ovviamente con l'1.26. E’ ideale per quei giocatori/giocatrici che amano colpire forte e piatto.

Tenuta di tensione e durata meritano una menzione particolare. Ci avevano informato che la Yeti eccelleva in questi 2 campi, ma onestamente non credevamo di riscontrare prestazioni di livello così alto! Persino per un bombardiere di 2a categoria può risultare difficile rompere o “sfinire” la Yeti. Anche l'1.17 nelle mani di un semi-professionista può offrire diverse ore di gioco! Per darvi un’idea della particolare tenacità della corda, l'1.26 e l'1.17 potrebbero essere tranquillamente paragonate per durata ad un calibro 1.30 e 1.24 di molte altre corde in commercio. Su questo aspetto è voluto intervenire Ivan Buffoni (proprietario del marchio) per precisare alcuni dettagli tecnici: “Uno degli obiettivi che ci eravamo prefissati in fase di progettazione della Yeti è stato proprio quello dell'estrema tenacità della corda unita ad un peso contenuto. Questo perché, a parità di durata, una corda più sottile trasmette un feeling e una sensibilità migliore, ma anche maggiore potenza, comfort e maneggevolezza. Sì maneggevolezza! Un calibro 1.17 che dura come un 1.25 ha circa 3gr di “vantaggio”! E 3gr di vantaggio sono più o meno 6pt di swingweight in meno! E 6pt in meno permettono una velocità di swing maggiore! E la velocità di swing è tutto!”

Sempre su suggerimento di Ivan, abbiamo fatto provare ai nostri tester più avanzati un ibrido 1.26/1.17, che a suo dire sta andando per la maggiore tra i contrattisti e che, sempre secondo le sue indicazioni, è l’unico ibrido mono/mono che possa avere senso, quello cioè con lo stresso modello di corda ma in calibri diversi. I risultati sono stati devastanti. Rispetto ad un full job con Yeti 1.26, è stato come aggiungere una bombola di NOS a una fuoriserie: velocità di palla e sensibilità molto maggiore, ma rotazioni e durata sempre ai massimi livelli.

Conclusioni

La Yeti è una corda molto singolare, francamente sul mercato attuale non abbiamo trovato nulla a cui potesse essere accomunata. Controllo, Controllo e ancora controllo: questo sembra essere il mantra ripetuto dall'armeggio, ma anche uscita di palla molto uniforme, ottime rotazioni, durata e tenuta di tensione assolutamente fuori dal comune. A chi consigliamo la Yeti? Sicuramente nel calibro più spesso è una corda destinata per lo più a buoni agonisti a cui piace picchiare la palla sia piatta che in top, con un occhio ovviamente alla durata. Per il calibro più sottile il target è molto più ampio, perché oltre al controllo si potrà beneficiare anche di una precisione chirurgica e di un'ottima sensibilità, a patto comunque di essere già un giocatore piuttosto evoluto. Ci sentiamo di consigliare l'1.17 anche a giocatori old-school, che magari utilizzano ancora telai classici e “pesantucci” e a cui piace tirare “piattoni” con la presa continental, ma anche a giocatrici di alto livello che basano il loro gioco sull’1-2.

Da non sottovalutare anche la combo 1.26/1.17, un mix molto equilibrato di due calibri che si completano a vicenda sfruttando la loro straordinaria sinergia.

Considerato quanto detto fino ad ora, una menzione merita anche il comfort che la Yeti riesce a garantire. Certo, siamo pur sempre di fronte ad un prodotto destinato ad un'utenza ben preparata sia dal punto tecnico sia dal punto di vista fisico e atletico, ma nel panorama delle corde progettate per soddisfare le esigenze di tennisti di fascia medio-alta, questa made in String-Kong risulta tra le più docili verso le articolazioni in termini di “shock da impatto”.

Nelle restanti occasioni di gioco, invece, la Yeti si comporterà proprio come ci si aspetta da un Uomo delle Nevi: sarete in grado di tenergli testa?

Prima di concludere, vorremmo rivolgere un particolare ringraziamento a DNA Tennis Shop & Lab di Milano nella persona Marco Rossani, per averci messo a disposizione (su indicazioni del produttore) tutto il materiale di cui abbiamo avuto bisogno per i nostri test e per averci sistemato alla grande diversi telai prima della sua partenza per Wimbledon, dove anche quest'anno è stato official stringer. 

 

Per saperne di più:

www.string-kong.com

www.facebook.com/stringkong

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