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WIMBLEDON - Murray si riprende Church Road: Andy disinnesca Milos Raonic per il terzo Slam

Valerio Carriero - 10-07-2016 - Letture: 923

Lo scozzese vince per la seconda volta i Championships entrando sempre più nella storia del tennis britannico. Milos si arrende in tre set


ANDY MURRAY B. MILOS RAONIC 6-4 7-6(3) 7-6(2)

Fred Perry può ormai dormire sonni tranquilli, il tennis britannico ha trovato un suo degno erede. Andy Murray ritocca la storia di Wimbledon ripetendosi tre anni dopo aver spezzato il tabù di 77 interminabili edizioni dei Championships, rispettando il ruolo dell’ovvio favorito della vigilia contro Milos Raonic. Un unico break in tutto l’incontro, due tiebreak per decidere gli altri due set: la differenza è nei dettagli, come spesso accade in un incontro con Raonic protagonista a maggior ragione su una superficie così rapida. Non è stata una finale entusiasmante, la sensazione è che tra i due ci fosse un divario più ampio di quanto intuibile dallo score, una tesi supportata dai due tie letteralmente dominati dal numero 2 al mondo. Andy ha deciso, paradossalmente, di lasciare l’iniziativa nella racchetta del nordamericano scherzando probabilmente un po’ troppo con il fuoco e fidandosi eccessivamente delle suo doti difensive: sono addirittura 74 le discese a rete del numero 7 al mondo, poco supportato però dal servizio (solamente 8 ace, in tutto il torneo aveva toccato quantomeno quota 20) e incapace di far la differenza da fondo: a parità di vincenti (39) è la casella dei gratuiti la più eloquente (27 a 12). Dopo un primo parziale condotto in porto senza troppi affanni, il britannico ha risolto solamente in extremis, evitando di allungare una finale già di per sé non brevissima (2 ore e 48 minuti), facendosi finalmente aggressivo e mostrando il gap tecnico-tattico in una manciata di – pesantissimi – punti. Una finale non propriamente spettacolare, dunque, ma che passerà alla storia per un altro motivo: l’assenza di uno tra Federer, Nadal e Djokovic a Londra per la prima volta dal 2003.

In avvio Murray è impeccabile, concreto e concentrato. Il dito puntato sulla tempia e gli appunti controllati spasmodicamente al cambio campo sono l must dellla sua giornata, in una partita in cui sa di dover farsi trovare pronto nelle rare occasioni concesse nei turni di battuta di Raonic. Il numero 2 al mondo fa le prove generali del break nel terzo gioco senza però riuscire a controllare la risposta sulla solita fucilata al servizio del canadese, ma va a segno qualche minuto più tardi: sul 3-3 Andy alza la qualità in ribattuta e al passante, Milos mette in rete la volèe di dritto e di fatto consegna il primo parziale nelle mani dell’avversario. Perché Murray non dà mai la sensazione di soffrire al servizio, se non fosse per qualche problema con il lancio di palla e di un ottavo gioco – l’unico – chiuso ai vantaggi per confermare l’allungo e issarsi ai vantaggi. Lucido sul 5-4, lo scozzese fa sua la prima frazione senza alcun problema.

Raonic non può far altro che tenersi aggrappato alla partita, e in qualche modo ci riesce. Murray è padrone del campo, il numero 7 al mondo sembra avere l’arma del servizio spuntata. Andy risponde quasi sempre mettendo una pressione enorme sulle spalle del canadese, ma la zampata del ko si fa attendere. Una palla break mancata nel primo gioco, un’altra sul 3-3 e due sul 4-4, tutte giocate in maniera passiva e con sufficienza, incappando in brutti errori da fondo a scambio iniziato. Il britannico viene così trascinato nella pericolosa lotta punto su punto, chiamato alla battuta sotto sia sul 5-4 che sul 6-5, rifugiandosi nel tiebreak. Per la finale di Raonic, ovviamente, si tratta di un momento vitale e tutta la tensione viene avvertita nel primo punto, con cui regala un minibreak accartocciandosi sull’attacco in slice. E Murray, questa volta, non si distrae: perfetto al servizio, ancora letale con il passante, si cambia campo sul 5-1 in una situazione di totale controllo. Milos può solo annullare i primi due set point con il servizio, inchinandosi sul 7-3.

Guai però ad abbassare la guardia. Dopo 2 ore e 11 minuti arrivano infatti le prime due palle break della partita per Raonic, ma il numero 2 al mondo si salva premendo sull’acceleratore con servizio e dritto. Nonostante l’occasione mancata, Milos si tiene aggrappato alla battuta, il suo miglior set della partita: 0 le opportunità concesse a Murray e un nuovo tiebreak inevitabile. In una sorta di deja-vu, però, il canadese non riesce affatto ad entrare in lotta, ritrovandosi in un battibaleno sotto per 5-0, costretto a remare da fondo sulla ritrovata aggressività dell’avversario. Dopo il cambio campo Andy si procura 5 match point, il secondo è quello buono, Wimbledon è nuovamente ai suoi piedi.

Lacrime di gioia per Murray, commosso persino Ivan Lendl nel suo box: un binomio che ha subito ritrovato l’intesa dei tempi migliori: 12 vittorie su 12 e doppietta Queen’s-Championships. Una missione da compiere, un ruolo sul circuito da ritagliarsi, diverso dal semplice “antagonista perdente” al cospetto dell’irraggiungibile Djokovic, una serie di sconfitte in finale Slam che ricominciava a diventar preoccupante e un numero 2 nel ranking da legittimare anche con un titolo importante. Dopo 3 anni, proprio da quel Wimbledon conquistato sulla pelle di Nole, Andy ritocca finalmente il palmares dei Major: il terzo in carriera (21° nell’Era Open a riuscirci) e il secondo sigillo a Church Road, che in un colpo solo gli permette di diventare il secondo britannico della storia a riuscirci dopo Perry e il 12° nell’Era Open a confezionare quantomeno il bis.
 


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