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WIMBLEDON

WIMBLEDON - Serena Williams meravigliosa: piega Kerber e acciuffa Graf a quota 22

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by Federico Mariani

[1] S.Williams b. [4] A.Kerber 7-5 6-3 From Wimbledon to Wimbledon. Dodici mesi, un intero andirivieni di Slam. Tanto ha dovuto aspettare Serena Williams per tornare a graffiare in un Major, quel tanto agognato numero 22 che la appara - nei numeri e un po’ nella sostanza – a Steffi Graf.

Ha vinto con rabbia la numero uno del mondo, ma ha anche dovuto attingere al suo meglio per piegare una meravigliosa Angelique Kerber, fenomenale nel tenere botta e giocare alla pari per la quasi totalità della finale.

Lo score finale recita 7-5 6-3 ma nasconde forse la qualità assoluta della partita, tra le migliori degli ultimi anni a questo livello nel tennis femminile. Kerber paga, di fatto, due game giocati malino a fronte di una partita sostanzialmente perfetta.

Viceversa, Serena in altrettanti giochi va in difficoltà ma ne esce con la qualità che solo campionesse del genere sanno estrapolare nei momenti-cardine. Nel primo turno di servizio del match, Kerber va in difficoltà concedendo tre palle break dove Serena è tutt’altro che impeccabile.

La teutonica ne esce bene tenendo un importante turno di battuta di 14 punti (il più lungo del match). Si prosegue con entrambe perfette al servizio: Serena piazza almeno un ace in ogni turno di battuta, Kerber difende meravigliosamente e non appena ne ha l’occasione attacca, e fa male. Gli ultimi due giochi sono il crocevia del set: sul 5-5 la Williams va per la prima volta indietro con la battuta a disposizione scivolando 15-30.

La reazione si sostanzia in due servizi vincenti seguiti da un ace per salire 6-5. Nel game seguente Kerber accusa il primo vero passaggio a vuoto, quasi fisiologico: sbaglia due colpi dopo il servizio – un dritto e un rovescio – e si trova catapultata a dover affrontare un duplice setpoint.

Nel primo l’americana pasticcia con un dropshot troppo alto e profondo, mentre sul secondo randella da fondo inducendo all’errore Kerber. Un errore che sancisce la fine del primo set e fa esplodere Serena in un urlo che rigetta tutta la rabbia repressa in un anno senza trionfi.

Dopo un set di tale qualità e intensità, era lecito attendersi il calo della Kerber che, tuttavia, non molla anzi. Sul 3-2 in suo favore, Williams prova a pigiare l’acceleratore mettendo a segno due risposte vincenti, ma sul 30-30 Kerber è magnifica a difendersi strenuamente e restare a galla sul 3-3.

Nel fatidico settimo game si registra l’altro spartiacque della disputa: con tre errori abbastanza banali Serena concede la prima palla break alla rivale. La reazione qual è? Ace, ace, rovescio vincente.

È avvilente per Kerber, un gancio psicologico da k.o. quasi matematico. Nel game seguente, infatti, la tedesca ha due palle per pareggiare i conti a quota 4, ma si fa agguantare sulla parità e alla prima chance del set, Serena è letale e artiglia il break.

La chiusura del match è furente: Williams guarda il traguardo e non trema, anzi in un battito di ciglia piazza tre prime vincenti, cui segue una comoda conclusione a rete che inchioda sul 6-3 il punteggio finale e manda in paradiso Serena, per la ventiduesima volta. I numeri certificano la qualità dell’incontro: oltre 50 vincenti complessivi, con poco più di 20 errori cosiddetti gratuiti.

La campionessa di L.A. cala 13 (tredici!) assi in 10 turni di servizio mancando solamente in due game l’appuntamento con l’ace. Serena porta a casa quasi il 90% dei punti con la prima in campo con ben 22 discese a rete.

dall’altra parte, il 70% sfiorato di resa con la seconda palla sono per Kerber un attestato di stima eccezionale. La sensazione finale è che la tedesca ha giocato come meglio non avrebbe potuto, peccando solamente in due giochi.

Un’inezia quasi mai decisiva quasi sempre nel tennis femminile, ma imperdonabile e irreversibile oggi.
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