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Operacion Puerto, una pagina di sport corrotta ancora senza verità

Luigi Gatto - 16-02-2017 - Letture: 2407

Il processo si è concluso dopo più di 10 anni, e la sentenza emessa lo scorso giugno potrebbe non essere più valida. La palla passa agli avvocati WADA


Sono passati otto mesi da quando l'agenzia mondiale antidoping ha ricevuto il definitivo via libera per analizzare le più di 200 sacche di sangue dell'Operacion Puerto. Eppure non si conoscono con esattezza i nomi dei 36 atleti coinvolti. Il motivo potrebbe essere ricondotto al fatto che in Spagna i processi sono validi per dieci anni, e lo scandalo Operacion Puerto è iniziato ufficialmente il 23 maggio 2006 in tribunale. La risoluzione del caso si è verificata il 22 giugno 2016, quindi sono passati 10 anni e 22 giorni, un limite di tempo probabilmente fatale come confermato dall'ex direttore della WADA, che ha affermato come "qualcuno in Spagna ha provveduto a ritardare un po' - ha detto al quotidiano spagnolo AS.

Di questi 36 atleti coinvolti 23 sono ciclisti, il resto calcolatori, atleti e tennisti. Il sito El Espanol ha rivelato alcuni nomi chiave che hanno in possesso le sacche di sangue, sulle quali non ci sono scritti nomi ma solo sigle come María, RSOC, Rosa, César, 101, Cowboy, Pepito, Obélix, Huerta, Amigo de Birillo, Clasicomano/Luigi o Urco/Urko. L'unica soluzione per arrivare alla verità potrebbe essere rappresentata dagli avvocati, che stanno cercando in maniera legale di analizzare le sacche e rilevare i nomi. Una triste pagina di sport corrotta che, quasi 11 anni dopo, rimane un mistero.

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