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ROLAND GARROS - Capolavoro Muguruza! Primo Slam in carriera, la Williams fallisce ancora l´aggancio a Steffi Graf

Andrea Aniello - 04-06-2016 - Letture: 1339

Garbine diventa la seconda spagnola di sempre a trionfare a Parigi, dopo Arantxa Sanchez. Seconda sconfitta in due finali Slam giocate quest´anno per Serena


[4]Garbine Muguruza (Spain) beat [1]Serena Williams (US) 7-5 6-4

Continua la maledizione del 22mo Slam per Serena Williams: dopo le sconfitte in semifinale a New York e in finale a Melbourne, la numero 1 del mondo manca ancora l’aggancio al record di Steffi Graf, stavolta per merito di una strepitosa Garbine Muguruza, che si consacra con un 7-5 6-4 e si guadagna così, a soli 22 anni, il primo titolo Slam di una carriera che si preannuncia ricca di trionfi. La spagnola, che aveva già battuto la Williams sulla terra parigina (con il clamoroso doppio 6-2 maturato nel secondo turno dell’edizione 2014 del torneo), vendica così la sconfitta subita per mano della numero 1 del mondo all’ultimo atto di Wimbledon 2015, dove Garbine aveva esordito sul palcoscenico di una finale Slam: per lei si tratta del terzo titolo in carriera e il primo quest’anno, nonché di gran lunga il più prestigioso, visto che prima di oggi il sigillo più illustre del suo Palmares risaliva al Premier Mandatory di Pechino dello scorso anno. Muguruza diventa inoltre la seconda tennista nata negli anni ’90 a vincere uno Slam dopo Petra Kvitova e la seconda spagnola di sempre a trionfare al Roland Garros: prima di lei, l’unica a riuscire nell’impresa era stata Arantxa Sanchez Vicario, capace di incoronarsi campionessa qui in ben 3 occasioni, l’ultima delle quali nel 1998.
Nella finale numero 90 di una carriera infinita, invece, è costretta ad arrendersi una Williams mai totalmente convincente in questo torneo, forse anche a causa di un problema agli adduttori di cui si è vociferato in questi giorni e che pure non è stato pienamente confermato dalla statunitense. Per lei si tratta appena della sesta sconfitta su 27 finali Slam giocate, ma già la seconda quest’anno, dopo quella infertale dalla Kerber agli Australian Open.

Il primo set è la dimostrazione più lampante della straordinaria solidità mentale dell’iberica, che porta a casa praticamente tutti i punti decisivi: già nel logorante quarto gioco, contraddistinto da ben 14 punti giocati e durato quasi 10 minuti, Muguruza è infatti lucida nel salvare due palle break, prima di piazzare lei stessa il break nel game successivo, complice il primo doppio fallo di Serena sul 30-40. La campionessa in carica aumenta quindi la pressione nei turni di risposta, e riesce ad ottenere il contro-break nell’ottavo gioco: c’è aria di tie-break, ma sul 5-5 Garbine s’inventa uno strepitoso game di risposta, ritornando avanti di un break con un bel dritto in cross. Al momento di servire per chiudere il parziale, la tensione si fa sentire e Muguruza va sotto 15-40, riuscendosi però a salvare dapprima con una prima vincente e poi con un ace, prima di archiviare il set alla terza opportunità con un meraviglioso rovescio lungolinea.
E’ un colpo durissimo per Serena, che non a caso lascia quasi andare il game inaugurale del secondo set, nel quale commette tre gravi gratuiti, che le costano il terzo break della gara. Se c’è un punto debole nel gioco della spagnola, questo è senz’altro la seconda di servizio, e il secondo game ne è una testimonianza emblematica: tre seconde giocate e tre doppi falli (da aggiungere ai quattro del primo set), che regalano alla Williams l’immediato contro-break. Ma la Muguruza di oggi è letteralmente inarrestabile: dal 15-30, due imprendibili vincenti lungolinea (uno di rovescio e uno di dritto) consentono alla classe ’93 di risalire 2-1 e servizio. Stavolta Garbine fa tesoro del prezioso vantaggio, dimostrando ancora una sorprendente lucidità nella gestione della gara: a questa solidità contribuisce anche l’insicurezza di Serena, che sbaglia troppo in risposta e da fondo (specie di rovescio, con cui colleziona addirittura 30 errori tra gratuiti e forzati), appare in difficoltà negli spostamenti e tremendamente bloccata nei momenti chiave del match. Così, malgrado altri tre doppi falli, la numero 4 del seeding archivia i propri turni di battuta fino al 5-3, prima di salire 15-40 nel nono gioco, il più spettacolare dell’intera partita: la Williams, ormai sul cornicione, annulla con freddezza i due match point (sul primo la aiuta un rovescio in rete della Muguruza), più un terzo ai vantaggi con un gran dritto in cross. Ma che Serena sia in stato confusionale lo dimostra la brutta palla corta con cui la numero 1 regala il quarto match point, che Muguruza spreca angolando troppo la risposta di rovescio su una seconda dell’avversaria. Soffrendo e battendosi da vera campionessa, al quarto tentativo la Williams riesce a salvare un game che appariva compromesso e a risalire 4-5, costringendo la spagnola a servire per il titolo: ma anche Muguruza dimostra di avere la stoffa della campionessa, salendo 40-0 e chiudendo con un meraviglioso pallonetto di rovescio, che va a baciare la riga e a benedire quella che si preannuncia come una delle più grandi protagoniste del prossimo futuro (e già del presente) del tennis femminile.

Una vittoria fondamentale anche sul piano della classifica mondiale, visto che da lunedì Muguruza sarà per la prima volta numero 2 del mondo, scavalcando Agnieszka Radwanska e portandosi a 1564 punti dalla vetta, occupata ovviamente da Serena: la spagnola supera Aga anche nella Road to Singapore, dove sarà quarta ad appena 94 punti da Vika Azarenka. Nonostante sia ancora a secco di titoli Slam nel 2016, che le ha regalato il successo solo a Roma, Serena può comunque consolarsi con il primo posto della Race, conquistato ai danni della Kerber proprio grazie alla finale raggiunta qui.  
Non si può certo parlare di un'era finita, visto che, anche se non al massimo della condizione, la Williams è comunque riuscita ad arrivare in finale e a perderla più per meriti di una super Muguruza che per demeriti propri: ma è innegabile che, più sul piano mentale che fisico, qualcosa sia cambiato da quella semifinale newyorkese col sogno Grande Slam sfumato, sia in Serena che nelle sue avversarie: e non a caso oggi, forse per la prima volta, è stata la pluricampionessa Slam la più impaurita in campo.


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