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Pietrangeli: 'Vorrei vedere i tennisti di oggi giocare con le racchette dei miei tempi'

Luigi Gatto - 16-02-2017 - Letture: 8126

L'ex tennista azzurro ospite da Fazio in 'Che Tempo che fa' insieme ad Adriano Panatta


Domenica scorsa Adriano Panatta e Nicola Pietrangeli sono stati alcuni degli ospiti speciali nella trasmissione Rai "Che tempo che fa" condotta da Fabio Fazio. Intervista cominciata con un aneddoto raccontato da Pietrangeli: “Era il 9 luglio del 1950, quando io e Ascenzio, il padre di Adriano, stavamo chiacchierando al Tennis Parioli, dove era il custode e diede la notizia che gli nacque un figlio. Tempo dopo fui invitato al Circolo dell’Eur a giocare con dei bambini e mi fu riferito che ce ne fosse uno bravino. Dopo tre palleggi mi fa: “Facciamo la partita”. E io: “Come facciamo la partita?”. Passano degli anni e mi ritrovai a giocare a Milano contro il campione nazionale juniores, tale Panatta. 4-1 per lui, con sole palle corte. Al cambio di campo dissi: “A coso, calma, le palle corte le ho inventate io”. Vinsi la partita e nello spogliatoio mi fece: “La saluta papà”. Rimasi di sasso quando mi disse che il papà fosse il caro Ascenzio”.

Sulle differenze dei materiali tecnici nel tennis tra ieri e oggi, Panatta ha sottolineato come "l'attrezzo ha cambiato tantissimo questo sport. Oggi con questa racchetta qui (quella di Nadal, ndr) fai delle cose che con queste nostre era impossibile perché è più grande, molto più potente”.

Sulla stessa linea Pietrangeli:“All’epoca se non sapevi giocare a tennis non ci giocavi, oggi sono bravi ma con questa racchetta - dice tenendo in mano quella usata da giocatore - oggi li vorrei vedere io”. Differenze anche a livello di classifica ATP, che a quel tempo non c'era, e soprattutto dal punto di vista del prize money“All’epoca non c’erano i computer ma il pallottoliere e anche i prize money erano un’altra cosa: oggi chi vince Parigi vince 3 milioni, quando lo vinsi io guadagnai 150 dollari”.

Infine entrambi non potevano non parlare della storica Coppa Davis vinta 40 anni fa in Cile dove Pietrangeli fu il capitano e Panatta uno dei giocatori in campo. Parlando della situazione politica di quel tempo, il vincitore del Roland Garros 1976 ha detto: “C’era una parte della sinistra, dell’estrema sinistra che non voleva assolutamente che noi andassimo in Cile. Ci furono dibattiti, manifestazioni, ma Nicola si batté molto per andare in Cile”.

“Sport è una cosa, politica è un’altra - l'opinione di Pietrangeli - Io dico sempre che la politica fa male allo sport e lo sport fa molto bene alla politica”.

“Il problema era che il Coni aveva chiesto al governo di prendere una decisione - continua Panatta - Al governo c’era Andreotti, che non decideva, ma alla fine arrivò una lettera del Partito comunista cileno che convinse Berlinguer a farci andare, anche se né il Coni, né Andreotti dettero il loro esplicito assenso". Il resto della storia, lo conosciamo tutti.

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