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EDITORIALE

Il cliché di Fogna: sedotti e abbandonati

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by Federico Mariani

Sedotto e abbandonato, un cliché stantio perfino per Hollywood. Dev’essersi sentito così il pubblico che ha invaso numero il Foro Italico, a suon di record costantemente polverizzati come non manca di ricordare l’organizzazione del torneo con cadenza giornaliera.

Una giornata strana: chi ha abbastanza dimestichezza col tennis, sa che la portata principale non può essere servita come entrée. L’acme emotivo del giovedì romano non era certo Nadal contro Sock, né tantomeno Djokovic impegnato contro il pedalatore anonimo Bautista, ma ovviamente Fabio Fognini chiamato al bis contro Zverev per raggiungere quei quarti di finale romani che, invece, restano terra inesplorata.

Nonostante l’ora - mezzodì - il pubblico ha provato a entrare in partita e spingere il talento nostrano. Un boato da rockstar ha salutato la presentazione stentata della speaker ed è forse in quel momento che si è avvertito il passaggio più emotivo della partita, il che la dice lunga.

Fognini torna all’abitudine di sempre: illude, seduce, e poi abbandona lasciando quell’amaro in bocca di chi riesce a ingurgitare solo qualche boccone della pietanza preferita e vede sfilarsi via il piatto da sotto il naso con la fame per nulla sedata.

Un epilogo prevedibile, anche alla luce della prestazione monstre di martedì o forse soprattutto. I più romantici si saranno sentiti defraudati di un sogno perché l’avversario – che sarà numero uno del mondo, occorre soltanto scoprire quando – era abbordabile sul rosso, e perché in tempi di magra aggrapparsi al talento del taggiasco rappresenta probabilmente l’ultima cosa decente da fare.

Il match, tuttavia, ha anestetizzato gradualmente i bollori del pubblico pagante ed è volato via con un bis di 6-3 avvilente. «A Roma chiedi una cosa e fanno il contrario» la sfilettata di Fogna nella rituale conferenza post-match.

Fabio ha detto che avrebbe preferito giocare la sera e non certo a mezzogiorno. Quando il programma ha visto la luce, con un paio d’ore di ritardo rispetto alla decenza e dopo tre revisioni in corso d’opera, molti addetti ai lavori in sala stampa erano convinti che fosse stata un’esplicita richiesta di Fognini, così da poter scappare il prima possibile da Flavia per poi – magari – tornare venerdì e giocare gli eventuali quarti in serale.

Nulla di più lontano dalla verità, a sentire il ligure. Resta, dunque, una decisione scellerata di cui, tuttavia, il direttore del torneo Palmieri se ne lava le mani dicendo che non è pervenuta alcuna richiesta di Fabio in tal senso.

A chi credere? Il dubbio resta e resterà, ma non è certo questo a giustificare la colpevole sconfitta dell’azzurro. Il resto della ciurma veleggia verso i quarti di finale con una batteria insolitamente nutrita di tiratori scelti: Del Potro, Cilic, Isner, Raonic e Zverev tutti che sfiorano i due metri e tutti tra gli ultimi otto in un torneo che, storicamente, favorisce i mangiatori di terra spagnoleggianti.

Tra i normodotati – vabbè, si fa per dire – avanzano agilmente Nadal e Djokovic, ma questo non fa notizia e non interessa, almeno non ancora. Davvero impressionante, invece, l’attaccamento viscerale del pubblico a Juan Martin del Potro: un amore trasversale che non conosce bandiere e confini.

La Torre di Tandil è trattata alla stregua di dio-Federer e sul Pietrangeli Delpo ripaga battendo in due set Nishikori, ormai portabandiera del vorrei-ma-non-posso, guadagnandosi la sfida a Djokovic, inevitabilmente piatto forte odierno.

Scavallata la maggior parte del torneo resta la medesima sensazione: tutti – nessuno escluso – sembrano carne da macello per il cannibale di Manacor e tornare a spaventare così, probabilmente, per Rafa è un successo che vale più delle varie dècime a Monte-Carlo, Barcellona e compagnia bella.

Il torneo femminile, invece, serpeggia nell’ormai solito silenzio generale con la sola Kontaveit a rubare l’occhio tra le otto rimaste. Anche perché, in alternativa, ci si deve appigliare alla Venere nera - trentasette candeline sulla torta a giugno - che questo torneo lo ha vinto 18 (diciotto!) anni fa.

Errani&Trevisan nel doppio raggiungono i quarti di finale diventando – di fatto – l’unico pezzo d’Italia ancora in gara. Il fatto che un quarto di finale di doppio femminile diventi una notizia illustra la situazione meglio di mille parole.

Da Roma, Federico Mariani .

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