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Murray vince 3 tornei senza battere top 10. Sara' il Masters piu' brutto dell'ultimo decennio?

Luigi Gatto - 31-10-2016 - Letture: 9191

Analisi sullo stato di forma pessimo dei virtuali otto maestri alle ATP Finals. Si salva solo Andy


Andy Murray vince un Masters 1000 (Shanghai) e due 500 (Pechino e Vienna) senza battere nemmeno un top 10. Basta questo dato chiaro e tondo per sottolineare quanto il livello attuale del tennis sia davvero basso in confronto a qualche anno fa. Senza assolutamente nulla togliere allo scozzese che sta esprimendo un tennis fantastico dimostrando di essere oggi non solo il miglior giocatore al mondo ma anche uno dei migliori difensori di sempre con una forma fisica che col corso dei mesi non solo rimane ottima ma migliora. Viene però automatico chiedersi cosa sarebbe successo in questo 2016 con i Fab Four tutti al top. Con i se e con i ma non si va da nessuna parte, ma quel che è certo è che le premesse per le ATP Finals di Londra non prevedono uno dei Masters più spettacolari di sempre o quanto meno dagli spunti interessanti, e non soltanto perché dal 2001 né Roger Federer e ne' Rafael Nadal saranno presenti.

Nessuno degli otto virtuali otto Maestri, escludendo ovviamente Murray, ha pienamente convinto negli ultimi mesi, ad iniziare da Novak Djokovic che dopo la brutta sconfitta a Shanghai è chiamato a dover difendere ben 2.300 punti tra Bercy e Finals. Tante incognite sul serbo, che dalle parole dovrà passare ai fatti: "Mi sento alla grande", ha detto in conferenza stampa a Bercy. Solo il campo potra' cancellare i tanti interrogativi su di lui.

E non è che l'altro protagonista della recente finale degli US Open, Stan Wawrinka, sia messo meglio. Anche in questo caso il problema principale è la testa, oltre all'esaurimento di energie menzionato in conferenza stampa a Basilea. Che versione di Stan the Man vedremo a Bercy, dove tra l'altro non sa ancora se giocherà, e soprattutto alle ATP Finals? La continuità e la motivazione rimangono, e forse rimarranno per sempre il suo grande problema. L'anno scorso si qualificò per il rotto della cuffia in semifinale alle Finals vincendo tra l'altro contro uno scarico Ferrer e un deconcentrato Murray. Quest'anno chissà che non assisteremo a una situazione simile considerando il (misero) livello attuale degli altri avversari a cominciare da Milos Raonic, garantitosi il pass per Londra grazie alla semifinale dell'Australian Open e la finale di Wimbledon. Proprio dopo aver raggiunto l'atto conclusivo a Church Road il canadese è praticamente scomparso tra guai fisici, ormai un habituée, e un gioco ancora vulnerabile non appena il servizio cala.

E poi c'è Kei Nishikori, altro giocatore che di infortuni ne sa "qualcosa". Dopo i problemi al gluteo avuti nella stagione asiatica finita (o quasi mai iniziata) a Tokyo, il giapponese ha raggiunto la scorsa settimana la finale a Basilea. Dal gioco rapido che quasi ricorda a tratti Davydenko, le sue chance di avere un ruolo da protagonista alle Finals dipenderanno tanta dalla sua tenuta fisica che verrà messa a dura prova questa settimana a Bercy e quindi a Londra.

L'ultimo finora ad essersi garantito un posto alle Finals, tra l'altro senza giocare, è Gael Monfils, che si è cancellato da Bercy causa problemi alle costole. Sarà per lui la prima partecipazione alle Finals, e oltre alla tenuta mentale, che nei grandi palcoscenici talvolta viene a mancare (vedi semifinale contro Djokovic agli US Open), l'altro punto di domanda stavolta riguarderà il suo stato fisico. Di certo la dura e lenta superficie delle Finals non potrebbe aiutarlo granché.

Gli ultimi due posti verranno decisi al rush finale, ma anche qui i giocatori che stanno attraversando un buon momento si contano sulle dita di una mano. Dominic Thiem rimane ottavo nella Race grazie ad una prima parte di stagione fantastica, in un 2016 dove a farla da padrone per lui è stata la testardaggine: viene difficile credere che un giocatore di questo livello con un team di persone valide alle spalle possa avere una programmazione così serrata (Bercy sarà il 27esimo torneo della sua stagione). E le cose non sembrano cambiare l'anno prossimo, visto che nei primi tre mesi dell'anno giocherà otto tornei. L'ultimo ad entrare è Marin Cilic, reduce dal titolo vinto a Basilea a cui però dovrà dare continuità a Bercy. Anche per lui quest'anno la costanza è stata un grande problem solving. A settembre sembrava destinato quasi a un remake dello US Open 2014, ma reduce dalla vittoria di Cincinnati si è fermato al terzo turno a New York.

Il primo escluso al momento è Tomas Berdych, probabilmente condizionato dalla lunga pausa di agosto dove è stato alle prese con problemi di appendicite. Risultato? Tanti antibiotici presi e 3kg in meno, per lui un'unità non da sottovalutare data la potenza e la forza che richiede al suo tennis. La seconda riserva ad oggi sarebbe David Goffin, che sta cercando di fare l'impossibile per arrivare a giocare il torneo dei maestri. Anche per lui programmazione folle: otto tornei in otto settimane che alla lunga si stanno facendo sentire, basta prendere in considerazione i suoi ultimi due risultati: eliminazione al secondo turno in quel di Basilea e semifinale ad Anversa eliminato dal numero 57 al mondo Schwartzman. L'ultimo ad avere speranze concrete è Jo-Wilfried Tsonga, il quale chissà che dopo la finale raggiunta a Vienna non sia ancora più galvanizzato davanti al suo pubblico.

Insomma, un livello nettamente inferiore rispetto al passato. Sono lontani gli anni in cui i giocatori dietro i Fab Four erano Davydenko, Soderling e Roddick giusto per citarne alcuni. È l'inizio di una nuova era che coincide con la fine di una grande epoca che forse rimpiangeremo sempre più in un futuro non così roseo per il tennis mondiale.


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