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Rafael Nadal, vale la pena crederci ancora: Olimpiadi punto di svolta della sua carriera?

Luigi Gatto - 17-08-2016 - Letture: 5954

Lo spagnolo torna a recitare un ruolo da protagonista in un grande torneo, massacrante dal punto di vista fisico: ma se gioca come ha fatto a Rio...


Chiedere di più a Rafael Nadal nella settimana del ritorno che coincideva con le Olimpiadi dopo 2 mesi e mezzo di assenza sarebbe stato impossibile. A tratti commovente, lo spagnolo ha dimostrato ancora una volta tutto il suo amore per il tennis: per Rafa un legame affettivo che col passare del tempo non solo rimane intatto ma addirittura aumenta perché, come più volte ha ricordato nelle sue interviste, nello sport come nella vita nulla è per sempre. Lo sa bene Rafa, che a Rio ha giocato la sua seconda e forse ultima Olimpiade della carriera. 'Spero di esserci a Tokyo2020 ma ho già 30 anni", ha detto Rafa ad inizio torneo. Tante cose possono accadere da qui a 4 anni, impossibile fare previsioni ma semmai ci fossero dubbi sulla sua motivazione e passione quando si tratta di giocare a tennis, queste incertezze sono state decisamente polverizzate. E' stata una settimana in cui si è emozionato e ha fatto emozionare, facendo ritrovare la solita adrenalina magica ai suoi tifosi passionali ma anche e soprattutto a sé stesso. Dalle lacrime di dolore e frustrazione di quel 27 maggio terribile in cui ha annunciato il forfait dal suo torneo, il Roland Garros, alle lacrime di gioia col suo amico Marc Lopez, in una specialità, il doppio, dove si è sempre discretamente disimpegnato nel corso della sua carriera quando chiamato a dover fare bene, dimostrando di essere un tennista dal gioco variegato e per certi versi propositivo. Sarà proprio questa la chiave nel futuro, accorciare gli scambi, giocare aggressivo e quando è possibile venire a rete.

COSA VA -
1) Il rovescio è stato sorprendentemente l'ago della bilancia questa settimana per Nadal, soprattutto nel match contro Del Potro. Raramente ha commesso gravi errori con questo colpo, spesso si è aperto il campo per far male col dritto, un altro fondamentale che può e deve essere migliorato se il polso sta bene.

2) La resistenza fisica. Uno sforzo sovrumano per chiunque tranne per lui: in 8 giorni ha giocato 11 match, 22 set tra singolo e in doppio ed è stato in campo 23 ore. Numeri da urlo per uno che fino a 2 settimane fa non sapeva se avrebbe giocato o meno, e invece nonostante "non sia al 100% col polso", come ha ribadito dopo il match con Nishikori, riesce sempre ad essere presente mentalmente e fisicamente nel terzo e decisivo set imponendo forza atletica e mentale. Potevano andare da una parte o dall'altra entrambi i match con Del Potro e Nishikori, ma se fino a meno di un anno fa parlavamo di "sconfitte shock", ora parliamo di dettagli che a questo livello fanno però la differenza.

CINCINNATI E US OPEN - Mercoledì lo spagnolo sarà di nuovo in campo per l'esordio in Ohio contro Pablo Cuevas, da cui ha perso quest'anno a Rio de Janeiro. Poi ci sarebbe agli ottavi Kyrgios, ai quarti Berdych e in semifinale Wawrinka. Nel caso in cui riuscisse a raggiungere le fasi finali di questo torneo sarebbe la conferma di un ritrovato Nadal, le cui sconfitte contro l'argentino e il nipponico non possono che essere una motivazione in più per riscattarsi.

Passa tutto dalla continuità: facevamo discorsi simili all'inizio della stagione su terra battuta, quella volta arrivarono diversi risultati positivi di fila e non fu frutto del caso. Erano i primi segnali che qualcosa si stava muovendo, poi la sfortuna si mise di mezzo. Il periodo gli è favorevole: Djokovic è alle prese con un infortunio al polso e si presenterà a New York da incognita, Federer è ai box, Wawrinka è sinonimo di incostanza, l'unico ad essere una certezza è Andy Murray, il quale non ha nascosto come non sia al 100%. Se c'è un giocatore che può tornare grande in questa seconda parte di stagione è proprio Rafael Nadal, condizioni fisiche permettendo.

@LuisGatTWI per TennisWorld Italia

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