Tennis World Italia
Tennis World
RIVISTA TENNIS WORLD
  NEWS  

AUSTRALIAN OPEN - Murray non si ribella alla dittatura serba: sesto graffio di Djokovic a Melbourne

Federico Mariani - 31-01-2016 - Letture: 1451

Djokovic si conferma imbattibile in Australia. Quarta finale vinta con Murray e undicesimo Slam incassato


[1] N.Djokovic b. [2] A.Murray 6-1 7-5 7-6(3)

Non c’è niente da fare. Come in un copione già scritto, Murray è costretto nuovamente ad arrendersi ad un giocatore a lui superiore in tutto. Novak Djokovic graffia il sesto titolo a Melbourne raggiungendo il primatista Roy Emerson, il quarto con Andy Murray come finalista dall’altra parte della rete. Senza strabiliare, o almeno facendolo solo in parte, il serbo tocca quota undici Slam raggiungendo Laver e Borg, facendo un passo in più verso quell’immortalità che, anno dopo anno, sta dimostrando di meritare. I numeri della vigilia non lasciavano molte speranze allo scozzese che con l’amico Nole aveva perso ventuno volte su trenta e nove delle ultime dieci sfide. Andy, inoltre, era già uscito sconfitto nelle altre tre finali disputate con Djokovic a Melbourne per una striscia perdente australiana che si allungava a quattro se si somma la sconfitta con Federer nel 2010. Il campo ha confermato quanto le fredde statistiche lasciavano presagire e, nonostante la lotta più o meno pari nel punteggio nel secondo e nel terzo set, non c’è mai stato un momento in cui si è potuto pensare che lo scozzese potesse anche solo creare qualche crepa in un meccanismo sostanzialmente perfetto. Djokovic si impone in tre set col punteggio di 6-1 7-5 7-6 dopo quasi tre ore di match di fatto dominato. Nole non è mai stato indietro di un break in tutto l’arco dell’incontro e, a ben vedere, lo score finale è di eccessiva generosità nei confronti di Murray.

In fotocopia a quanto fatto con Federer in semifinale, l’avvio di Djokovic è furente. Il serbo cancella una palla break nel game d’apertura per poi cominciare l’assolo che tramortisce Murray sin dall’inizio. Col doppio fallo Murray cede nel secondo game la battuta e, dalla palla break salvata, il serbo macina un parziale di 10-1 che lo manda in fuga sul 3-0. Non sazio, il numero uno del mondo fa il bis nel quarto gioco ed in un amen vola sul 5-0. Murray può solo evitare l’umiliazione del bagel – rimontando peraltro da 15-30 nel sesto game – prima di cedere il primo set per 6-1 in mezz’ora di gioco con appena sette punti incassati al servizio.

Nel secondo set Murray è chiamato a dar fondo a quanto ha in corpo per restare quantomeno a galla e così è. Nel terzo game occorrono quattro ace allo scozzese per tenere il servizio dopo aver cancellato quattro chance di break. Murray sopravvive fino al 3-3, quando arriva la spallata di Djokovic, la prima nel secondo set. Con uno scatto d’orgoglio il numero due del mondo conquista l’immediato controbreak grazie ad un game favoloso col rovescio chiuso col lungolinea in avanzamento che pizzica l’incrocio e gli dona il 4-4. Chiamato ad allungare sul 5-4, lo scozzese parte forte timbrando due ace nei primi due quindici ma lentamente pare spegnersi fino a concedere un’altra palla break al serbo. La prima di servizio viene in soccorso di Andy salvandolo. In un game che pare non voler terminare Murray concede la seconda palla break e stavolta è il rovescio a toglierlo dai guai ed alla quarta chance lo scozzese riesce finalmente a salire sul 5-4. Nel decimo game c’è la prima vera ed unica occasione per lo scozzese che si issa 15-30 senza tuttavia creare più alcun problema al serbo che impatta sul 5-5. L’undicesimo game è sostanzialmente il crocevia del set e, quindi, della finale: Andy vola sul 40-0, ma non chiude. Djokovic col punto più lungi della partita (36 colpi) raggiunge la parità ed alla prima occasione strappa un insperato break allo scozzese. E’ il gancio del k.o. per Andy, il punto di non ritorno. Chiamato a servire per certificare il doppio vantaggio nel conto dei set, Djokovic prova a mettere ancora un po’ di pepe regalando la palla del tie break al rivale con due doppi falli consecutivi dal 15-30. Non basta neanche questo ad Andy per riaprire il set e dopo una lotta di 80 minuti il serbo inchioda per 7-5 il punteggio del set che lo porta avanti 2-0.

L’enorme sforzo profuso per vincere la seconda frazione – sommato alle quattro ore di lotta in semifinale – sembrano aver svuotato Murray delle energie necessarie per restare in partita anche nel terzo set. Lo scozzese cede in avvio la battuta complice un terribile smash tirato a metà rete, spalancando di fatto la strada verso il sesto successo australiano di Nole. E’ bravo e caparbio lo scozzese a restare mentalmente aggrappato al set: nel quarto gioco manca una palla break, ma alla seconda chance opera il break nel sesto game che gli vale l’aggancio sul 3-3. Con orgoglio Murray tiene i propri turni di battuta facendo corsa di testa, ma restando sostanzialmente inerme in risposta. Si approda, dunque, al tie break, un risultato insperato visto l’epilogo del secondo set e l’avvio del terzo. In un battito di ciglia Murray cancella quanto di buono fatto per far partita pari e con due doppi falli nei primi tre punti al servizio del tie break si autocondanna alla sconfitta. Djokovic resta concentrato e si cambia campo sul 5-1 che diventa 6-1. Lo scozzese rende meno severo il passivo accorciando sul 6-3 ma col settimo ace Nole mette il decisivo punto esclamativo dopo due ore e cinquantatré minuti.

E’ stata una partita dura, maschia, ricca delle solite trame ordite dalla baseline, ma non esaltante. Oltre ai pochi vincenti messi a segno da entrambi , a mancare è stato il pathos, elemento imprescindibile per rendere emozionante una qualsivoglia disputa. La sensazione di superiorità in ogni reparto ed in ogni frangente che Djokovic lasciava trapelare è stata forse accusata anche dallo stesso Murray, conscio in cuor di suo di non avere reali chance di vittoria. Prosegue, dunque, senza battute d’arresto la corsa verso l’Olimpo di Novak Djokovic con in sottofondo l’ormai solita domanda: chi può fermarlo?
 

Powered by: World(89)