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ATP FINALS - Andy Murray e' il nuovo re del tennis! Stende Djokovic e chiude il 2016 al numero uno

Simone Brugnoli - 20-11-2016 - Letture: 15256

Finale a senso unico con lo scozzese che si aggiudica per la prima volta in carriera il torneo dei maestri, un risultato che gli consente di chiudere l'anno al numero uno del mondo. Per Djokovic tanto su cui riflettere nella off season


[1] A. Murray b. [2] N. Djokovic 6-3 6-4

Andy Murray è il nuovo padrone del tennis maschile, un'affermazione che avrebbe assunto una sfumatura utopistica soltanto qualche mese, e che invece oggi è stata ribadita come certezza dalla vittoria del britannico contro Novak Djokovic nell’ultimo atto delle ATP World Tour Finals in corso di svolgimento a Londra. Si trattava della prima volta nella storia che la finale del Master assegnava anche il titolo di numero uno del mondo, obiettivo davvero straordinario conseguito da Murray per tanti anni relegato allo status di quarto favorito dietro Federer, Nadal e Djokovic appunto. Andy diventa così il 17° giocatore a concludere la stagione ATP sul trono del ranking, impedendo al serbo sia di centrare il sesto sigillo alle Finals sia di eguagliare Federer nella classifica dei campioni più vincenti al torneo dei maestri.

Il fuoriclasse di Dunblane riesce anche nell’impresa di aggiudicarsi il trofeo dopo aver annullato un match point in semifinale, una circostanza che non si verificava dal lontano 1998, quando Alex Corretja salvò tre match point opposto a Sampras e poi sconfisse Carlos Moya nell’ultimo atto. Va in archivio dunque il 2016 del tennis maschile (escludendo la finale di Coppa Davis tra Croazia e Argentina), ma l’imminente 2017 si prospetta pieno di emozioni e colpi di scena, tra il nuovo status di Murray, la voglia di rivalsa di un Djokovic apparso con le pile scariche, senza dimenticare i ritorni di Federer e Nadal. E chissà che non si affermi anche qualche altro nome nuovo…

Il serbo si presentava al confronto odierno forte di un bilancio di 24-10 negli scontri diretti, oltre ad essersi aggiudicato tre delle quattro sfide disputate quest’anno, con l’unica eccezione rappresentata dal successo dello scozzese al Masters 1000 di Roma. Nole si era tuttavia imposto nelle due finali a livello Slam giocate nel 2016 tra i due campioni, alzando il trofeo ai danni del britannico sia agli Australian Open che al Roland Garros. L’avvio di partita è piuttosto contratto da entrambe le parti vista la posta in palio davvero enorme, tanto che Murray commette due doppi falli nel game inaugurale riuscendo comunque a portarsi in vantaggio complici un paio di banali unforced dell’avversario. Dopo l’inizio un pochino stentato, il rendimento al servizio dei due giocatori progressivamente si stabilizza, Djokovic non concede infatti nemmeno un punto in risposta nei primi due turni di battuta, a fronte di un rivale che varia molto il ritmo dei suoi colpi e induce spesso il belgradese a perdere le misure da fondo. Sul 3-2 è proprio l’allievo di Boris Becker a correre il primo pericolo, quando Andy si procura due palle break sventate da Novak soltanto dopo un game fiume durato la bellezza di 14 punti e complicato ulteriormente da un incredibile smash a campo vuoto sbagliato dal fuoriclasse balcanico sul vantaggio interno. L’allungo del campione di Dunblane è però procrastinato di pochi minuti, il serbo incappa in un passaggio a vuoto simile a quelli che hanno caratterizzato il periodo recente e Murray ne approfitta per prendere il largo senza più guardarsi indietro. Andy ottiene infatti il break alla prima occasione utile concludendo nel migliore dei modi una frazione di apertura a dir poco impeccabile.

L’intensità del britannico non accenna diminuire nemmeno in apertura di secondo parziale, dove Djokovic si ritrova subito sotto 15-40 e con le spalle al muro; Nole salva le prime due chance di break grazie alla sua classe, ma finisce per capitolare alla quarta palla break complessiva che porta Murray avanti 2-0 tra le grida di gioia del pubblico di casa. Il numero uno del mondo mantiene il vantaggio acquisito smorzando sul nascere qualsiasi abbozzo di reazione del suo avversario, preludio ad un nuovo strappo che lo indirizza in maniera quasi definitiva verso la vittoria. Nel quinto game il padrone di casa piazza il secondo break al cospetto di un rivale davvero inerme, sensazione a cui raramente si è assisiti in riferimento a Djokovic nel corso delle ultime stagioni. Altra statistica davvero impietosa le zero palle break avute a disposizione dal serbo in un’ora e 20 di partita, a testimonianza di tutte le difficoltà incontrate dall’ex dominatore del tennis maschile anche nel fondamentale preferito della risposta. Sotto 4-1 pesante, il belgradese trova finalmente una minima reazione dimezzando il passivo complice anche qualche distrazione di troppo dell’avversario ormai vicino al successo, costretto ora invece a servire al cambio campo in vantaggio soltanto 4-3. La tensione è palpabile dalla parte di Murray, tuttavia il serbo, contrariamente alle aspettative, non riesce proprio ad azzeccare la giusta continuità, commettendo una montagna di errori gratuiti anche di rovescio e in situazioni di gioco piuttosto inusuali. L’ultimo turno di battuta di Andy è da batticuore, primi due punti perfetti a cui segue l’orgoglio di Nole che impatta sul 30-30; due match point svaniscono complici altrettante strepitose risposte di Djokovic, ma la terza opportunità si rivela alla fine quella buona scatenando il tripudio della O2 Arena.

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