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ATP ROMA - Vince sempre Novak Djokovic: non basta uno spaziale Nishikori, il serbo è ancora in finale!

Valerio Carriero - 14-05-2016 - Letture: 1422

Partita pazzesca sul Centrale del Foro Italico, vinta solamente in rimonta e al tie-break del terzo dal numero 1 al mondo dopo 3 ore di tennis stellare


NOVAK DJOKOVIC B. KEI NISHIKORI 2-6 6-4 7-6(5)

Mai così vicini ma mai così distanti. Altra prova di forza disarmante, sotto tutti i punti di vista per Novak Djokovic, uscito vittorioso anche da una battaglia di 3 ore contro un Kei Nishikori probabilmente secondo solo a quello visto sui campi di Flushing Meadows nel 2014. 3 ore di tennis di un’intensità pazzesca, tanto da relegare con ogni probabilità la sfida di ieri tra Nole e Rafa al secondo posto tra le partite più belle del torneo, cosa francamente impensabile fino a questo pomeriggio. 3 ore in cui i due hanno fatto praticamente vedere qualsiasi cosa, 3 ore in cui Nishikori ha prima dominato, poi subito la furiosa quanto inevitabile reazione del suo avversario ma rimettendo su una situazione apparentemente disperata. Alla fine, però, a prevalere è la più classica “legge del più forte”: Djokovic, a eccezione di qualche caso isolato, sembra davvero rifiutare la parola ‘sconfitta’.

Le premesse, eppure, c’erano tutte. Piccolo infortunio nel primo gioco compreso, quando il serbo si rifila goffamente una racchettata sul malleolo, chiedendo un MTO al termine del turno di servizio tenuto. Al rientro in campo non sembra del tutto a suo agio negli spostamenti laterali, ma il merito è soprattutto di un pazzesco Nishikori: sempre in spinta, 3 su 3 nelle palle break annullate e il doppio di vincenti rispetto a Djokovic (10-5) a parità di gratuiti (10-10). Il 6-2 forse è troppo severo per un Djokovic stranamente poco cinico ma per nulla demeritato. Perché il giapponese continua a premere, costretto alla perenne rincorsa: sull’1-0 per Nole si salva in modo clamoroso dallo 0-40 e vanificando una quarta palla break, nel terzo gioco poi è lui a non convertire una chance in risposta. Il numero 1 al mondo si indispettisce per la qualità e il ritmo assurdi tenuti dall’asiatico e sul 3-2 rischia grosso, sfiorando un raccattapalle a rete con una pallata. Il warning di Lahyani è inevitabile, Nole ha almeno il buonsenso di scusarsi immediatamente con il ragazzo. Ma nessuna distrazione, il match non lo permette. Battaglia punto su punto sino al 5-4 poi, dopo lo 0/9 fin qui sulle palle break, trasforma il set point in risposta facendo praticamente da muro.

In uno schiocco di dita, quasi senza accorgersene la partita sembra cambiare completamente padrone. L’inerzia sembra tutta ormai dalla parte del serbo, che sull’onda dell’entusiasmo allunga immediatamente sul 3-0 con due palle dell’immediato controbreak vanificate. La mattanza pare nell’aria quando Djokovic si procura due chance per il colpo del ko sul 5-1, ma è qui che Nishikori infiamma il Centrale. Dopo aver rocambolescamente salvato il proprio turno, trova quasi dal nulla il controbreak alla terza palla utile (e pensare che sulla prima parità, Nole non si era nemmeno accorto di aver rotto le corde prima che glielo facesse notare Lahyani…). 4-1, 4-2, 4-3, 4-4: siamo di nuovo in parità, ma nel decimo gioco la beffa sembra dietro l’angolo. Kei, però, questa volta è freddissimo: annulla un match point con l’ennesimo contropiede della sua partita e dalla parità se la cava con il servizio per il 5-5, mentre è praticamente perfetto il turno che gli regala il tie-break. A questo punto, il giapponese parrebbe meritarla, tuttavia il 3-1 è solo illusorio: 5 punti consecutivi del serbo che ribaltano completamente la situazione, ma c’è tanta complicità dell’ex nr.4 al mondo con tanto di doppio fallo sul 3-3. L’ultimo sussulto di una prova d’orgoglio fantastica per Nishikori arriva con altri due match point annullati, ma sul 6-5 Djokovic stampa una prima centrale sulla “T” che mette fine a ogni velleità.

Un solo punto in più (112 a 111), 7 vincenti in meno a parità di gratuiti (39). È la dura realtà: Djokovic la porta a casa anche quando viene per lunghi tratti “dominato”. È la magra consolazione per un Nishikori encomiabile, quella di aver portato l’imbattibile numero 1 al mondo al suo limite tennistico, tenendolo in campo per 3 ore e sfiorando un successo che sarebbe stato storico (emblematica una signora giapponese in lacrime inquadrata sul Centrale nel mezzo della furibonda battaglia). Manca ancora qualcosa, come per Nadal ieri, per quell’ultimo step che Djokovic sembra portare con il passare dei giorni sempre più su. D’altronde, i suoi numeri parlano chiaro: 93ma finale (già la sesta nel 2016), la 42ma in un 1000 e la settima a Roma. Torneo in cui sta dando tutto, suo cuore per il pubblico del Foro compreso come lasciato intendere dalla sua esultanza a fine partita. Murray, dopo l’atto conclusivo di Madrid di sette giorni fa, è avvisato: nonostante una settimana durissima, Nole è sempre più duro a morire.
 


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