L’irripetibile Nadal e l’immortalità di Federer

Qualche giorno fa, fancazzando per il web, mi sono accorto di questo articolo apparso su Bleacherreport, lo riporto integralmente.
“Chi ha seguito il tennis negli ultimi dieci anni ha avuto la grande fortuna di ammirare due dei più grandi uomini di sempre impugnare la racchetta e vivere una delle più importanti rivalità di questo sport. Roger Federer e Rafael Nadal sono due personaggi simili fuori dal campo: sono simpatici, rispettosi l’uno dell’altro e conducono la loro vita con un basso profilo. In campo, però, non potrebbero essere più diversi. Lo svizzero è puro talento, senza far percepire alcuno sforzo e il suo gioco spesso è paragonato ad un’opera d’arte. Lo spagnolo invece ha uno stile più aggressivo basato su una forza di volontà incredibile, che lo rende il giocatore più temibile mentalmente sul circuito. Il match di Rafa può quindi essere paragonato a un evento di corrida. I fan di Federer tendono a sottolineare il gesto tecnico e la sua bellezza che unicamente la sua classe può fornire, i tifosi di Nadal pongono l’accento sui recuperi difensivi e lo spirito combattivo. Se un tifoso dell’elvetico volesse deridere uno del maiorchino direbbe che apprezza più il tennis degli addominali, viceversa il fan dell’iberico afferma che il cosiddetto più forte di tutti i tempi è la vittima preferita del loro idolo. Per quanto sia improbabile, però, “produrre” un nuovo Nadal è più fattibile rispetto ad un nuovo Federer: un qualsiasi altro tennista può sviluppare testa e fisico con il duro lavoro, mentre il talento non può essere allenato poichè è innato. Per questo motivo i fan di Federer sono più ‘attaccati’ al proprio idolo; perchè sanno quanto è difficile duplicarlo e ora in particolare godono di ogni suo momento passato in campo, considerando che la sua carriera è vicina alla conclusione. Dall’altra sponda, i tifosi di Nadal che pensano con il cervello piuttosto che con il cuore, comprendono che nessuno gioca a tennis come Roger Federer”.
Devo dire che quando ho visto il titolo mi aspettavo un tipo di ragionamento differente, e la trama del pensiero non mi trova d’accordo su molti punti.
Il ‘tifoso’ di Nadal vive nel limbo, nella coscienza dell’inferiorità tecnica (motivo di esaltazione, nel sopperire carenze di gioco con altre doti, simboleggiando stigmate da supereroe), e nell’incoscienza di chi pensa che bastino un fisico abnorme e una grande carica motivazionale per ripetere le gesta del Rafa, idolo facilmente sostituibile generalizzando il contesto di sport.
E’ un errore credere nella ripetibilità di Nadal su un campo da tennis. Un giocatore, tanto amato e tanto odiato, che rappresenta un unicum, per i muscoli apportati al rettangolo e per quel diritto uncinato, colpo più efficace della storia a mio modesto parere. Peccato mortale insegnare il ‘suo’ tennis a un ragazzino. Credo d’altronde che neanche lui riuscirebbe a insegnare il ‘suo’ tennis a qualcuno.
Al contrario Roger Federer, rappresentando tutto ciò che deve esser tecnicamente eseguito su un campo da tennis, è decisamente più ‘ripetibile’ su un campo da tennis. Lo svizzero è per molti esperienza religiosa, è eterno, è fede alla San Tommaso, basata sul visto. Non è stimabile il tempo d’attesa, nè la quantificazione del talento in trofei, ma un ‘nuovo’ Federer apparirà, prima o poi. Anzi, per qualcuno è già apparso in Bulgaria. Nessuno ha ancora intravisto ‘nuovi’ Nadal, e non è un caso.
Adriano S
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Wta
Goerges-Wozniacki minuto 1.38 Stoccarda
Kuznetsova-Wozniacki minuto 2.02 Dubai
Wozniacki-Zvonareva minuto 3.19 Doha
Kvitova- Sharapova minuto 4.05 Wimbledon
Bartoli- Wozniacki minuto 4.35 Indian Wells
Schiavone-Li minuto 6.33 RG
Kvitova-Azarenka minuto 13.45 Istanbul
Kvitova-Bartoli minuto 18.31 Eastbourne
Petkovic-Radwanska minuto 20.15 Pechino
Stosur- S Williams minuto 22.00 Us Open
Black&Blue

Rotti, abbattuti, in disarmo, sconfortati nella mente e nel cuore, pugnetti poco roteanti e occhi appena sgranati, eccoli i top players al Master di Londra, prima in doppio petto alla festona di fine scuola, improbabili damerini a proprio agio come mucche all’happy hour, poi in campo a rendere omaggio al pubblico londinese, numeroso, entusiasta e corretto, as usual.
Lì sono cominciati i dolori.
Andyno Murray si è strappato contro Ferrer (quello non si rompe mai, noi si purtroppo, stanchi di vederlo remare e ora persino smoccolarsi in Hd, belle immagini davvero, una perlustrazione nasale senza endoscopia che ci poteva risparmiare) e ha già mollato la presa lasciando il passo a Tippy, ex adorabile intellettuale, ora colpito da una djokovizzazione preoccupante, Janko guasconeggia e fa il divo, ha perso quell’aura da pensatore della porta accanto, pronto a citare Nietzsche quando scarichi la spesa del sabato. Che tristezza.
Poi il Pesciolino a stelle e strisce, che di suo sta bene un giorno su tre, è stato capace di perdere persino con Rafa.
Fish credeva al Master come io credo alla vittoria di Bersani alle prossime elezioni, solo la splendida moglie si esaltava in tribuna (power of love davvero).
Di Nole sapevamo fosse in pessima forma, ha persino dichiarato, in preda all’entusiasmo, che forse fra due anni se ha vinto abbastanza smette di giocare; d’altronde Djokovic ha preparato il Master andando a fare il buffone da Fiorello, poco da meravigliarsi se ha rischiato di perdere contro Simpatia Slavata Berdych e ora avrà da lottare la sua parte per un posto alla nebbia del Tamigi.
Rafa è un caso a parte, demotivato e sgonfio come un materassino sulla spiaggia il 25 ottobre, gioca a badmington su un campo da tennis, ovvero campo corto, anzi cortissimo; prima nell’incredulità generale rischia di perdere contro Fish poi prende la stesa del millennio contro Rogi. Le temibili rotazioni sono divenute ingredienti per una caprese, palle mozzarella che non camminano, ma cadono tristi e solitarie sulla riga del servizio.
L’ennesimo episodio della sfida del secolo è durato meno di un’ora, quando a Federer è spuntata la coda di cavallo bionda abbiamo capito che era in mode Graf – on (versione finale del Rolando 1988) , ma qui, al contrario di Steffi, non c’erano solo sventagli di diritto, bensì il repertorio completo, sadismo e delizia, classe e crudeltà.
Chi conosce bene Rogi poteva scorgere nei suoi occhi le parole “adesso-perdo-adesso-sbaglio-ecco-è-finita”, non sono bastati un paio di prevedibili tentativi di autolesionismo a rimettere in gioco Rafa, nemmeno il tennista mentalmente più debole fra i top ten degli ultimi 142325262 anni (quale Rogi è, bontà vostra) poteva perdere dal Nadal versione redux.
E dire che la superficie super mega elastica della O2 arena fa rimbalzare la palla al secondo piano, tanto che Rogi doveva prendere la scaletta per domarla con i suoi colpi piatti e accompagnati, Rafa avrebbe dovuto trarne vantaggio, se solo avesse mai trovato la pelota una volta.
Ora lo aspetta un possibile martirio con Tsonga, come sempre reduce da 1253436383 infortuni, ma certo più in tiro di Nadal.
Si accettano scommesse sulla finale di Davis, se Nalba e Delpo non si neutralizzano prima fra loro in una epica rissa c’è davvero il rischio che la Spagna sia in difficoltà. Sarà forse decisivo il doppio (e qui non posso esprimermi poiché sono emotivamente coinvolta dal duo cojones Nando_Feli).
Tsonga è invece un serio pretendente al titolo, capace di mettere in seria difficoltà Federer, per poi buttare tutto a fiume con un tipico attacco di scazzo caraibico.
Blu come le luci della O2 arena, come i cartelloni della Barclays (che preferisce finanziare i miliardari del tennis invece che i mortgage dei sudditi di sua Maestà), black & blue come i lividi degli infortunati, blues come le malinconie di noi aficionados che speravamo davvero in un finale più glorioso.
Lecorbu_Vale
Monti e risMonti…
Un governo tecnico. Dopo anni spesi dietro showman e bilanci pompati. Un ritorno a quote più normali, canterebbe Battiato, stay young and invincible, canterebbe il buon mai vecchio Noel Gallagher.
Un periodo di sfarzi, di finto benessere, di piattume culturale. E la soluzione è sempre il ritorno al passato…siamo sempre lì.
Quando le ere cambiano, storicamente, si vive un periodo di immensi cambiamenti, di boom (negativi o positivi che siano), ma dopo poco tempo ci si accorge dell’esagerazione. E il buon mai vecchio passato torna ‘a tornar’ indispensabile. Un tocco di saggezza ed esperienza e solo allora la nuova ‘era’ ha la benedizione dalla storia.
Divisioni immonde, contro-tifo a voler solo il male per la controparte, piccole saccenze sbucate dal nulla far voce grossa, bamboccioni e nani. Il passato che non morirà mai dall’alto della sua competenza risanerà tutto. Basterà poco, un breve interregno.
Un pensiero lobbystico dirà qualcuno. Forse, ma necessario.
Il professor Monti ha una cosa in comune con Roger Federer e non sono le altitudini svizzere: può tornare a far quadrare i conti.
Adriano S
Ps Ogni riferimento è puramente casuale ed aperto all’ immaginazione più soggettiva.
Indignado
Il tennis è sempre stato uno sport ‘nobile’, nel senso buono della parola. Molto meno nobili sono certi comportamenti e certi commenti, tesi solo a denigrare atleti che portano in alto il nome del nostro sport.
Novak Djokovic ha vinto quasi tutto quest’anno, allargando il binomio Federer-Nadal e aprendo una nuova era, importantissima anche dal punto di vista mediatico, interessante anche per i nostri colori, vista la simpatia del serbo verso l’Italia.
Eppure si fatica ad accettare il risultato sportivo, si sfocia nell’odio più profondo e idiota, che perde ogni tipo di connotato sportivo e va oltre la decenza intellettuale. E’ umano, ovviamente, ‘sorridere’ per le sconfitte dell’alterego del ‘tuo’ campione; è disumano auguragli le peggiori sfortune, godere dei suoi pianti, spuntar fuori come avvoltoi per le (rare) sfortune altrui.
Novak Djokovic è un patrimonio, e in questo periodo di crisi, è meglio tenerselo caro.
Adriano S
Round Robin: formula sbagliata?

Ci stiamo avvicinando all’evento dell’anno, le ATP World Tour Finals. Questo torneo è un unicum per diversi motivi: ci saranno i migliori 8 giocatori delle classifiche mondiali (uomini, oltre ai doppi e alle donne, impegnate già questa settimana a Istanbul per i Wta Championships), un ricchissimo montepremi…ma il fatto che lo rende assolutamente unico è che i tennisti si sfideranno prima in una fase a gironi per decretare i 4 semifinalisti e poi proseguire come un qualunque altro torneo, cioè con eliminazione diretta.
La formula del round robin ha da sempre scaturito opinioni contrastanti. Da un lato i veri appassionati che sostengono che il tennis sia uno scontro ad eliminazione diretta, chi perde torna a casa, dall’altro le grandi masse, magari coloro che si avvicinano al tennis per la prima volta, che vogliono il confronto tutti contro tutti…ma non solo! Ho avuto modo di constatare che molti addetti ai lavori e qualche giocatore è favorevole al round robin…com’è possibile si chiederà qualcuno? Semplice…il motivo è uno dei più antichi del mondo…soldi. Vuoi mettere fare una sola partita ed andarsene a casa oppure farne più di una?!?
Personalmente sono favorevole allo spettacolo ma le regole basilari del tennis le reputo intoccabili, il round robin andrebbe bandito..ma si potrebbe risolvere la situazione in due modi: far svolgere in contemporanea il master maschile e quello femminile oppure alternare il torneo da match esibizione, in tal modo non si infrangerebbe la regola santa del “chi perde torna a casa” ma ci sarebbe ugualmente un incredibile spettacolo.
Ludovico Pisani
Sempre (al)verde

C’e crisi in casa Djokovic, dispiaciuto per non essere a Shanghai a soddisfare le sue manie di grandezza; c’è crisi in casa Federer, costretto a raccontare fiabe alle sue gemelle in riva all’Oceano; c’è crisi in casa Nadal, perché lui purtroppo non ne salta uno di torneo e in questo periodo perderebbe forse anche contro Verdasco (ho detto forse eh..); c’è crisi pure in casa Murray, stupefatti per le troppe partite consecutive vinte. Non se la passano meglio in campo Wta: crisi (di nervi) per gli organizzatori, stanchi di vedere lucky loser giungere in fondo ai tornei, fra mille ritiri.
Ma soprattutto c’è crisi economica, e non ditemi frasi filosofiche del tipo “i soldi non fanno la felicità” o “basta che c’è la salute”: sticazzi, io ho bisogno almeno dei soldi per l’abbonamento a Sky altrimenti addio tennis. Al maschio i soldi non bastano mai, e se addirittura i grandi del tennis si lamentano delle tasse (fra le altre mille cose), ci sarà un perchè…Guardate il video che vi proponiamo e capirete quanto noi uomini siamo svantaggiati.
Nella prima parte c’è Rafa, che dopo aver sfoderato i suoi addominali scolpiti, riceve dalle tribune la proposta di matrimonio da un’intrepida fan. Ma guardate la reazione dell’umilisssssssssssimo Nadal: quasi imbarazzato, sorridente, senza comportamenti sopra le righe, alza solo il braccio per far capire che lui è vivo, e si sistema per maltrattare la palla in risposta al servizio dell’avversario. Ok, forse era troppo impegnato nell’evitare un altro 6-0 da Lacko, ma il romanticone che è in me crede all’amore puro che Rafa prova per Xisca (?).
Invece guardate poi cosa mi combina Steffi Graff: sul centrale di Wimbledon un suo tifoso pone la stessa domanda e cosa mi risponde la tedesca? Da attrice consumata, aspetta termini la risata generale del pubblico, per chiedere l’ammontare del patrimonio dello spasimante. No, Steffi non ci siamo proprio. Quoque tu che hai sposato Agassi e gli hai rubato pure i capelli?? Prova a ripetere la tua domanda di questi tempi al Foro Italico e vedrai la reazione della gente. Al massimo troverai qualche riccone che ti offrirà una cena ma a patto che “paghiamo alla romana”.
L’argomento della (dis)parità dei sessi, si sa, è un evergreen…
Eh le donne, le donne. Perdonateci se non possiamo più accompagnarvi fin sotto al vostro portone ma, sapete, la benzina costa.. Scusate se all’anniversario quando ci chiedete “cosa mi regali?” noi rispondiamo convinti “il nostro amore” (frase che funziona solo nei film). Ma.. non volevate la parità dei sessi? Sì? E allora non lamentatevi! Quale legge dell’antica Roma allora sancisce l’obbligo dell’uomo di PAGARE? Cara Steffi, la parità l’hanno ottenuta anche le tue colleghe del terzo millennio in campo tennistico. Sai, agli Australian Open avranno lo stesso montepremi degli uomini che, come al solito, saranno costretti a soffrire per un paio di set in più a partita. E allora portiamo a 5 anche i match Wta! Almeno non saremo più costretti a sorbire le vostre chiacchiere.
Pensate invece a Nadal: quello stakanovista, come già detto, gira tutto il mondo tra tornei ma soprattutto esibizioni (almeno qualche partita di questo periodo la vince), e in entrambi i casi lo fa per beneficenza: nel primo caso aiuta poveri tennisti a conseguire la vittoria della vita, nel secondo per nobili cause.
Ma aspettate, Rafa non giocherà il Queen’s ma si iscriverà ad Halle per questioni di soldi??! Ok ritiro tutto, anzi sorge spontanea un domanda: non è che nel video proposto, Rafa non abbia risposto come Steffi perché non ha capito una mazza della domanda in inglese?
Valerio Carriero
L’Apocalisse
Roger Federer prepara la tournèe 2012 che lo vedrà protagonista anche in Colombia.
L’autunno mi intristisce. Mi riempie di pensieri cupi, e i tornei asiatici non fanno altro che peggiorare il mio umore. E’ probabilmente per questo che vedo ritiri all’orizzonte, per Nadal, per Roddick, persino per Silvio.
Entrando nel particolare, la mia inquietudine quotidiana è riservata a Roger Federer.
Manca ormai soltanto l’ufficialità, ma lo svizzero sarà protagonista di una grande tournèe che nel 2012 toccherà svariati paesi del Sud America, che in pratica mai prima d’oggi avevano avuto la fortuna di vederlo giocare dal vivo.
A molti, compreso ovviamente me, suona come regalo all’umanità, e pur odiandone l’idea, non posso fare a meno di credere che si tratterà del preludio all’addio all’attività professionistica di Federer.
Sud America, 2012…Sono quasi sicuro che la fine del mondo profetizzata dai Maya si riferisse proprio a quel giorno.
Adriano S
Domande senza risposta

Sono tornata dopo una lunga assenza, impegni di natura planetaria mi hanno tenuto lontana da voi, nel frattempo ho colonizzato intere porzioni di bosco, asservendo svariati casali alla mia ristrutturazione, ho vinto gli US Open indossando un paio di baffi finti e recitando versi di Edgar Allan Poe.
I missed u. Soprattutto quando mi dicevate che tifo Nadal (seeeeeeeeeeeee) e che sono invidiosa della Jankovic (che culo).
Ora basta parlare di me che giustamente non ve ne importa nulla.
Rientro con fare sbarazzino, per ammirare lo splendore di questa ultima ultima parte di stagione.
E’ sempre bello vedere come in Asia (eccetto il Giappone) il tennis interessi come l’hockey su ghiaccio in Turchia. Ma contano gli sponsor e i soldoni, ci meritiamo tutto, anche la sessione notturna di Pechino con le ragazze che giocano indossando la giacca a vento.
Ho domande senza risposta che hanno tormentato questo week end lavorativo
• Chi è lo studente Erasmus che siede con sguardo incerto all’angolo di Andyno Murray, la dicitura Murray’s coach non cela una probabile triste realtà, lo scozzese gli passa vitto, alloggio e forse la tessera interrail per i tornei europei, con lui al fianco vincerà uno SLAM? E soprattutto la tessera interrail la accettano quando prende il diretto Tokyo Shanghai? Arriverà in tempo prima della finale
• Chi è il patacca con catena d’oro che inquadrano all’angolo di Rafa? Pare uno di quei bagnini che ha appena aperto un disco pub sulla spiaggia e ti dice vieni tesoro che qui ze il ziro zusto sol bella zent.
• Noto con piacere che la finale di Pechino è stata Cilic Berdych, va bene che lo spirito di sacrificio orientale è noto a tutti, ma ci rendiamo conto che se i cinesi si incazzano sono in tanti ed è peggio per noi?
• Quante partite dovrà ancora perdere barbie pallettara per smettere di essere numero uno? Siamo alla 2163458463158434 sconfitta, chi fa i conti per la WTA Tremonti??
• La giocatrice più in forma del circuito femminile è la Radwanska, abbiamo quindi trovato finalmente un buon motivo per invadere la Polonia?
• Cosa fa Djokovic quando non gioca, ha un monolocale nella camera iperbarica?
• La finale di Palermo Ungur Berloq è stata rinviata per pioggia, è questa una prova sufficiente per l’esistenza di dio? No! Se dio voleva avere una credibilità doveva far piovere una settimana intera e magari invece che far morire Jobs liberarci di altra gentaccia.
• L’Italtennis è in grande spolvero, abbiamo spezzato le reni al Cile (che non aveva giocatori, ma tant’è), allora come mai il nostro uomo di punta Fogna perde 62 60 da Mayer che neanche se gioca contro la Schiavone fa questo punteggio?
• Perché Rogi porta Mirka al mare che poi ci dobbiamo beccare scatti terribili della trippona on the beach?
• E infine vedo con piacere che Robredo e Tursunov giocano il doppio insieme a Shanghai. Perché non mi hanno invitato? Sono certa che avrei trovato il modo di rendermi utile.
Lecorbu_Vale
Pensiero stupendo
L’autobiografia di un atleta ha sempre segnato la fine della sua carriera, un po’ come i greatest hits di una band.
Dal giorno della notizia dell’uscita del libro di Rafael Nadal pizzica nella mia mente la parola ritiro associata allo spagnolo.
Ho aspettato, mi sono detto “Sarà una buona trovata di Barbadillo, dopo le batoste di quest’anno…”. E poi, in modo sagace: “Se poi vince un altro Slam prendo più insulti di Berlusconi, altro che forza gnocca…”.
A posteriori avrei forse dovuto scrivere il giorno in cui Rafa dichiarò di voler intraprendere la carriera da golfista. Ma anche in quel caso parlai con me stesso immedesimandomi nel maiorchino, nel tentativo di trovar soluzioni alternative: “Sarà geloso di McIlroy, alla fine alla Wozniacki l’ha solo ‘annusata’ da ragazzino, quello vince e gli dà pure dentro”.
Nel frattempo arrivava anche il Ko tecnico di Flushing Meadows, ma ho resistito ancora una volta alla tentazione: “No, vedi, anche le bolle d’aria, sicuramente farà di tutto ma finchè non batte Nole questo non può ritirarsi, l’anno prossimo vincerà tutto”.
Ma è di oggi la notizia della firma ufficiale di Nadal per una squadra di terza categoria spagnola. L’Inter Manacor. Anche qui il mio primo pensiero è stato abbastanza criptico: “Non mi stupisce. Moratti comprerà anche la Apple solo perché fa figo nelle maglie”.
Ho quindi realizzato che trattasi di una squadra spagnola e che realmente Rafa indosserà la maglia numero 9. E ho mollato i freni.
Fermo restando che ero già convinto succedesse quest’anno e solo un avvistamento UFO (Unbelievable Federer Opera) lo ha evitato…Sono forse l’unico a credere che la superficie perfetta per Djokovic sia la terra veloce: Parigi, insomma. E credo che in caso di vittoria del serbo ANCHE lì, Rafa sceglierebbe persino il cricket pur di abbandonare le sofferenze tennistiche.
L’altra corrente di pensiero che mi pervade è forse la più ponderata: penso che Nadal stia preparando un’uscita in grande stile. In fondo ci ha abituato a rinascite clamorose, e non mi stupirebbe l’ennesima, l’ultima. Già, perché il terreno preparato dallo spagnolo e dal suo entourage sembra perfetto per un’uscita di scena appunto in grande stile, da vincente, alla Borg. Non alla Federer, che per nostra fortuna, ma sua sfortuna, sta distruggendo nonostante i titoli passati la sua immagine vincente, con le sconfitte di fine carriera che sta accumulando. Rafa è ancora in tempo per evitare un destino beffardo.
Adriano S
Una bella serata
Non può piovere per sempre, ma ieri sera almeno due gocce le poteva fare, giusto per alleviare l’indicibile strazio della finale maschile di New York.
Invece niente.
Tre ore e passa di comodini e ganci, pugnetti roteanti e occhi sbarrati, angoli acutissimi e modeste discese a rete. Gli sciamannati in azione hanno fatto sembrare Serenona Williams una ricamatrice al tombolo.
E’ il nuovo che avanza e io non mi sento tanto bene.
Se il tennis è diventato il lancio del martello fatemelo sapere che mi sintonizzo su Discovery Channel e lascio perdere Eurosport.
Nole è il numero uno, furbizia e intelligenza tattica, preparazione fisica perfetta, grinta e cattiveria, la precisione di una trafilatrice meccanica e la simpatia di una caldaia guasta la notte di Natale.
Lo tifano in pochi, inspiegabilmente tutti al Foro Italico, a dimostrazione che dopo l’Impero Romano nella città eterna debbono pur fare la media.
Rafa è il numero due, gigante cattivo quando gioca contro Rogi (che mentalmente ha la saldezza nervosa di Bubu quando perde il miele e Yoghi non è nei paraggi), al cospetto dello strabuzzato serbo pare un cucciolo spaurito. A poco vale il cuore di Nadal e le occhiatacce di quel buon uomo di Zio Toni, quasi un padre, di certo un padrone, mentre Costa al suo fianco smanetta distrattamente col blackberry alla ricerca di un posto caldo e umido dove passare la serata.
Rafa gioca corto e fa movimenti così ampi che anche a Boston si accorgono dove tira la palla e subisce così la mitraglia di Djokovic.
Bei tempi quando Federer gli giocava sul diritto e gli apriva il campo che era un piacere.
Essere grintosi al cospetto di Rogi è come essere più veloci di un interregionale che attraversa l’Appennino dopo una nevicata, basta scendere e proseguire a piedi nella neve e arrivi certo prima.
Ma ora c’è un uomo cattivo dall’altra parte della rete e sono cazzi.
Rafa ha già perso 7522314152 volte con Nole, non trova contromisure.
E’ dramma anche per Xisca proprio ora che aveva imparato a contare i punti.
La partita è di una bruttezza cosmica, intervallata dall’usuale sceneggiata MTO di Djokovic.
Egli interpreta il Medical Time Out come il full spa treatment in un resort, il servizio è disponibile perché non sfruttarlo,anzi già che c’è fatemi pure unghie e capelli.
Alla fine del terzo set (perso male al tie break) Nole accusa dolori lancinanti alla schiena, chiama il fisio, massaggino, bacino, VA 5-1 CONTRO RAFA.
Forse, dico forse, non stava malissimo.
La partita finisce e così il glorioso sottotetto che avevo abbozzato durante il match.
Nole esulta pacato e i suoi 21546452463132 allenatori danzano con gioia balcanica sugli spalti, mentre la morosa (che evidentemente, oltre che alla Bocconi, studia anche arte drammatica al Piccolo Teatro, viste le facce da Eleonora Duse che sfodera durante il match) piange al sol pensiero di uno shopping no limit da Tiffany.
Nole si presenta alla premiazione con cappellino NYFD (New York Fire Department), l’11 settembre era il giorno prima, ma queste quisquilie non possono frapporsi alla gloria sempiterna.
Lecorbu_Vale
Wet but not exciting
Dramma.
Tragedia.

Emergenza planetaria.
A New York piove, non ho detto alle Maldive, in Oman o alle Seychelles, MA A NEW YORK.
E i bambini dell’ATP piangono, lacrime nella pioggia, mentre passeggiano nervosi davanti al players lounge, giacchetta impermeabile e infradito, cinni in gita ai quali un dio maligno ha rovinato la festa.
La disperazione serpeggia nella Little Town Blue, disperazione che diventa PANICO quando Mats Wilander prevede che gli organizzatori si metteranno in pari col programma.
E’ certo, la notte di Natale si giocheranno le semi maschili.
OMG.
Gli organizzatori sono delle bruttte persone, per raccogliere 4121345421564542121442 dollaroni sonanti si servono delle TV e degli sponsor e queste birbe multinazionali vogliono dire la loro.
Sganciano fantistiliardi e non stanno zitti e buono.
NO!
Vogliono un programma che gli garbi.
CATTIVI.
A dirla tutta l’empia istituzione del super Saturday ha 30 anni almeno, ma andatelo a spiegare a Nadal che fino a 9 anni era convinto suo zio potesse scomparire come la fata Morgana.
Provate a parlarne a Murray che è stato quasi lasciato dalla fidanzata (una figona assurda sia chiaro) perché, invece che degnarla di uno sguardo, passava i pomeriggi alla PS3.
Andatelo a dire a Rogi (peraltro il più garbato nella polemica contro la pioggia, ma è svizzero quindi il suo modello di rivolta è l’orologio a cucù) che ancora pensa Mirka possa migliorare.
Nole pareva il più sveglio, ma nella camera iperbarica deve essere successo qualcosa, quindi pure lui è andato.
Il tennis nasce outdoor, giocare al chiuso è invenzione tardiva, fino a non molti anni fa, prima dei tetti super mega galattici, azionati da Mazinga Z con le alabarde spaziali, quando pioveva si correva negli spogliatoi e nell’attesa briscola (a dire il vero Barbara Schett, ex tennista di buon livello e ora commentatrice di Eurosport , faceva altro, ma tant’è). Con questo sistema ricordiamo tornei di Wimbledon EPICI, vinti da giocatorini poco spettacolari, ma vuoi mettere Cash, Edberg, Bum Bum o Rafter al confronto con Murray o Nadal?
E’ ben meglio vedere 75 minuti di power tennis dubal piuttosto che s&v puro.
Li troverai là col tempo che estate e inverno (se non capite questa citazione per Natale vi meritate il dvd di Delpo Simon, anzi il blu ray per vederli meglio, in tutta la loro spettacolarità).
I tennisti giocavano sempre.
Gente di scarsa personalità come Super Mac e Jimbo, ai primi scrosci d’acqua, correvano negli spogliatoi e nessuno diceva unbelievable.
Certo restano dubbi, perché a New York non comprano qualche telone, invece che usare il phon per le righe?
Sarà un altro giorno bagnato?
Wet but not exciting for sure (se poi non avete colto neanche questa, siete senza speranze).
Lecorbu_Vale
Ma non dovevamo vederci più?
Paese strano l’America. Giorni di attesa masochista, aspettando un cataclisma che mai avverrà come neanche ad Hollywood sarebbero stati capaci di pensare.
Evacuazioni, paura, conferenze tv in diretta mondiale, gente disperata e terrorizzata dai giornali strappati per strada, orgogliosi cani affrontare le onde dell’Hudson in piena.
Irene alla fine è arrivata, calda e avvolgente, ma non si è portata via macchine o case, smentendo il suo appellativo femminile. Anzi, ha regalato alle tv un tempo perfetto per le trasmissioni dello show. Poi l’imponderabile.
Pioggia, vento, gocce assassine e nuvole fantozziane a mandare all’aria tutti i piani. Le bugie ai giocatori, trattati da veline, e agli spettarori, trattati da nullafacenti. Il tutto in totale tranquillità, senza far più di tanto notizia.
Ci pensa il Nadal furioso a crearne una, senza successo. Il crampo rimarrà il pezzo pregiato del suo Us Open. Nolente o volente la gente in America vuole vedere il sangue, come direbbe Roddick. Addirittura la Wozniacki riesce a diventare protagonista in uno Slam. Chiaramente offcourt, perchè dentro il campo ha tenuto più compagnia la visione delle gocce di pioggia.
Già trema l’America. Il Super Saturday rischia di venire sconvolto da nuovi temporali. Cosa faranno le tv? Quale sarà il prossimo pollo da spellare? Novak Djokovic ballerà la Mazurka?
In preda al panico si inizia a pensare alla costruzione di un tetto. Cifre esorbitanti per un’opera semiirrealizzabile sull’Arthur Ashe. Ma è più forte di loro. Perché pensare a un tetto sull’Armstrong? Ma perché mai pensare all’utilizzo dei teloni? Molto più cool le macchinette asciugatrici, probabilmente a benzina.
Terremoto, uragani presunti e meno presunti, svenimenti mancati e meno mancati, giornate buttate al vento e soldi all’aria. Non ci ha ancora pensato nessuno, strano vista l’atmosfera apocalittica e masochista.. Ma vuoi vedere che sto torneo lo vince Murray?
Adriano Giuliacci
I principi inutili

Ernestino Gulbils ci aveva fatto ben sperare, un top five certo si disse l’anno scorso quando infilò la sua prima vittoria ATP a Delray Beach e soprattutto quando raggiunse la semifinale al Foro Italico, battendo al secondo turno Rogi.
Va detto che Federer è il più grande generatore di campioni sopravvalutati della storia del tennis, è colpa sua del se quell’insipiente pennellone di Delpo si atteggia a Connors offsettato in direzione verticale ed è ancora colpa sua se Berdych, l’antipatia slavata in persona, ancora si pavoneggia di una finale a Wimbledon. Persino Volandri ha goduto del volano svizzero e ancora fa i giri di campo quando gioca il challenger di Tolmezzo e lì batte Haider Maurer o Sticazzer.
Per svariati mesi alcuni fan sfegatati di Rafa sono stati persino convinti che lui fosse il goat, il più grande di tutti i tempi, robe da far crollare in preda ai crampi le statue dei Moschettieri al parco dei Principi.
Ernestino ci aveva illuso, orfani di Marat Safin e della sua carica sensuale straripante, cercavamo il bastardo, l’iconoclasta, il ribelle. Certe frasi da Oscar Wilde del Baltico tipo “passare una notte in carcere è una esperienza che consiglio a molte persone” pronunciata quando venne beccato, insieme all’allenatore Gumy, in un bordello svedese (in Scandinavia la prostituzione e il suo favoreggiamento sono severamente puniti, da noi fa curriculum, anche per carriere ministeriali.
Cheers).
Tennis a tutto rischio, micidiale da dietro, gran servizio e ottimo tocco. Insensato e instabile, indolente e perdigiorno, ci pareva l’assenzio per un circuito ATP popolato di Fanta Orange.
Fosse nato 100 anni fa Gulbils sarebbe stato un rivoluzionario, avrebbe animato salotti anarchici, arrampicandosi a mani nude su palazzi rococò per ghermire qualche contessa annoiata (e probabilmente zoccola), avrebbe rinnegato il padre miliardario per organizzare imboscate contro l’Arciduca della Lettonia. Avrebbe pronunciato discorsi da invasato in qualche fumoso caffè, scuotendo con furore i riccioli biondi.
Ma siamo nell’era dello spread e dei guadagni facili, bisogna essere matti per rinnegare il padre bastardo e altresì dannatamente miliardario.
It’s economy stupid.
Cercavamo un Nastase dai tratti aristocratici, abbiamo trovato il talentuoso ragazzino viziato, con una passione smodata per le donne (meglio se regolabili con fattura a 30 gg), i cocktail e le feste scatenate.
Poca voglia di allenarsi, zero riflessione in campo e l’impressione che viaggiare in prima classe da quando aveva due anni gli abbia tolto la gana di vincere. La seconda metà del 2010 e buona parte di quest’anno sono sconsolanti, perde da tutti e pare non gliene importi nulla.
Ernestino cambia allenatore due volte e poi si affida a Canas, un tipino poco affidabile e con dubbia reputazione, ex giocatore spesso chiacchierato per presunto (eufemismo) doping.
L’angolo di Ernestino sembra uscito da un film sulla mala e pure il gioco dei Gulbils è davvero involuto. Da arrembante e focoso si è traformato in attendista, gli sono rimasti il birignao da figlio di papà, saranno gli insegnamenti di Canas (azzardo “palla lunga, riga bianca davanti al naso”, ovvio mi riferisco alla posizione in campo non pensate male eh).
Certo qualche risultato è finalmente arrivato (vittoria a Los Angeles, un mese fa), alla prova vera degli US Open, fallisce miseramente.
Aveva davanti un corridoio invitante, prima Misha Youzhny, che non vince una partita da 12 anni, e si infrange contro Muller, il triste elettrauto lussemburghese.
Poteva essere rivoluzione, è stato un cosmopolitan (per di più senza ciliegina).
Lecorbu_Vale







