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Archive for maggio, 2012

21
mag

Water resistant

SONO MOLTO NERVOSA, VI CHIEDO DI NON CONTRADDIRMI.

Lo sciame sismico, le notti insonni, la coppa italia al Napoli, è vero potrei consolarmi perché un grande maestro di vita e sport come Zeman torna in A, ma io non sono capace di gustare le piccole gioie.

E’ un mio limite.

Poi oggi diluvia.

Per fortuna sono impermeabile, come non lo sapevate? Noi ragazze siamo impermeabili, affolliamo i saldi di Burberry e Aquascutum solo per fare le fighe, ma non temiamo la pioggia.

Da piccola non lo ero, ora sì.

Abbiamo sviluppato anche piedi palmati che non ci fanno scivolare quando piove.

Si chiama evoluzione della specie, Darwin rulez

Ve ne sarete accorti ieri, Masha e Li Na hanno dato vita ad una partita appassionante, sotto il diluvio e mai hanno chiesto interruzione, break point, match point, tie break, tutto bagnato, MA LORO SONO PIU’ IMPERMEABILI DI UN KWAY!

Erano tranquille avete notato, non si sono lamentate nemmeno quando il campo era un orrido pantano.

Hanno punti da difendere, ambizioni da numero uno, ma non hanno avuto paura, coi piedoni ben piantati per terra macinavano km.

Per fortuna noi ragazze siamo più water resistant di un trench, perché altrimenti l’organizzazione del torneo di Roma avrebbe avuto qualche problema.

La gara di freccette del villaggio vacanze amici del Salento è gestita meglio. Il prossimo anno chela FITrecluti Ciro e Pippo, animatori tuttofare e non ci saranno problemi.

Peccato perché il torneo è stato bello, gran partite e nonostante i salottini di Massimo Caputi, travestito da improbabile tennista d’antan, ci abbiano fatto rimpiangere Bisteccone, facendolo assurgere a figura giolittiana, ci siamo divertiti

Gli organizzatori sanno che deve piovere.

Programmano tutto sul centrale, ovviamente non anticipano di un minuto, si gioca ogni match possibile, il doppio maschile e  quello femminile, volevano organizzare anche una spaghettata con gli ex compagni delle elementari di Barazza, ma un paio di loro soffrono di reumatismi e non sono venuti.

Poi arriva il momento dei DUE CAMPIONI.

I MASCHI, quelli appunto che non sono impermeabili.

Ha smesso di piovere, hanno pulito il campo, ma è troppo pericoloso.

Segue una ridicola gazzarra con protagonisti personaggi di statura augustea, Zio Toni, Vajda (detto il portaborse) e il manager dell’ATP, detto anche per-50.000-euro-al-mese-mi-faccio-bersagliare di-bottigliette-e-chi-se-ne-fotte.

Risultato imbarazzante: il benservito agli spettatori.

Si giocherà oggi lunedì, alle 12 con lo stadio semi vuoto, perché la gente lavora, perché non tutti gli spettatori sono di Roma, perché spostare aerei e treni non è sempre così facile.

Non ci sarà atmosfera e poca partecipazione.

Ma Rafa e Nole ci sono abituati, quando organizzano una seratina con le morose è sempre così, zero partecipazione.

Che sia perché a loro non piacciono le cose troppo bagnate?

Lecorbu_Vale

17
mag

Il giorno in cui il Pietrangeli crollò sotto la simpatia di Wawrinka

Un ottavo di finale a Roma era già cosa di cui vantarsi. Aver eliminato Isner (a tratti una versione allungata e più scarsa di Roddick, ma a tratti anche un discreto giocatore) era già un bel risultato. Soprattutto per il modo in cui era maturato. Ma Andreas Seppi, oggi, ha fatto di più. Ha rimandato a casa quel simpaticone di Stanislias Wawrinka in maniera quasi – ma che dico quasi?! – epica.

 

Il primo set è stato combattuto. Break di Seppi subito recuperato da Wawrinka e parziale trascinato al tie-break, dove Andreas ha spento la luce e, in men che non si dica, sì è ritrovato sotto 7-1, lasciando intuire che non era una giornata semplice. Break e controbreak successivo anche nel secondo set, ed errori gratuiti come se piovesse da ambo le parti. Finchè, sul risultato di 5-5, Seppi riesce ad annullare due palle break consecutive e trascinare il match al secondo tie-break di fila. Il Nostro parte subito male e va sotto 3-0, in quello che sembra il remake del finale del primo set. A questo punto, Andreas e il pubblico del Pietrangeli iniziano a farsi sentire: 4 punti in successione, riportano l’altoatesino prepotentemente in partita. Gli spettatori ci credono e incitano il tennista di Caldaro. Wawrinka recupera il minibreak e sul 6-5 in favore ha l’occasione di chiudere set e partita. Avrebbe anche l’occasione di andar via elegantemente, ma la spreca come nemmeno un bimbo di cinque anni – dopo che il suo Pikachu è stato massacrato a suon di mazzate – farebbe: il pubblico continua a sostenere il tennista azzurro cosa non gradita a quel mattacchione di Wawrinka che, forse sicuro di portare il match a casa e colto da un improvviso raptus di simpatia acuta (son cose che capitano a chi, come il caro Stanislas, fa dell’ilarità un modus vivendi), invita polemicamente i sostenitori a far più casino. Accontentato. Il Pietrangeli diventa l’Olimpico e lo svizzero inizia a sparacchiare palle a destra e a manca senza senso logico. Tie-break e set a Seppi. Un Diazepam a Wawrinka.

Si va al terzo set. Seppi sembra più in palla rispetto all’avversario, che – nel frattempo – continua molto amichevolmente e simpaticamente ad attirare su di se tutto l’affetto che gli astanti hanno da offrirgli. Vere e proprie secchiate di fischi sotterrano il povero (?) lustra-scarpe-di-Federer. Il tennista azzurro approfitta della bolgia venutasi a creare e si porta subito avanti di un break, ma si ferma lì. Il poggia-piedi-di-Federer-a-Pechino-2008, infatti, dopo aver fatto scatenare mezza Roma contro se stesso, non vede l’ora di scappare in albergo e barricarsi dentro. Così, infila una serie di cinque game di fila e porta Seppi a servire per restare in partita. Andreas non si scoraggia (cosa strana, ma è successo davvero) e non solo tiene il servizio, ma nei due game successivi recupera il break di svantaggio – quando Stanislas DuploMan Wawrinka andava a servire per il match (sottolineatura d’obbligo) – e tiene ancora il servizio.
L’epilogo del terzo set, si scrive ancora una volta al tie-break. Stavolta, è Seppi a portarsi sul 3-0, ma sciupa tutto e regala sei punti in rapida successione all’avversario più simpatico degli ultimi 150 anni che, però, ha deciso di farsi perdonare per essere nato così divertente e spreca tre – e dico TRE – match point. Uno dopo l’altro. Senza apparente vergogna. È la svolta decisiva. Seppi si ritrova, quasi senza volerlo, con in mano la palla dei quarti di finale.

 

Il momento è leggendario. La tensione si fa a fettine e l’emozione si taglia con un grissino (che c’entra? Boh). Il pubblico è pronto ad esplodere come nel 2006 dopo il rigore di Grosso. Andreas serve e gioca con calma olimpica. Gli Dei del Tennis decidono che Wawrinka, per oggi, ha distrutto le balle abbastanza. Il dritto del mattacchione svizzero finisce fuori, spinto dall’urlo del pubblico, e Seppi vola ai quarti di finale. Il Pietrangeli esplode letteralmente di gioia. È tripudio.
Tra fischi per Wawrinka e cori pro-Seppi, finisce una partita che resterà nella leggenda per due motivi: a) il risultato ottenuto dall’italiano (dodicesimo azzurro dell’era Open a qualificarsi ai quarti di finale a Roma); b) il pubblico del centrale ha rinunciato ad assistere alle grazie – non tennistiche, chiaramente – che la Sharapova e la Ivanovic stavano mettendo in mostra, per affacciarsi sul Nicola Pietrangeli e gustarsi la disperazione di Wawrinka.

 

P.S.: chiaramente, complimenti sinceri ad Andreas Seppi.

 

Adriano Costantino

14
mag

Ma la terra è sempre più blu: le pagelle!

Concluso il torneo di Madrid, si volerà tutti quanti a Roma. Non prima, però, di aver fatto un piccolo resoconto dell’andamento del torneo spagnolo su terra blu. Vai con le pagelle.

Nadal: voto 0. Ha passato metà torneo a piagnucolare per la terra blu. Nell’altra metà era già uscito da un pezzo. Contro chi? Verdasco. Avessi detto McEnroe. È andato via in grande stile – come suo solito – dichiarando che, se il prossimo anno la terra rimarrà blu, lui non metterà piede a Madrid. Dategli un biberon e colorate di blu ogni campo di terra del globo terracqueo.

 

Djokovic: voto 0,5. Stesso discorso fatto per Nadal, con la differenza che il serbo è durato un turno in più. È uscito contro il connazionale Tipsarevic, mostrando un tennis che non si vedeva dai tempi di Fantozzi e Filini. Con la differenza che i due personaggi appena citati, sotto la pioggia battente, si sono adattati. Nole, invece, si è lamentato ogni cinque minuti della scarsa aderenza della superficie. Roba forte, per essere il numero uno al mondo. Dategli un paio di pattini, sì. Almeno li usasse per togliersi dalle scatole.

 

Del Potro: voto 6,5. È arrivato in semifinale, e per tutti gli appassionati è stato un bel traguardo. Peccato, a un passo dalla finale, aver pensato più all’arbitro che alla partita, lasciando campo libero a un concentratissimo (evento raro) Berdych.

 

Dolgopolov: voto 7. Luce fu. Abbagliati Seppi (va bè) e Tsonga. Contro Del Potro c’era poco da fare, ma ha giocato bene anche lì. L’ucraino sarà sicuro protagonista nei prossimi tornei (se mi smentisce uscendo a primi turni da qui a Dicembre, sappiate che gli ho voluto bene lo stesso).

Berdych: voto 7,5. Ha fatto il suo torneo e per la prima volta in vita sua ha usato la testa in quasi ogni momento. Fino alla finale. Ha giocato bene anche quella, almeno inizialmente, ma nei momenti decisivi è mancato. È partito all’attacco e ha fatto suo il primo set, per poi regalare il secondo a Federer con un doppio fallo da manuale. È riuscito a fare addirittura peggio nel terzo set. Ottavo gioco (4-3 per Federer), Berdych è sotto per 0-40 ed è al servizio: recupera con tre ace e poi infila due doppi falli consecutivi. La testa, Tomas: la testa. Sempre.

Federer: voto 8,5. La superfice l’ha indubbiamente favorito (o meglio, è stato lui a sapersi adattare alla grande), ma per lunghi tratti del torneo ha mostrato un tennis d’altri tempi. Il monologo visto in alcuni match (contro Tipsarevic, ad esempio) è stato un po’ noioso, ma la vittoria del torneo è sicuramente meritata. Nota di merito, in oltre, per essere stato il primo (e l’unico?) a capire che il serve & volley sarebbe stata l’arma vincente. Chapeau.

Terra blu: voto 9. Si scivola – è vero -, ma è l’unica superficie dove si vede un minimo di vero tennis. Favorisce i giocatori d’attacco, penalizza i cyborg che si barricano sulla linea di fondo e a rete scendono solo per sbagliare uno smash. L’intenzione è quella di lasciarla anche per il prossimo anno, apportando alcune modifiche per rendere il campo meno scivoloso. Per quanto mi riguarda: viva la terra blu.

Andy Murray: voto 10. Non ha partecipato al torneo risparmiandoci le continue inquadrature alla madre in tribuna ei pugnetti in segno di esultanza a ogni errore dell’avversario. È il vincitore morale.

 

Adriano Costantino

13
mag

Federer l’equilibrista, tra i lividi madrileni

Bastano un paio di fotogrammi, e lo smarrimento inziale lascia ben presto il campo alle più svariate congetture. Quella distesa di un elettrico azzurrino o blu cobalto quando il cielo è nuvolo, che sarà mai? Un enorme solarium per vitelloni della terza età o forse è una piscina olimpionica, dal cui trampolino gustarsi rutilanti tuffi a pelle di leone? Si andrà dal funambolico carpiato di un Federer travestito da Cagnotto, alla terrificante spanciata fantozziana dei vari Nadal o Djokovic.

Sconcerto per l’epocale novità che l’estroso Ion Tiriac (uno che mi sta oltremodo simpatico, perché non piace alla gente che a tutti piace ma non a me) ha portato nel Masters 1000 di Madrid. La terra dal tradizionale color rosso tarocco di Sicilia è diventata di uno smarrente azzurro rifrangente. Una pacchianeria kitch, inutile negarlo. Cosa brutta, ma non più grave di altre meno eccentriche sconcezze che hanno cambiato questo sport, nel recente passato. Si rincorrono le reazioni, in uno stucchevole spettacolo già visto. Ritrite lamentele da prima ballerina che pretende tutti s’adeguino ai suoi formidabili piedi storti, e risposte svizzere che somigliano al sibilo di un retro pensiero abilmente celato e disvelato solo da qualche signor Freud imprestato alla pizzicagnoleria spiccia. Puntuali come un treno ai tempi del littorio in un binario morto: Nadal s’indigna per una superficie a suo dire orrenda. Federer risponde a tono con un “poffore” di algido assenso. Perché se vinci su un terreno su cui quasi tutti faticano anche a stare in piedi, significa che sei il migliore in assoluto. La cosa non fa altro che pompare il suo ego. Tutti felici, insomma, in questo psicologico rincorrersi a mosca cieca.

Lo spagnolo però è scuro in volto. Pesto, livido, quasi bluette come l’ignominiosa  terra madrilena. Arriva a spingersi fino all’insano gesto: “Se ci sarà ancora questa terra blu, qui non tornerò più a giocare”. Silenzio e sgomento per una decisa presa di posizione cha farebbe impallidire l’autore di “non gioco più me ne vado”, ebbro e sbronzo come una spugna, quando l’ispirazione delle muse lo colse nel sonno. Giusto, forse. Ma il tennis, non pare ancora essersene fatto una ragione, non è cosa sua. Un affare personale. La sconfitta patita contro Verdasco è una specie di oltraggio al pubblico /personale pudore in salsa maiorchina. Rimbalzi irregolari, superficie troppo veloce e scivolosa, completamente inadeguata per il tennis e buona per i pattini, a suo dire. Torce il labbro leporino e se ne va, Rafa. Celando pietosamente il perché di quello smash che si tira nei piedi o dritti d’attacco sgozzati a mezza rete, partoriti quando per due volte serve per il match. Terra azzurra, verde o fumante spianata di pizza margherita. E’ solo una folle coincidenza di quelle cui puoi assistere una sola volta nella vita: l’invincibile campione che si capotta maldestramente innanzi al succube paggetto Nando, vittima sacrificale di sempre. “Anvedi come perde Nando”, ed anche quando vince, per questo fantozziano torello madrileno, dev’esserci la scusante del carnefice. Con De Coubertain imbavagliato ed incaprettato.

Cadono come pere mature, alcuni favoriti, mentre Federer estraneo a tutto, svolazza, dritto per dritto, con qualche ancheggio, per la sua strada. Lo capirebbe anche un ipovedente quanto lo svizzero possegga una maggior capacità tecnica nel fronteggiare i rimbalzi imprevedibili. Il rapido guizzo che lega mente e braccio, nell’affrontare una pallina impazzita. Trasforma un difficoltoso aggancio in recupero disperato, in morbida carezza vincente. Dopo Nadal, a ruota, cede anche Djokovic. Il serbo regala un paio di antologiche scucchie ritorte da “Famiglia Addams” e qualche svogliato colpo in croce, prima di cedere al magnifico orco filoso Tipsarevic. In semifinale poi è il turno di Del Potro, ad accodarsi al torpedone della lagna cantata. Tutti nell’epocale verità alla Max Catalano, che su questa superficie si hanno maggiori difficoltà. Infantili scusanti a parte, l’innovativo strato blu, oltre a far riposare le diottrie dello spettatore in panciolle, ha favorito gli attaccanti, penalizzando gli strenui difensori e strisciatori da sabbie mobili nepalesi. Non mi sembra vicenda così persecutoria o un complotto dei giudici rossi travestiti d’azzurro. Specie pensando a superfici cementizie sempre più collose o erbe simili a pasture per pescecani agonizzanti, che hanno reso meno veloce il gioco nel 90% degli altri tornei. Anche Slam, e non solo un unico Masters 1000 stagionale.

Il torneo, malgrado la gioviale atmosfera da ufficio di Equitalia, è andato avanti senza impiccagioni di piazza. Perché su quell’infida argilla pennellata ci hanno giocato tutti. Alcuni hanno vinto, persino. Nel maschile e nel femminile, sono arrivati in finale tennisti tecnicamente dotati ed esplosivi. Roger Federer ha giganteggiato, ma i suoi bravi problemi ad adeguarsi alla difficile superficie li ha avuti anche lui. All’esordio l’ha spuntata d’esperienza e grazie all’innata classe, contro la deflagrante pera gigante Raonic che sulla terra azzurra pare un magnifico fuciliere d’assalto. Federer ha poi menato le danze per tutto il torneo, alla sua maniera. In fuga, l’uomo solo al comando, simile a Coppi che fluttuava leggiadro tra due ali di gente estasiata nell’irreale silenzio dei maestosi monti. Dopo gli affanni iniziali, finisce per domare la futurista terra non terra col solito spettacolare assolo immacolato. Lo stesso che tende ad aggrinzirsi di sgomento, appena qualcuno ha l’ardire di gettarlo nella mischia della lotta. Anche in finale, contro il “gazzolesco” talento impostato di Berdych, inizia male, la riprende e rischia gettarla al vento. Ma alla fine vince, come un equilibrista folle che passeggia in punta di piedi su quel filo invisibile, dal quale gli altri cadono goffamente procurandosi lividi. E poiché ciascuno ha una sua storia ed un destino, lo svizzero partorisce l’ennesimo guizzo che manda in sollucchero i suoi estimatori, mettendo altra legna sul fuoco chi da anni ne critica i successi-passerella, quando gli avversari veri si sono già autoeliminati. La mirabolante fiera delle verità assolute che la gente possiede in tasche bucate: Nadal è un combattente che sconfigge anche il dolore, Federer vittorioso sempre contro avversari inesistenti, Djokovic divertentissimo istrione, il tennis italiano sta benissimo, etc…Roba fine, articolata e troppo complessa. Roba da giornalai seri.

Picasso

8
mag

Nel blu dipinto di blu

Lo ammetto, sono stato tra i primi a proporre una perizia mentale a chi ha avuto l’idea di colorare di blu la terra di Madrid. Poi, ho sentito che quei simpaticoni di Djokovic e Nadal se ne lamentavano e ho iniziato a provare una certa simpatia (per la terra blu, mica per loro).

Le critiche ci possono stare, specialmente da parte dei tradizionalisti. Difficile accettare un cambiamento indubbiamente d’impatto. Da semplici telespettatori, tocca abituarsi al colpo d’occhio, almeno iniziale, che i campi di Madrid offrono quest’anno. Qualcuno aveva parlato addirittura di rimbalzi anomali che, personalmente, non ho ancora visto. Al contrario, mi sembra la solita superficie dove la palla al contatto rallenta. Può rallentare di più o di meno, ma dipende anche dall’umidità del terreno (discorso valido per ogni tipo di terra, per altro). Ma, è pur vero che non ci sono io a Madrid a giocare su quella superficie, quindi tante cose mi sfuggono sicuramente.

 

Le dichiarazioni dei tennisti sono comunque la cosa più bella del torneo di Madrid di quest’anno (oltre alla non partecipazione di Andy Murray, che fa felici grandi e piccini).
Rafel Nadal è stato, come al solito, il più sobrio di tutti e il meno piangina: ha sottolineato la differenza dell’altura; si è appellato alle ragioni storiche; si è lamentato della poca visibilità; ha inveito contro i rimbalzi lenti, irregolari e bassi; e, per finire, ha dato per favorito mezzo mondo tranne se stesso;

Novak Dijokovic avrebbe preferito che gli fosse pervenuta una domanda in carta bollata, almeno sei-sette mesi prima, da parte degli organizzatori del torneo ai fini di ottenere la sua benedizione.

Roger Federer, invece, non sa ancora se l’esperimento gli piace o meno. Se uscirà dal torneo prima della finale, se ne lamenterà. Se vincerà il torneo, dirà che è la trovata più geniale degli ultimi 150 anni. Tocca aspettare.

 

Tra le donne, si sono distinte soprattutto le dichiarazioni delle sorelle Williams. Serena, visibilmente al settimo cielo e rotolandosi in mezzo al campo, si è lasciata andare in un commento tecnico sulla qualità e le proprietà fisiche del colorante usato: “Sporca di meno!”. Tra l’altro, credo sia l’unica a pensarla così: ieri, tutti quelli che sono scivolati, prima di riprendere a giocare si sono spazzolati per bene con la carta vetrata neanche fossero caduti in una tinozza di liquame. Venus ha invece dichiarato che trattasi di “una vera e propria terra alla moda”. Ringraziando il cielo, quest’anno non si porta la terra a zampa d’elefante, altrimenti sarebbe stato un casino.

 

P.S. se Nadal dovesse vincere il torneo, esigo come minimo che prenda il microfono e, invece di ringraziare mezzo mondo e fare i soliti finti complimenti al tennista sconfitto, si lasci andare in un turpiloquio nei confronti degli organizzatori, del governo spagnolo, dell’Unione Europea e del Nuovo Ordine Mondiale.

Adriano Costantino

2
mag

Zoo-tennis Part 2

Dopo aver ripreso il paragone fra Nadal e il Capybara, come promesso arriva la seconda puntata di Zoo-tennis…

Murray e la donnola

Roddick e lo struzzo

Karlovic e il cammello

Safin e l’orso

Del Potro e il bracco

Stepanek e la carpa

Tsonga e il pesce gatto

Verdasco e il leone

Monfils e la pecora

Federer e il carlino!

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