C’è mancato poco

6-4 6-3. Finisce così l’avventura di Fognini a Bucarest. C’era chi ci sperava, in pochi ci credevano. Fabio Fognini ha raggiunto la finale. La prima in carriera. E questo è già di per sé un ottimo risultato, specialmente considerando le emozioni indescrivibili che l’Italtennis ha regalato negli ultimi anni. L’ultimo italiano ad aver vinto un circuito maggiore è Andreas Seppi: la scorsa estate, Eastbourne. Roba forte.
Però, c’è anche da dire che l’ATP di Bucarest non è di certo uno dei tornei più importanti del globo (e nemmeno Eastbourne, per la cronaca). Tutt’altro. Il secondo finalista era Simon. E un semifinalista sarebbe potuto essere addirittura Andreas Seppi. Tanto per dare un’idea approssimativa del tennis che la Romania ha offerto in quest’ultima settimana. La finale è stata la giusta conclusione di un torneo cotanto spettacolare: un vero e proprio festival delle occasioni buttate al vento. Da accapponare la pelle (cit).
La partita è durata 110 minuti. Un po’ troppo, considerando il livello di gioco espresso in campo dai due protagonisti. Fognini ha sciupato la qualunque. Basti pensare che nel primo set stava avanti 2-0, prima di finire sotto 5-3 e darlo vinto al francese. Nel secondo set, sono addirittura quattro le palle break sprecate dal ligure (“sciupate” sarebbe troppo riduttivo, “sprecate” rende meglio l’idea di quanto ha fatto). Inutile dire che dopo aver subito il break di Simon, Fognini ha smesso di crederci (e ho dei dubbi che l’abbia mai fatto sul serio) e di lottare. Il match si è chiuso con il secondo doppio fallo dell’italiano, e tanto basta per fare una sintesi dell’intera partita.
In quest’ultimo periodo, si è parlato molto della maturità trovata da Fognini e si è parlato molto anche di una certa sicurezza espressa nel modo di giocare. E forse, questi passi avanti ci sono anche stati. Il problema, fondamentalmente, è che dietro la racchetta c’è sempre il solito tennista umorale: quando le cose vanno bene, si esalta; se le cose iniziano a prendere una piega non troppo positiva, ecco invece che smette di crederci. Sarebbe ora che crescesse dal punto di vista della tenuta mentale, altrimenti non andrà mai da nessuna parte.
In ogni caso, possiamo stare tutti tranquilli. Da domani si tornerà a parlare di un Italtennis quanto mai in salute. Del resto, Fognini entra nei primi 50 giocatori del mondo, facendo seriamente tremare Djokovic, Nadal e Federer in vista delle Olimpiadi. Si salvi chi può.
Adriano Costantino

