La casualità delle numero uno
Vera Zvonareva ha ragioni molto solide per farsi apprezzare, prima di tutto gioca un tennis d’attacco, certo non è Martina Navratilova, ma nel panorama tetro della WTA è un barlume di luce, quando prende le righe non resta piantata coi piedoni sulla riga di fondocampo, aspettando eventi soprannaturali risolutivi, ma cerca di chiudere a rete.
La Zvonareva, in un mondo di baby ignoranti racchettari strappati ai libri quando non erano ancora arrivati all’ultimo capitolo del sussidiario, alterna sport e studio all’Università, dimostrando di essere un’atleta pensante (pure troppo visto che fino a un anno fa era di una fragilità pazzesca e si lasciava andare a vere crisi di nervi, forse qualcuno di voi la ricorderà in un match contro Flavia dove fu protagonista di una scena da neuro deliri).
Non dimentichiamo poi che Vera è allenata dal coach più sexy del circuito, Sergey Demekhine, ex tennista di scarso livello, coetaneo e amico d’infanzia della Zvonareva, suo compagno di doppio in molte competizioni giovanili e soprattutto modello per l’Agenzia Michele Pommier. Il bel Sergey ha abbandonato il tennis, dove vinceva poco o nulla, per le passerelle, ma ha subito scoperto che il catwalk, così generoso per le fanciulle, è assai avaro per i maschietti e rende alla stragrande maggioranza dei top meno di uno stipendio da impiegato.
Demekhine rientra nel mondo del tennis prima allenando la Kudryavtseva e poi diviene sparring partner e coach a tempo pieno della Zvonareva. I consigli tecnici di Sergey sono ottimi, il tennis di Vera diventa più aggressivo. Vederlo a bordo campo è poi un piacere per gli occhi (segnalo alle estimatrici del genere che Demekhine fu protagonista della campagna di Abercrombie & Fitch di qualche anno fa, cercate le foto su google, potrebbero rendere luminoso questo inverno che non si decide a finire).
Esiste un’altra ottima ragione per essere grati a Vera, la tennista russa è infatti riuscita a battere per ben due volte negli ultimi mesi Barbie Pallettara, alias Caroline Wozniacki, prima alle semi degli US open 2010, evitando la catastrofe di uno slam in smalto giallo, e due giorni fa nella finale in Qatar.
Vera è capace di rompere il gioco Tetris della bionda pandora, infatti imposta le partite contro la danese sempre all’attacco, preferendo il controtempo alla forza e lanciandosi a rete appena possibile.
E’ successo anche sabato nella finale di Doha, complice un fastidioso vento del deserto che purtroppo non si è portato via Barbie, ma almeno l’ha chiamata a rete palesando i limiti enormi di Caroline quando deve colpire al volo.
Il muretto biondo a rete è sempre dove non dovrebbe essere, o lontanissima dalla palla o addosso, per lei la voleè è più pericolosa del parapendio a occhi bendati.
Subito dopo il match di Fed Cup contro l’Inghilterra circolava su Utibe un video piuttosto comico, durante una fase del doppio la pandora scandinava ha “coperto” a rete direttamente con la faccina, mentre la racchetta era lontana e penzolante, ridotta a un inutile optional per il suo tennis corsa campestre.
Certo il tennis della Wozniacki è divenuto molto più solido negli ultimi mesi, soprattutto il servizio, prima una rimessa in gioco deboluccia, ora una riserva per fare qualche punto senza correre la 4000 siepi. Ovvio che lo sport dei gesti bianchi resta a circa 28 ore di treno dalla casa di Barbie Caroline.
Ma tant’è.
La Wozniacki occupa la prima posizione del ranking WTA senza avere vinto una prova dello Slam o un Master, qualche mese fa anche la Zvonareva ha rischiato di salire sul trono (seguendo altre regine poco blasonate come Dinara Safina o Jelena Jancovic). Sarebbe stata una numero uno in grado di esprimere un buon tennis, ma certo non la vera dominatrice. Se le classifiche WTA fossero compilate con criteri di sensatezza la Clijsters (vincitrice negli ultimi 6 mesi di Us Open, Master e Australian Open) sarebbe numero uno.
Qualche settimana fa Chris Evert aveva auspicato una rimodellazione del ranking femminile, speriamo che le think tank della WTA, Billie Jean King in testa, accolgano questo appello per evitare una perdita di credibilità inaccettabile.
Lecorbu_Vale
Nando e Feli – Work in progress part 4
Esiste un momento topico nell’architettura, il cliente ti ha detto sì, è tuo, ma esita, non finalizza, non inizia. Il committente è colto da un tremore verginale, sa che la sua vita non sarà più la stessa ed attende. Esistono alcune regole fondamentali, mai chiamare per prima un uomo, mai esitare a cercare un cliente, sempre tallonare i creditori fino a divenire il loro incubo.
Ovvio che le cose diventano complicate se i ruoli tendono a sovrapporsi, da cui ne deriva quanto segue
- mai avere creditori scopabili;
- mai chiedere soldi a un uomo (e già qui dovrebbe dimettersi il 45% del Parlamento Italiano, naturalmente scherzo la politica e la società italiana sono in perfetta salute, quella che la mia nonna chiamava al ben dla mort,, il bene della morte);
- in generale è opportuno praticare prezzi più bassi ai belli che ai brutti, così non corrono il rischio di diventare creditori
La vita è veramente complicata, anzi direi UNFAIR.
Oramai da diversi mesi non so più nulla della coppia Nando Feli, li avevo lasciati alla villa di Avenida de Los Cojones 69, era l’off season e sembravano dannatamente motivati a partire col lavoro.
Normalmente ai clienti faccio sempre firmare la lettera d’incarico il prima possibile, nel caso dei due machos confesso mi ero distratta, di solito i miei clienti non sono in mutande e raramente fanno sangue così.
Avevo colto nei loro occhi la fiamma della convinzione e questo mio intuito, notoriamente infallibile, mi rendeva tranquilla. Ovvio che mi ero ben guardata dal cominciare il progetto, volevo garanzie, il cliente è sempre bastardo anche quando è travestito da sogno erotico, come il duo Nando Feli.
Ora il silenzio durava da troppo e quindi mi decido a mandare una email, scrivo con tono sbarazzino e vagamente interessato (di seguito vedete la traduzione, chiaramente il messaggio originale era in inglese)
“Hola Nando, come stai? So che ora sei molto impegnato col tennis, ma forse è meglio cominciare a ragionare sul progetto!? (messaggio subliminale, pagami un acconto oppure non tirerò una riga bastardo) ciao v.”
Dopo pochi secondi mi arriva una chiamata Skype dal contatto Nando_feli, si palesa la solita voce maschia, appena ottenebrata dal 3G carente nel mio ufficio; è una video chiamata e dopo pochi attimi compare il volto brasato di Verdasco
“Hola Bal (si vabbe ma sono mesi ANCORA NON LO SAI PRONUNCIARE IL MIO NOME), hai fatto proprio bene a ricordarmelo! (tipica frase del maschio che ha fatto una cazzata, è colto da un vago senso di colpa, che durerà meno della finale dei 100 piani alle Olimpiadi, e cerca di fare il figo) è il momento di partire coi lavori; desculpame fjfjdgsjsoruegfafsiep 0rlgòfhwtwig.l fhwrfasndò dkj PUTA MADRE Feli vieni qui che c’è Bal al telefono”, da lontano si sente un vago ciabattare, e nel video appare Lopez,, chiaramente in mutande e unto come una tapa alle acciughe.
Poi la voce di Nando si fa seria “mi sono dimenticato di contattarti, le ultime settimane non sono state facili per me, forse avrai letto delle mie sconf…, scusa non riesco a dirlo, ma ultimamente sto perdendo troppe partite”, mi pare di sentire un live tremito nella voce e Nando scoppia a piangere
“Ho perso da uno che non va mai dal parrucchiere, quel ragazzino, ma hai visto come è pettinato, per nulla trendy, è davvero fuori moda; insomma Feli perde da chiunque, lo sappiamo, ma io non ero così”.
Il lato debole di Nando fa scattare il mio immediato crocerossinamento (traduzione per i 4 lettori che non mi conoscono, dicesi crocerossinamento il naturale istinto femminile a soccorrere il maschio quando mostra le sue debolezze, è nel mio caso VERA TRAGEDIA e ha fatto più danni della grandine, ma tant’è). Cerco di consolarlo “Ma sai Raonic sta attraversando un grande periodo di forma, potrebbe però essere una meteora (glisso sul fatto che giocare sulla terra ad Acapulco ha ben poco senso, a meno di non cercare spunti per un nuovo gioco da PS, tipo Mafia 10.0 e perdere da Bellocci non è un gran bel segno)”. E aggiungo (con sadismo professionale) “Non preoccuparti per la villa di Avenida del Los Cojones, me ne occupo io”
E lui “Okay, Bal, grazie, anzi mandami le coordinate bancarie che ti invio un acconto”
MA VIEEEEEEEEEEEEEEEEEEENI, cerco di frenare la gioia smodata, mai saltare in preda all’euforia quando un cliente ti paga e non ci speravi, stesso discorso quando ricevi una telefonata gradita e inattesa (when i am down, when i am alone, love is a ring the telephone, conto fino a 10 se non riconoscete questa canzone vi meritate davvero il festival di san remo).
Da lontano sento la voce dolce e mite di Feli “Ciao, Kim, ci vediamo a Miami”.
OMG è davvero svampito, tutte quelle lampade solari debbono avergli fritto i neuroni.
Ma non importa.
Si parte!!!!!
To be continued…….
Lecorbu_Vale
Gilles Simon: che male abbiamo fatto?

Adoro il tennis francese. Quello moderno almeno. Amo l’istintività e l’estro creativo dei giocatori transalpini: Cassius Jo Tsonga, con la sua elegante forza animalesca; Michael Llodra, estroso, istintivo, imprevedibile; lo stesso Gasquet, con tutti i suoi alti e bassi, è uno dei pochi capaci di abbagliare e togliere il fiato con il suo tennis paradisiaco. In passato(recente) ho ammirato il mago Santoro, grande rincoglionitore con le sue sciabolate di dritto e di rovescio. Grazie agli archivi video ho potuto godere della genialità di Henri Leconte e Yannick Noah. Proprio per questa mia passione per il tennis d’oltralpe, non riesco a comprendere come da una scuola così gloriosa, dalla quale sono venuti fuori alcuni dei giocatori più divertenti e talentuosi degli ultimi anni, sia potuta venir fuori una creatura tennisticamente aberrante: il terribile Gilles Simon.
Non ho nulla(o forse si) contro il giocatore nizzardo, che avrebbe anche un rovescio bellino stilisticamente, ma per me è assolutamente inaccettabile il suo modo di stare in campo ed interpretare la partita. Esistono tennisti che possono definirsi attaccanti, ne esistono altri che possono essere classificabili come contro attaccanti e poi c’è Simon: autentico filosofo del “ributta la pallina di là che magari non torna indietro”. Proprio ieri mi sono imbattuto nel match tra il suddetto Simon e il divino Mikhail Youznhy, uno dei rovesci più belli del circuito oltre che una delle menti più fragili ed affascinanti degli ultimi anni, che nelle precedenti 7 (sette) sfide aveva sempre disposto del francese con relativa facilità, imponendo la sua maggior qualità sulla regolarità del transalpino. Ieri Simon è riuscito a battere finalmente la sua nemesi, prevalendo con un 6-3 7-5 che non descrive per nulla quello a cui si è assistito in campo. In un’ora e mezzo di gioco, a parte 8 ace, il francese non ha tirato nemmeno un vincente (non ho statistiche ufficiali, ma io non ne ricordo), limitandosi a imbastire scambi lunghissimi, lenti, sfoderando in numerose occasione dei candelotti altissimi e senza pretese, se non quella di sperare che l’avversario, innervosito da questo non tennis, sparacchi la pallina in mezzo alla rete oppure sui teloni. Per il francese è assolutamente indifferente giocare con il servizio oppure in risposta, il suo unico modo di esprimersi è quello di correre da una parte all’altra del campo, tre metri dietro la linea di fondo, inseguendo la palla colpita dall’avversario, per mandarla ancora di là in attesa dell’errore altrui. Le occasioni in cui il francese si è esposto a tal punto, pensate, da mettere addirittura i piedi dentro al campo, se si eccettua quando è stato costretto dalle smorzate di Youznhy, si contano sulle dita di una mano. Fortuna sua ha voluto, che dall’altra parte della rete ci fosse il russo, per altro non in una delle sue giornate migliori, forse il giocatore meno paziente del circuito, che di fronte all’eterno ritorno dell’uguale, al costante ripetersi della scena con la pallina che torna indietro, il più delle volte ha finito per scagliare via l’ennesimo attacco, esasperato da un compito ripetitivo, da operaio, che mal si adatta alla sua psiche d’artista.
Ovviamente ieri non è stata la prima volta che ho avuto il piacere(piacere?) di ammirare all’opera Gilles Simon, però, per quanto il nostro non si è mai contraddistinto per essere un giocatore creativo, non lo avevo mai visto così passivo, al punto da risultare insopportabile, ogni volta che Youznhy perdeva un punto snervato dalla ripetitività di Simon . Ora capisco come mai Federer, dopo aver battuto il francese in cinque set, al secondo turno dell’Australian Open, ci tenne a proferire una frase insolita per un campionissimo, anche di diplomazia, come lui: “Oggi mi sono divertito anche se ho fatto molta fatica. Simon è un gran giocatore, si muove in maniera divina e mi auguro di non incontrarlo più”.Tutta la mia solidarietà a Roger.
Piccola riflessione conclusiva: se pensiamo che Gilles Simon, questo piccolo crumiro inesauribile, tennista da catena di montaggio, è stato addirittura top ten, ha partecipato ad un master di fine anno, ha battuto sia Federer che Nadal, tutto questo grazie al suo non tennis esasperato, comprendiamo quanto il mondo in cui viviamo sia un posto ingiusto, deprimente, brutto, troppo lontano dal paradiso.
Luca Marrelli
La bellezza del tennis, la bruttezza del calcio
Cari amici di TWI, oggi vi proponiamo un tema scottante, bello, appassionante e che sicuramente susciterà scontri e opinioni disparate. Nei limiti dell’educazione e dell’intelligenza che contraddistingue i veri sportivi di tutto il mondo insieme al mio amico e collega Adriano Esse proveremo a discernere la bellezza del nostro amato tennis, contrapposto a quell’attività fisica che troppo spesso oscura i cosiddetti sport minori: l’amato/odiato calcio.
La prima, palese differenza tra i due sport è che nel tennis sei solo contro te stesso prima ancora che contro l’avversario. Se sei in una giornata no hai 2 semplici vie da percorrere: 1) la fai diventare una giornata “sì”; 2) perdi. Nel calcio si è in 11, quante volte una partita è stata decisa da comprimari senza che le stelle della propria squadra avessero brillato secondo le aspettative? La risposta è pleonastica, non la forniamo.
La seconda, e crediamo essere la più aberrante, è legata all’interpretazione della regola in luogo della sua applicazione. Era rigore! No ma cosa dici quello non è mai rigore! Fuorigioco! Ma scherzi il fuorigioco è quando…Rosso rosso! Espulsione! Ma se non l’ha nemmeno sfiorato. Chiacchiere da bar dello sport? Ehm…purtroppo no, fior fior (?) di giornalisti e ancora più rinomati opinionisti (ma che lavoro è? un opinionista paga i contributi?? sulla carta d’identità alla voce professione è possibile far apporre “opinionista” dall’impiegato del proprio comune???) tutte le domeniche, ma anche i lunedì, i martedì, i mercoledì, i giovedì, i venerdì e i sabati, si dimenano in argomentazioni degne del miglior avvocato difensore (da una parte) o pubblico ministero (dall’altra) per perorare la propria causa, sostenere la propria tesi, senza che la legge (regola) sia chiara, applicabile e incontrovertibile.
Nel tennis invece la palla se è fuori è fuori, non c’è la mezza-tre quarti-un quarto di riga e un pezzetto, se si commette il fallo di piede si perde quel servizio, se lo commetti di nuovo è doppio fallo, sia sullo zero a zero sia su punti che possono decidere il match (chiedere a Serena Williams per credere), se tocchi la rete e la pallina non ha ancora effettuato il secondo rimbalzo è punto perso per invasione del campo avversario (in questo caso rivolgersi a Stefan Edberg). In più, oooooh, meraviglia delle meraviglie, da qualche anno i tornei maggiori dispongono dell’ormai noto occhio di falco, l’Hawk Eye, tecnologia grazie alla quale in tempo reale è possibile scoprire se la pallina è dentro o fuori, se ha toccato o meno la riga. Mette tutti d’accordo, è inoppugnabile e, anche se non gode dell’infallibilità assoluta (è pur sempre una macchina ed ha una tolleranza di qualche millimetro) è accettata da tutti gli addetti ai lavori, giocatori in primis, arbitri di sedia, coach e giornalisti.
Capitolo a parte meritano i tifosi, da un lato abbiamo persone che affermano “vincere con un goal valido annullato alla squadra avversaria e un rigore inesistente a favore è il massimo della goduria”. Eh? Cosa hai detto? Ho capito bene o stamane non mi sono lavato accuratamente le orecchie? Ma se riascolti bene le TUE parole non ti fai schifo? Sì, proprio schifo, parola contemplata dal dizionario della lingua italiana alla cui voce il lemma recita: senso di disgusto provocato da cosa o persona moralmente o fisicamente ripugnante.
Dall’altro ci sono gli appassionati di tennis, che guardano la partita del proprio beniamino spalla a spalla con il tifoso del rivale e si compiacciono dei bei punti di entrambe, applaudono i colpi spettacolari dell’uno e dell’altro e a fine match magari si fanno un drink insieme e organizzano “un’oretta al mio club, sei mio ospite”.
Vogliamo parlare degli atleti? Beh allora dobbiamo parlare dei tennisti, che si fanno un culo quadro dalla mattina alla sera, si allenano 6-8 ore al giorno, viaggiano come frisbee o boomerang per almeno 10 anni della loro vita e giocano anche più di 100 partite nell’arco di una stagione. E al di là di qualche medical time out di cui qualcuno approfitta anche palesemente (NOI addetti ai lavori SAPPIAMO), si vede la stragrande maggioranza dei giocatori concedere la palla buona all’avversario senza nemmeno far scendere l’arbitro di sedia (se sulla terra) o addirittura in qualche caso suggerire l’utilizzo del sopracitato occhio di falco (se ci troviamo sulle altre superfici).
Vi si contrappongono i calciatori, (faccio fatica a definire atleta chi non si allena tutti i giorni, lamenta la stanchezza per 2 partite a settimana e soffre di crampi se finisce la partita ai supplementari), il cui atteggiamento fa il paio con quello dei tifosi: simulazioni, tentativi di fregare l’avversario o l’arbitro con sfuggenti tocchi di mano, veniali contatti fisici che provocano cadute degne di veri stuntman e sguardi da sofferenza di pene dantesche nel caso di perdita del possesso palla e immediate resurrezioni qualora la propria squadra ne riguadagni il controllo. Mai l’ammissione di aver toccato leggermente la palla e concedere quindi il relativo corner o fallo laterale. In un doppio a tennis se l’uomo a rete sfiora la pallina dichiara punto perso in un amen, senza pensarci su due volte, è la regola, non scritta in questo caso.
Quando ero un under come tanti capitava che giocassi qualche partita a calcetto con i miei amici. Ahimè la poca bravura era (ed è) tutta nelle mani, con i piedi all’epoca saltavo abbastanza bene a corda, come allenamento extra correvo su e giù per le scale del condominio dove abitavo ma se provavo a fare 3 palleggi al secondo sbagliavo. E’ tuttora così, il grande passo avanti è avventuto con la maggiore età: ora ci guido anche con i piedi! Ero anche bravino a rete, avevo senso della posizione, insomma, a fare 1 più 1 siete in grado anche voi, finivo sempre in porta, e se paravo deviando leggermente la palla e lo ammettevo per dare il corner agli avversari venivo ricoperto da insulti dai miei stessi compagni! Ci rimanevo male, ovvio, ma poco potevo per cambiare la loro mentalità, erano stati cresciuti in quel modo.
Da adolescenti si sa, affermare le proprie posizioni è difficile, spinto dalle circostanze, dalla necessità di sentirsi parte di un gruppo ho comunque continuato a seguire il pallone, anche con passione, mi ci è voluto un po’ per staccarmi dal cordone calcistico. Ora posso asserire di essere come quegli ex fumatori che appena sentono la puzza di sigaretta hanno il disgusto per quello che un tempo amavano, mi sono reso conto che si trattasse di un amore malato, non si può continuare a provare il più bel sentimento se poi viene ripagato con la moneta dell’amarezza, della mancanza di onestà e da continui tentativi di imbrogliare l’avversario.
“If you can meet with Triumph and Disaster and treat those two imposters just the same”
Alessandro Boni
Se niente importa
“Jonsi, questo non è un blog di politica”. Si, lo so. Qui si lodano solo le gesta di Seppi , la classe celeste di Federer, le magliette sudaticce di Nadal , la simpatia esecrabile di Djokovic. Ma anche no.
Tutti sanno cos’è accaduto giusto due giorni fa, in tutte le piazze Italiane. Oddio tutti, tutti quelli che non guardano il Tg1 e Canile 5. E quindi? Staranno pensando tutti quelli che mi amano incondizionatamente. E quindi. Francesca Schiavone. Sulla prima pagina del Giornale di Zio Tibia. Certo, di uno sportivo bisogna limitarsi ad ammirarne le imprese in campo, bisogna scindere palco e realtà, serio e faceto, pani e pesci. Quindi se nel tempo Libero (cit.) invade la Polonia, non importa. Quindi se Francesca, quando non mangia la terra rossa di Parigi o fa esultare le massaie, vuole raccontarci quant’è rimasta affascinata dalla costituzione raccontatagli da PierSilvio (sic) non importa. Quindi se ci tiene a far sapere , che in compagnia di Belen, Elisabetta Canalis, Daniela Santanchè, Simona Ventura e compagnia borsettando non parteciperà alle manifestazioni delle donne di cui sopra non importa. Quindi se ci tiene a farcelo sapere, ignorando molte delle sue tantissime tifose, innamoratesi ed emozionatesi dopo i fasti di Parigi, che proprio in quelle piazze hanno manifestato per la loro dignità e il loro orgoglio non importa. Quindi se da simpatica e sconosciuta perdente è diventata un simbolo di chiunque e voce in capitolo chissà quanto consapevole di quel chiunque non importa.
Quindi se ogni qual volta scenderà in campo in qualsiasi competizione, qualcuna , o più di qualcuna, non avrà a cuore le sue vittorie e non si commuoverà più, non importa.
Cosimo Jonsi Mongelli
Superiorità di genere
Quanto leggerete di seguito è totalmente privo di senso e frutto del mio stato mentale fortemente perturbato, vivo troppo intensamente, lavoro oltre il limite massimo, i tempi della città non coincidono più con quelli della mia vita, (perché solo i sexy shop fanno orario continuato, okay è importante poter acquistare lingerie di pelle, ma se manca il pane perché il fornaio ha chiuso sono problemi)
Scusatemi.
Siamo alla vigilia della sfida di Coppa Davis fra Australia e Italia, una trasferta insidiosa per gli azzurri, che dovranno volare fino in Tasmania per cercare di riconquistare la serie A, ecco alcune dichiarazione dei principali protagonisti alla vigilia del match.
Seppi “mmmhhh, eeeehhhh, non credo che andrò in Tasmania, la Davis mi crea pressione, la Tasmania è lontana e io rischierei di perdere il Challenger di Bormio dove sono testa di serie numero uno”
Starace “sono un po’ preoccupato, ho visto che la Tasmania è oltre l’ultima fermata della transvesuviana, io come sempre ci sarò, spero si giochi sulla terra”
Fognini “una volta un tale viene da me e dice ehi tu e io ehi tu, insomma litighiamo di brutto, dopo mezz’ora di insulti gli chiedo ma tu di dove sei e lui Ta,,,, ecco Tasmania, no forse era Taranto, insomma se Barazza non mi schiera in singolare, io non do più la mia disponibilità”
Bolelli “no, non voglio prendere l’aereo, che poi mia moglie non mi può accompagnare perché ha paura di volare, se riesco ad arrivare in taxi sono ben lieto di accettare la convocazione, altrimenti non so”
Volandri “avrei accettato anche la panchina, ma purtroppo ci sono le selezioni dell’Isola dei Famosi, il mio vero obbiettivo per questa stagione”
Barazzutti “i ragazzi sono motivati, uniti, andiamo in Australia per vincere, sono fiducioso, il gruppo c’è”
Binaghi “la Tasmania è lontana anche per colpa di alcuni giornalisti sediziosi che partecipano alla deriva dei continenti, ho i loro nomi e ne terrò conto quando dovrò assegnare i credits per i buoni pasto al foro Italico”.
Purtroppo la trasferta azzurra va piuttosto male, 5-0, 15 set a zero.
Commento di Barazzuti “sarà per la prossima volta, l’impegno non è mancato”
Per fortuna questa era solo una fantasia, in Tasmania ci sono andate le nostre ragazze e come sempre non hanno trovato alibi, nessun piagnisteo, solo una vittoria bella e netta.
Pennetta e Schiavone per poter giocare la Fed Cup hanno dovuto saltare il tier I di Parigi (dove certo potevano ottenere un ottimo risultato).
Penny e Schiavo sono protagoniste fisse negli Slam e buttano sempre il cuore in campo, la partita di Francesca contro la Kuznetsova agli AO è stato uno dei più belli degli ultimi anni, ve lo immaginate Seppi annullare tutti quei matchpoint? Lottare, urlare, battersi il petto come un guerriero? Io no, ma forse ho poca fantasia.
La Pennetta è ora anche numero uno al mondo di doppio, ha vinto il suo primo Slam in coppia con la Dulko, certo il doppio conta meno (anche se è bene ricordare che fra le donne giocano e vincono spesso giocatrici con ottime classifiche di singolo, come le Sisters Williams). In una recente intervista a Matchpoint, Flavia ha dichiarato che quest’anno vuole riuscire a battere la Wozniacki, perché lo scorso anno ha subito da Barbie Pallettara due sconfitte molto pesanti, è credibile una dichiarazione del genere da parte dei nostri maschietti, che quando giocano contro Federer o Nadal già entrano col capo chino, pronti a prendere mazzate?
Sara Errani ha accettato di fare panchina in Tasmania, giocando solo il doppio non decisivo sul 3-1, poi si è sobbarcata 20 ore di volo per raggiungere la Thailandia, dove ora sta disputando con ottimi risultato il torneo di Pattaya (quando sto scrivendo è già arrivata in semifinale).
Ve la immaginate una prova di umiltà simile da Bolelli o Fognini? Sara è appena un po’ più alta della rete, non ha un talento immenso, ma ha voglia e cuore. Ha scelto, come Flavia, di allenarsi Spagna e i risultati si vedono. Che ce ne facciamo del braccio d’oro di Bracciali se poi gioca un tennis Wii che basta spostarlo un attimo ed è subito in affanno.
In Thailandia ci è andata pure Robertina Vinci, anche lei reduce dalla panchina australe, ha battuo l’ottima Zheng , approdando nei quarti, dove l’aspetta Ana Ivanovic. Ovviamente lì gioca anche il doppio, in coppia con Sara Errani. Robertina ha un tennis d’altri tempi è un piacere vederla giocare e quando vince è sempre una buona notizia.
I maschietti vivacchiano, perdono match che possono vincere (come Starace in semi a Santiago con Giraldo) e fanno parlare di sé più per sceneggiate extratennistiche (come la telenovela Fognini Robredo) che per effettivi risultati sul campo.
Il tennis femminile non conta? La Fed Cup è una competizione inutile? Il doppio fra le donne è una competizione inattendibile?
Solo chiacchiere, qui c’è una vera superiorità di genere.
ROGER FEDERER, arroganza che parte da lontano
Ormai è passata quasi una settimana dalla finale degli Australian Open.
E’ stata una finale orribile, ammettiamolo.
Intendiamoci, il tennis espresso da Novak Djokovic è robotico, poco spettacolare, ma di altissimo livello. Per certi versi, ammirevole.
La partita, nel suo complesso, è stata una palla atroce.
Tutti si aspettavano la finale – rivincita del 2009 Nadal / Federer. Vinse lo spagnolo. Ma fu un anno sublime per Roger, orribile per Rafa, vicino al ritiro per i noti problemi alle ginocchia.
Dal 2010, con la vittoria su Murray, Roger praticamente non ha più vinto nulla, 3 set su 5.
Verrebbe automatico pensare che sia vecchio. Il tempo logora, il potere pure, le motivazioni calano, la famiglia cresce. In motociclismo si sostiene che ogni figlio che ti arriva ti fa perdere mezzo secondo sui tempi. Nel tennis ogni figlio forse ti fa perdere un gioco in più a set. Considerato che Roger e Mirka hanno avuto due gemelle potete voi trarre le debite conclusioni.
Eppure, io sono convinto che non sia così.
Mi spiego meglio.
Federer è in salute. Anche se i risultati non lo confermano negli slam, ha vinto il Master 2010, ha vinto Cincinnati e fatto 3 finali nei Master 1000. Ha fatto praticamente sempre semifinali negli ultimi Slam, ad eccezione di Wimbledon e Roland Garros l’ultimo anno.
Ultimamente, come tutti ben sanno, continua a perdere. E sono state sconfitte dolorose, tutte. Anche perché, sinceramente, non sono state sconfitte nette.
Nemmeno l’ultima, con Djoker, in semifinale a Melbourne. Partita molto equilibrata. Nole strepitoso nei punti importanti. Vittoria meritata, ma bastava pochissimo per girare il match. Il primo set. Le opportunità avute e non realizzate, alla fine, sono risultate decisive. E stiamo parlando di una partita dove il serbo ha giocato il miglior tennis della sua vita, probabilmente da qui potrà solo scendere.
Da incredibile fan dello svizzero, mi sto interrogando da tempo su cosa stia succedendo.
Sono preoccupato, angosciato, nervoso per la caduta di un Re che sembra sempre più vicina. Sono arrivato persino a dire al mio amico Alessandro Boni che Roger non vincerà mai più uno Slam. La depressione parlava per me.
Purtroppo,ancora adesso lo penso. Federer è integro, gioca bene, per certi versi è irresistibile. Il dritto è ancora buono, l’occhio sulla palla e la varietà dei colpi è sublime.
La testa, invece, da dei problemi.
L’arroganza dello Svizzero, la testardaggine con la quale scende in capo è assurda.
Nei primi anni della carriera, questo suo modo di essere, ovviamente, data la classe, la giovane età, lo ha proiettato a vincere praticamente tutto.
Equilibrio perfetto. Mirka ha saputo gestire al meglio il talento e trasformare un tamarro in un principe.
Un mix di eleganza tennistica e fuori dal campo mai vista sul circuito.
Un esempio per tutti, i giovani entusiasti si riversavano sui campi da tennis in tutto il mondo, me compreso.
Un trascinatore. Un GOAT.
Sono passati dieci anni da quei bei momenti. Quasi due lustri da quei bei giorni sui campi verdi di Londra.
Il tennis è molto cresciuto da quel giorno. E’ stato proprio Roger a contribuire in modo determinante a questo sviluppo. Ho parlato personalmente con Djokovic , con Nadal e con Murray e mi hanno detto che è stato proprio Roger coi sui successi a dare loro le motivazioni per arrivare dove sono poi arrivati, quando erano piccoli.
Dieci anni fa erano poco più che bambini.
Roger artefice della sua distruzione? E’ il rinnovamento, il vecchio che lascia spazio al giovane. Che è geneticamente superiore perché così ha deciso la vita terrena. La sopravvivenza è sempre più difficile, la selezione aumenta, il livello cresce.
Il figlio che prende il posto il padre. E’ la storia più vecchia del mondo.
Tuttavia, ed è questo il punto centrale dell’articolo, non credo che sia questo il vero destino. Non ho visto una generazione in grado di surclassare Roger. I ragazzi sono solidi, veloci, ben preparati fisicamente, ma in questo caso, unico in natura, sono ancora inferiori al Re.
Il Re, purtroppo, è malato di una arroganza tale da imprigionarlo. Non valuta le giuste contromisure. Si limita a fare quello che ha sempre fatto e poi, stizzito, fa facce schifate quando non funziona. E pensa, di sicuro: “ma come è possibile, questo oltraggio?”.
Sono passati anni ma non ha ancora capito che non può anticipare la palla come Djokovic sul rovescio, perché Djokovic è bimane, e colpisce in anticipo che sembra il miglior Agassi. E’ un attaccante da fondo, va scardinato prima di farci a pallate.
Ma perché il divino non gioca a scacchi? Nel gioco degli scacchi c’è una fase, chiamata apertura, che mette il giocatore più bravo in grado di attaccare in un secondo momento. E’ una fase di studio. Necessaria, anche se sei Magnus Carlsen contro un ELO 2000. Con umiltà, bisogna affrontarla. Roger gioca in ugual modo contro tutti i giocatori.
Con un arroganza spaventosa. “Io sono il migliore, comando io, sparo colpi vincenti da tutte le parti, ho vinto tutto con questo modo di giocare”, un messaggio che andava bene anni fa, quando gli avversari si chiamavano Hewitt e Roddick.
Adesso il livello è cresciuto moltissimo, i primi 10 del mondo lo possono battere se ci fa a pallate. Hanno preso fiducia. Nadal ha scardinato l’alone di invincibilità attorno allo svizzero. Poi gli altri si sono inseriti e non hanno più paura. Anzi, la paura è venuta proprio a Roger.
Un delitto vedere un giocatore così forte ed integro fisicamente che perde solo per testardaggine. Un rammarico, un cruccio. Come quando l’AIDS si è portato via Freddie. Che delitto, che perdita di musica.
Soderling, Berdych, Djokovic, sono giocatori che si devono lavorare ai fianchi prima di stenderli. Con variazioni, palle corte, chop.
Guardando svogliatamente la finale di domenica, Murray nel primo set stava irretendo Djokovic. Il serbo, con Federer, due giorni prima sembrava un fenomeno. Nel primo set della finale una sbiadita fotocopia.
Molti errori gratuiti, propiziati più da Murray che da altri fattori. Perché Andy è un giocatore intelligente, molto più di Federer, che cerca di vincere facendo giocare male l’avversario portandolo in zone del campo a lui poco favorevoli. Ma Andy, purtroppo, non ha il talento di Roger, non è in grado di fare una serie di vincenti quando trova avversari che giocano come lui. E perde molte energie in campo. Che poi paga nei match di finale, vicino alla cima. Non è un fuoriclasse. Forse vincerà uno Slam, ma si fermerà li. Era meglio Timbledon, che ha avuto la sfortuna di trovare sul suo cammino Sampras, Agassi, Federer, Hewitt, Roddick, Courier, Mecir, Stich, Becker, forse la migliore serie di tennisti della storia.
Basti pensare a Federer contro Nadal.
La stupidità di fare il braccio di ferro sulla diagonale rovescia è quanto di più agghiacciante tennisticamente io abbia mai visto.
Eppure, Nadal, grande corridore, avrebbe potuto essere ridimensionato proprio portandolo a rete, con millimetriche palle corte. E’ veloce, è rapidissimo. Ma avrebbe dovuto fare un passo avanti proprio per difendersi dalle palle corte e quindi avrebbe avuto meno spazio per i recuperi sulle accelerazioni.
Ma l’arroganza, si sa. È una brutta bestia. E allora continua così, a farci soffrire, maledetto e sublime svizzero che sei nato per deliziarmi ma che hai finito per distruggermi.
Ma non lo capisci quanto male stiamo a vederti perdere con giocatori inferiori?
Roger, chiamami, ti faccio io da allenatore.
Alberto Pallotti







