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RAFAEL NADAL, la falsa umiltà, una tattica perfetta.
Dopo aver letto le ultime dichiarazioni di Rafa Nadal, mi sono fatto alcune domande.
Il toro mancino di Manacor, ha da poco dichiarato che non pensa al Grande Slam, che quest’anno non crede che potrà emulare le imprese dell’anno scorso, e che al momento il suo livello non è neanche lentamente paragonabile a quello dello svizzerotto.
Lo spagnolo ha vinto “solo” 9 Slam.
Lo Slam sembra essere il metro per giudicare un campione.
Credo innanzitutto fortemente che oggi, sono sicuramente le due teste della classifica mondiale i migliori giocatori della storia del tennis, di ogni epoca.
Hanno portato delle grandi novità, ma non voglio parlare di questo.
Quello che mi colpisce è la tenerezza di questo 24enne spagnolo che ha una umiltà da fare invidia ad un servo dell’età rinascimentale.
Dice Rafa che quando torna a Manacor vive da ragazzo normale, che i soldi non lo hanno cambiato, che fa le cose di tutti gli altri. Che non ha il servitore né il maggiordomo. Che va a divertirsi con gli amici.
Dice anche che è impossibile che realizzerà il Grande Slam, che non sa dove sarà all’età del vecchietto Svizzero e bla bla bla.
A parte il fastidio che provo quando sento i falsi umili, prima di considerare tale Nadal dobbiamo arrivare a capire se ci è o ci fa.
Nonostante tutta la bava che mi scende dalla bocca quando sento parlare Rafa, oppure quando partecipa alle esibizioni per aiutare i bambini poveri, oppure in altre occasioni devo ammettere che mi aveva quasi convinto.
Ma qualcosa non mi tornava. Anzi non mi torna. Io ho fatto molto sport in vita mia, ho partecipato a tante partite, di tennis, di calcio. Ho fatto arti marziali, e mi sono persino dilettato nella boxe, che a detta di un grande esperto come Rino Tommasi, assomiglia molto al tennis.
E nella boxe, come nel tennis, la volontà di battere l’avversario, un essere umano come te, è determinante al fine del risultato finale.
Se la vita fosse una equazione, direi senza dubbio che Nadal ci fa, e che il risultato finale è sbagliato, perché i fattori non sono stati considerati bene.
Fingere grande umilità rappresenta una tattica molto efficace, quando è unita a gesti in campo che non fanno altro che massacrare ancora di più l’avversario.
Ricordo perfettamente Rafa, in Australia due anni fa. Fu dopo un punto massacrante, al quinto set, contro il povero Verdasco, che sbagliò due smash (o meglio, se li fece recuperare), fallendo la successiva facile volee, per disperazione.
Ricordo come saltava Rafa inneggiando il pubblico. Ricordo quel pugno teso, quella gamba alzata, quel vamos mortificante per chi sta al di la della rete e vive un dramma indicibile.
Quella è cattiveria pura. I fan sfegatati si giustificano dicendo che è solo agonismo, grinta. Ma è impossibile che un carattere così grintoso, così volitivo, così cinico e spietato possa non esserlo nella vita reale.
E questa subdola intervista non sia altro che pretattica di uno che sa benissimo che così dicendo toglie pressione sulle sue spalle (enorme questo anno, l’ultimo dove in concreto potrà fare il Grande Slam, nella sua vita), aggiungendola su quelle degli altri.
La stagione è appena iniziata, tra una settimana i campi blu di Melbourne e quel sole a picco dell’estate australiana riempiranno le nostre vuote giornate. (fortuna che ho mysky HD). Analizzando in sintesi quello che ci aspetterà, è anche giusto che un fenomeno come il sottoscritto non faccia solo chiacchiere, come Rafa.
Qui serve una presentazione di questa stagione. Ci sono 4 Slam, diversi Master 1000, la Davis, le prestazioni degli italiani, le novità, il circuito femminile, i rientri eccellenti e gli addii.
Io davvero non vedo alternative credibili ai due di testa.
Roger ha 29 anni, non sarà facile vincere quest’anno. L’anno scorso ha vinto 1 solo Slam, è stato eliminato per due volte ai quarti di finale dopo 23 semifinali consecutive, anche se ha portato a casa il Master di fine anno. Il rendimento è in calo, decisamente. E’ sempre uno spettacolo, ma è uno spettacolo per prepararci al commiato.
Rafa è giovane, integro, ha una voglia folle, è sempre più forte, è umile e umanitario (grrrrrrrrrrrrrrr), lo vedo strafavorito.
Murray è credibile, ha il tennis e sono sicuro che ha lavorato molto in questo periodo. Il dritto è il colpo che gli manca. Vediamo se qualcuno glielo ha insegnato.
Del Potro rientra, ma è fragile. Il polso è troppo delicato anche se gli do una piccola speranza. Anche Andy Murray è tornato dopo un grave infortunio al polso.
Djokovic lo vedo male. E’ una incompiuta e credo lo sarà sempre. E’ uno zingaro. E come ogni zingaro che si rispetti ha molti interessi, è un po’ incostante ed è un giovincello allegro e spensierato, mentre gli altri sono carri armati.
Soderling non ha il talento per imporsi a quei livelli. Crollerà quest’anno, appena viene a mancargli la convinzione farà la fine di Gonzo.
Gli altri non li considero nemmeno.
Dopo questa breve riflessione, anche se è un falso umile, dico che quest’anno per Rafa c’è una occasione che non può sprecare. Sono sicuro che il vero scoglio sia proprio lo Slam australiano. Intanto realizzerebbe il quarto di fila (grand slam minore), alleviando la pressione di aver superato Roger, che non ne ha mai vinti 4 “in a row” (sacrilegio).
Poi sarebbe tutta in discesa fino a settembre, all’Us Open, unico Slam davvero incerto. Anche perché, forse, per quel tempo Del Potro potrebbe essere in forma. E se lo fosse, ciao Rafa, la stesa del 2009 è stata umiliante per lo spagnolo. Anche Djokovic potrebbe entrare nella partita a Flushing Meadows, torneo che lo vede dal 2007 grande protagonista. E non capiterà sempre una maratona in semifinale come quella del 2010!
E’ la prima volta da un po’ di tempo che non andiamo davvero vicini a vedere IL GRANDE SLAM minore. Roger ha vinto per due volte consecutive 3 Slam ed è arrivato in finale nel quarto. Ma, a Parigi, non ha mai avuto nessuna chance. L’anno favorevole è stato il 2006, dopo il 6/1 del primo set, ma soprattutto al tie break del quarto, la sensazione che Roger poteva farcela era palpabile.
Sappiamo tutti come è finita. Nel 2007, invece, nessuna storia, solo un infarto avrebbe potuto fermare lo spagnolo, tutti lo sapevano.
Staremo a vedere come andrà a finire. In un certo senso faccio il tifo per lo spagnolo, perché ce la faccia quantomeno a vincere il quarto slam di fila. (Il grande Slam sarebbe davvero troppo!).
C’è bisogno di un uomo che ce la faccia, è da troppo tempo che manca un tennista universale e talmente concentrato e forte capace di vincere i 4 SLAM. Dal 1969 non è più successo. 40 anni sono troppi. Abbiamo bisogno di un nuovo fenomeno.
Rumori di fondo

Mi sono sempre piaciuti i film di Hitchcock, la sottile tensione, le simbologie e riferimenti incrociati, l’attesa del colpevole e la rivelazione finale.
L’infortunio di Nadal sta diventando il giallo dell’anno, solo che la regia e’ in mano a Barbadillo e invece che un thriller d’autore sembra una telenovela sudamericana a basso costo, quelle dove se guardi bene vedi pure il cameraman nello specchio del bagno.
Nadal ha problemi non meglio precisati al ginocchio dallo scorso giugno.
Torna agli US open, no anzi al Master di Londra, oppure in Davis per una bella festa casalinga, il suo rientro sarà ad Abu Dhabi, aiutato dai petrodollari, invece no a causa gastroenterite (evidentemente pesantuccia) salta pure gli AO e riapparirà per la stagione sud americana sulla terra.
Forse.
Sono i legamenti fragili, no in realtà e’ indietro nella preparazione e lui vuol tornare per vincere, sapete quanto ci tiene a essere il numero uno, oppure forse le ginocchia sono schiantate ci vuole la terra battuta, col cemento ha chiuso.
L’incertezza genera mostri e così scattano ipotesi inquietanti, e’ malato di qualche morbo misterioso, oppure peggio squalificato per doping.
Il doping, ombra perenne per chi viene da un paese come la Spagna dove la gloria nazionale viene prima della salute, ha inseguito Nadal per tutta la sua carriera, se davvero avesse assunto sostanze illecite e fosse stato beccato c’è qualcuno disposto a pensare che l’Atp avrebbe messo a repentaglio la credibilità del tennis, con annessi contratti da 52423422331221 di dollari per mettere in scena un drammone in tre atti?
La risposta e’ no.
Molto più credibile pensare a uno stop concordato, deciso in un consiglio di amministrazione, fra manager che l’ultimo gesto sportivo che hanno fatto e’ stata la corsa campestre alle medie.
Il tennis non è il ciclismo, il doping era e resta un tabù.
Qualunque sia il motivo dello stop di Nadal, il tennis era meglio prima.
Almeno non si perdeva tanto tempo ad ascoltare noiosi rumori di fondo.
Le_Corbu Vale per Tennisworlditalia.com
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A Parigi è grande Italia

Alla fine, il trionfo è arrivato solo nel doppio femminile. Per il resto, si parla comunque di un secondo posto nel singolare femminile e di un ottavo di finale- giocato praticamente alla pari contro il numero uno del mondo – nel singolare maschile. Sara Errani, Roberta Vinci e Andreas Seppi sembrano aver deciso di salire in cattedra e portare il movimento tennistico italiano a livelli importanti.
Se, per quanto riguarda la coppia formata da Sara e Roberta, ci si poteva aspettare di vederla protagonista fino all’ultimo nel doppio e, perché no, si poteva anche pronosticare una bella vittoria (poi realmente arrivata), nel singolare femminile ci si attendeva grandi cose dalla Schiavone (in parabola più che mai discendente: da lunedì, a che posto del ranking la troveremo? 147esima?!) e magari un buon torneo della Pennetta (o magari no). Nessuno avrebbe mai pensato che alla seconda domenica di Parigi, a fronteggiare la numero due del mondo, avremmo trovato Sara Errani. Il torneo dell’emiliana è stato praticamente perfetto, ha affrontato qualunque avversaria a viso aperto e con la consapevolezza di poter battere chiunque. A conferma della tesi, di seguito i nomi delle “vittime”: Ana Ivanovic, Svetlana Kuznetsova, Angelique Kerber e Samantha “Robocop” Stosur. Insomma, non le ultime arrivate.
Purtroppo, in finale ha trovato una Sharapova in grandissimo spolvero e per lunghi tratti ingiocabile. Nonostante sia riuscita anche contro la russa far vedere tutta la sua qualità, il risultato è stato negativo: 6-2 6-3 per la bella Maria, che per due set ha tirato veri e propri comodini contro la nostra Sara. Tra servizio, dritto e rovescio, l’Errani si è trovata praticamente in un conflitto a fuoco, dove ha comunque mostrato un bel tennis (da sottolineare due palle corte a dir poco spettacolari nel secondo set: una addirittura per annullare il primo match point dell’avversaria).
Apro una piccola parentesi sulla russa: è finalmente riuscita a ottenere il tanto agognato Career Slam e, come se non fosse abbastanza, da Lunedì sarà al primo posto del ranking WTA. Complimenti.
Complimenti che, per il torneo parigino, vanno anche ad Andreas Seppi: dopo averci regalato meravigliosi momenti a Roma, ha deciso di continuare sulla stessa strada anche al Roland Garros: uscito agli ottavi di finale, non prima di aver inflitto due set a zero a un certo Novak Djokovic (Nole ha poi rimontato e vinto il match al quinto, ma ha dovuto sudare sette camice).
Non pervenuti, invece, Fabio Fognini (sì, era contro Tsonga, ma un minimo di voglia potrebbe metterla in campo ogni tanto), Potito Starace (quando hai la sfiga di beccare Djokovic al primo turno, non è del tutto colpa tua) e, come detto prima, Francesca Schiavone (eh eh oh oh, cit).
Per una volta, possiamo dirlo abbastanza seriamente: l’Italtennis è in salute.
Adriano Costantino
Water resistant

SONO MOLTO NERVOSA, VI CHIEDO DI NON CONTRADDIRMI.
Lo sciame sismico, le notti insonni, la coppa italia al Napoli, è vero potrei consolarmi perché un grande maestro di vita e sport come Zeman torna in A, ma io non sono capace di gustare le piccole gioie.
E’ un mio limite.
Poi oggi diluvia.
Per fortuna sono impermeabile, come non lo sapevate? Noi ragazze siamo impermeabili, affolliamo i saldi di Burberry e Aquascutum solo per fare le fighe, ma non temiamo la pioggia.
Da piccola non lo ero, ora sì.
Abbiamo sviluppato anche piedi palmati che non ci fanno scivolare quando piove.
Si chiama evoluzione della specie, Darwin rulez
Ve ne sarete accorti ieri, Masha e Li Na hanno dato vita ad una partita appassionante, sotto il diluvio e mai hanno chiesto interruzione, break point, match point, tie break, tutto bagnato, MA LORO SONO PIU’ IMPERMEABILI DI UN KWAY!
Erano tranquille avete notato, non si sono lamentate nemmeno quando il campo era un orrido pantano.
Hanno punti da difendere, ambizioni da numero uno, ma non hanno avuto paura, coi piedoni ben piantati per terra macinavano km.
Per fortuna noi ragazze siamo più water resistant di un trench, perché altrimenti l’organizzazione del torneo di Roma avrebbe avuto qualche problema.
La gara di freccette del villaggio vacanze amici del Salento è gestita meglio. Il prossimo anno chela FITrecluti Ciro e Pippo, animatori tuttofare e non ci saranno problemi.
Peccato perché il torneo è stato bello, gran partite e nonostante i salottini di Massimo Caputi, travestito da improbabile tennista d’antan, ci abbiano fatto rimpiangere Bisteccone, facendolo assurgere a figura giolittiana, ci siamo divertiti
Gli organizzatori sanno che deve piovere.
Programmano tutto sul centrale, ovviamente non anticipano di un minuto, si gioca ogni match possibile, il doppio maschile e quello femminile, volevano organizzare anche una spaghettata con gli ex compagni delle elementari di Barazza, ma un paio di loro soffrono di reumatismi e non sono venuti.
Poi arriva il momento dei DUE CAMPIONI.
I MASCHI, quelli appunto che non sono impermeabili.
Ha smesso di piovere, hanno pulito il campo, ma è troppo pericoloso.
Segue una ridicola gazzarra con protagonisti personaggi di statura augustea, Zio Toni, Vajda (detto il portaborse) e il manager dell’ATP, detto anche per-50.000-euro-al-mese-mi-faccio-bersagliare di-bottigliette-e-chi-se-ne-fotte.
Risultato imbarazzante: il benservito agli spettatori.
Si giocherà oggi lunedì, alle 12 con lo stadio semi vuoto, perché la gente lavora, perché non tutti gli spettatori sono di Roma, perché spostare aerei e treni non è sempre così facile.
Non ci sarà atmosfera e poca partecipazione.
Ma Rafa e Nole ci sono abituati, quando organizzano una seratina con le morose è sempre così, zero partecipazione.
Che sia perché a loro non piacciono le cose troppo bagnate?
Lecorbu_Vale
Il giorno in cui il Pietrangeli crollò sotto la simpatia di Wawrinka

Un ottavo di finale a Roma era già cosa di cui vantarsi. Aver eliminato Isner (a tratti una versione allungata e più scarsa di Roddick, ma a tratti anche un discreto giocatore) era già un bel risultato. Soprattutto per il modo in cui era maturato. Ma Andreas Seppi, oggi, ha fatto di più. Ha rimandato a casa quel simpaticone di Stanislias Wawrinka in maniera quasi – ma che dico quasi?! – epica.
Il primo set è stato combattuto. Break di Seppi subito recuperato da Wawrinka e parziale trascinato al tie-break, dove Andreas ha spento la luce e, in men che non si dica, sì è ritrovato sotto 7-1, lasciando intuire che non era una giornata semplice. Break e controbreak successivo anche nel secondo set, ed errori gratuiti come se piovesse da ambo le parti. Finchè, sul risultato di 5-5, Seppi riesce ad annullare due palle break consecutive e trascinare il match al secondo tie-break di fila. Il Nostro parte subito male e va sotto 3-0, in quello che sembra il remake del finale del primo set. A questo punto, Andreas e il pubblico del Pietrangeli iniziano a farsi sentire: 4 punti in successione, riportano l’altoatesino prepotentemente in partita. Gli spettatori ci credono e incitano il tennista di Caldaro. Wawrinka recupera il minibreak e sul 6-5 in favore ha l’occasione di chiudere set e partita. Avrebbe anche l’occasione di andar via elegantemente, ma la spreca come nemmeno un bimbo di cinque anni – dopo che il suo Pikachu è stato massacrato a suon di mazzate – farebbe: il pubblico continua a sostenere il tennista azzurro cosa non gradita a quel mattacchione di Wawrinka che, forse sicuro di portare il match a casa e colto da un improvviso raptus di simpatia acuta (son cose che capitano a chi, come il caro Stanislas, fa dell’ilarità un modus vivendi), invita polemicamente i sostenitori a far più casino. Accontentato. Il Pietrangeli diventa l’Olimpico e lo svizzero inizia a sparacchiare palle a destra e a manca senza senso logico. Tie-break e set a Seppi. Un Diazepam a Wawrinka.
Si va al terzo set. Seppi sembra più in palla rispetto all’avversario, che – nel frattempo – continua molto amichevolmente e simpaticamente ad attirare su di se tutto l’affetto che gli astanti hanno da offrirgli. Vere e proprie secchiate di fischi sotterrano il povero (?) lustra-scarpe-di-Federer. Il tennista azzurro approfitta della bolgia venutasi a creare e si porta subito avanti di un break, ma si ferma lì. Il poggia-piedi-di-Federer-a-Pechino-2008, infatti, dopo aver fatto scatenare mezza Roma contro se stesso, non vede l’ora di scappare in albergo e barricarsi dentro. Così, infila una serie di cinque game di fila e porta Seppi a servire per restare in partita. Andreas non si scoraggia (cosa strana, ma è successo davvero) e non solo tiene il servizio, ma nei due game successivi recupera il break di svantaggio – quando Stanislas DuploMan Wawrinka andava a servire per il match (sottolineatura d’obbligo) – e tiene ancora il servizio.
L’epilogo del terzo set, si scrive ancora una volta al tie-break. Stavolta, è Seppi a portarsi sul 3-0, ma sciupa tutto e regala sei punti in rapida successione all’avversario più simpatico degli ultimi 150 anni che, però, ha deciso di farsi perdonare per essere nato così divertente e spreca tre – e dico TRE – match point. Uno dopo l’altro. Senza apparente vergogna. È la svolta decisiva. Seppi si ritrova, quasi senza volerlo, con in mano la palla dei quarti di finale.
Il momento è leggendario. La tensione si fa a fettine e l’emozione si taglia con un grissino (che c’entra? Boh). Il pubblico è pronto ad esplodere come nel 2006 dopo il rigore di Grosso. Andreas serve e gioca con calma olimpica. Gli Dei del Tennis decidono che Wawrinka, per oggi, ha distrutto le balle abbastanza. Il dritto del mattacchione svizzero finisce fuori, spinto dall’urlo del pubblico, e Seppi vola ai quarti di finale. Il Pietrangeli esplode letteralmente di gioia. È tripudio.
Tra fischi per Wawrinka e cori pro-Seppi, finisce una partita che resterà nella leggenda per due motivi: a) il risultato ottenuto dall’italiano (dodicesimo azzurro dell’era Open a qualificarsi ai quarti di finale a Roma); b) il pubblico del centrale ha rinunciato ad assistere alle grazie – non tennistiche, chiaramente – che la Sharapova e la Ivanovic stavano mettendo in mostra, per affacciarsi sul Nicola Pietrangeli e gustarsi la disperazione di Wawrinka.
P.S.: chiaramente, complimenti sinceri ad Andreas Seppi.
Adriano Costantino
Ma la terra è sempre più blu: le pagelle!

Concluso il torneo di Madrid, si volerà tutti quanti a Roma. Non prima, però, di aver fatto un piccolo resoconto dell’andamento del torneo spagnolo su terra blu. Vai con le pagelle.
Nadal: voto 0. Ha passato metà torneo a piagnucolare per la terra blu. Nell’altra metà era già uscito da un pezzo. Contro chi? Verdasco. Avessi detto McEnroe. È andato via in grande stile – come suo solito – dichiarando che, se il prossimo anno la terra rimarrà blu, lui non metterà piede a Madrid. Dategli un biberon e colorate di blu ogni campo di terra del globo terracqueo.
Djokovic: voto 0,5. Stesso discorso fatto per Nadal, con la differenza che il serbo è durato un turno in più. È uscito contro il connazionale Tipsarevic, mostrando un tennis che non si vedeva dai tempi di Fantozzi e Filini. Con la differenza che i due personaggi appena citati, sotto la pioggia battente, si sono adattati. Nole, invece, si è lamentato ogni cinque minuti della scarsa aderenza della superficie. Roba forte, per essere il numero uno al mondo. Dategli un paio di pattini, sì. Almeno li usasse per togliersi dalle scatole.
Del Potro: voto 6,5. È arrivato in semifinale, e per tutti gli appassionati è stato un bel traguardo. Peccato, a un passo dalla finale, aver pensato più all’arbitro che alla partita, lasciando campo libero a un concentratissimo (evento raro) Berdych.
Dolgopolov: voto 7. Luce fu. Abbagliati Seppi (va bè) e Tsonga. Contro Del Potro c’era poco da fare, ma ha giocato bene anche lì. L’ucraino sarà sicuro protagonista nei prossimi tornei (se mi smentisce uscendo a primi turni da qui a Dicembre, sappiate che gli ho voluto bene lo stesso).
Berdych: voto 7,5. Ha fatto il suo torneo e per la prima volta in vita sua ha usato la testa in quasi ogni momento. Fino alla finale. Ha giocato bene anche quella, almeno inizialmente, ma nei momenti decisivi è mancato. È partito all’attacco e ha fatto suo il primo set, per poi regalare il secondo a Federer con un doppio fallo da manuale. È riuscito a fare addirittura peggio nel terzo set. Ottavo gioco (4-3 per Federer), Berdych è sotto per 0-40 ed è al servizio: recupera con tre ace e poi infila due doppi falli consecutivi. La testa, Tomas: la testa. Sempre.
Federer: voto 8,5. La superfice l’ha indubbiamente favorito (o meglio, è stato lui a sapersi adattare alla grande), ma per lunghi tratti del torneo ha mostrato un tennis d’altri tempi. Il monologo visto in alcuni match (contro Tipsarevic, ad esempio) è stato un po’ noioso, ma la vittoria del torneo è sicuramente meritata. Nota di merito, in oltre, per essere stato il primo (e l’unico?) a capire che il serve & volley sarebbe stata l’arma vincente. Chapeau.
Terra blu: voto 9. Si scivola – è vero -, ma è l’unica superficie dove si vede un minimo di vero tennis. Favorisce i giocatori d’attacco, penalizza i cyborg che si barricano sulla linea di fondo e a rete scendono solo per sbagliare uno smash. L’intenzione è quella di lasciarla anche per il prossimo anno, apportando alcune modifiche per rendere il campo meno scivoloso. Per quanto mi riguarda: viva la terra blu.
Andy Murray: voto 10. Non ha partecipato al torneo risparmiandoci le continue inquadrature alla madre in tribuna ei pugnetti in segno di esultanza a ogni errore dell’avversario. È il vincitore morale.
Adriano Costantino
Federer l’equilibrista, tra i lividi madrileni

Bastano un paio di fotogrammi, e lo smarrimento inziale lascia ben presto il campo alle più svariate congetture. Quella distesa di un elettrico azzurrino o blu cobalto quando il cielo è nuvolo, che sarà mai? Un enorme solarium per vitelloni della terza età o forse è una piscina olimpionica, dal cui trampolino gustarsi rutilanti tuffi a pelle di leone? Si andrà dal funambolico carpiato di un Federer travestito da Cagnotto, alla terrificante spanciata fantozziana dei vari Nadal o Djokovic.
Sconcerto per l’epocale novità che l’estroso Ion Tiriac (uno che mi sta oltremodo simpatico, perché non piace alla gente che a tutti piace ma non a me) ha portato nel Masters 1000 di Madrid. La terra dal tradizionale color rosso tarocco di Sicilia è diventata di uno smarrente azzurro rifrangente. Una pacchianeria kitch, inutile negarlo. Cosa brutta, ma non più grave di altre meno eccentriche sconcezze che hanno cambiato questo sport, nel recente passato. Si rincorrono le reazioni, in uno stucchevole spettacolo già visto. Ritrite lamentele da prima ballerina che pretende tutti s’adeguino ai suoi formidabili piedi storti, e risposte svizzere che somigliano al sibilo di un retro pensiero abilmente celato e disvelato solo da qualche signor Freud imprestato alla pizzicagnoleria spiccia. Puntuali come un treno ai tempi del littorio in un binario morto: Nadal s’indigna per una superficie a suo dire orrenda. Federer risponde a tono con un “poffore” di algido assenso. Perché se vinci su un terreno su cui quasi tutti faticano anche a stare in piedi, significa che sei il migliore in assoluto. La cosa non fa altro che pompare il suo ego. Tutti felici, insomma, in questo psicologico rincorrersi a mosca cieca.
Lo spagnolo però è scuro in volto. Pesto, livido, quasi bluette come l’ignominiosa terra madrilena. Arriva a spingersi fino all’insano gesto: “Se ci sarà ancora questa terra blu, qui non tornerò più a giocare”. Silenzio e sgomento per una decisa presa di posizione cha farebbe impallidire l’autore di “non gioco più me ne vado”, ebbro e sbronzo come una spugna, quando l’ispirazione delle muse lo colse nel sonno. Giusto, forse. Ma il tennis, non pare ancora essersene fatto una ragione, non è cosa sua. Un affare personale. La sconfitta patita contro Verdasco è una specie di oltraggio al pubblico /personale pudore in salsa maiorchina. Rimbalzi irregolari, superficie troppo veloce e scivolosa, completamente inadeguata per il tennis e buona per i pattini, a suo dire. Torce il labbro leporino e se ne va, Rafa. Celando pietosamente il perché di quello smash che si tira nei piedi o dritti d’attacco sgozzati a mezza rete, partoriti quando per due volte serve per il match. Terra azzurra, verde o fumante spianata di pizza margherita. E’ solo una folle coincidenza di quelle cui puoi assistere una sola volta nella vita: l’invincibile campione che si capotta maldestramente innanzi al succube paggetto Nando, vittima sacrificale di sempre. “Anvedi come perde Nando”, ed anche quando vince, per questo fantozziano torello madrileno, dev’esserci la scusante del carnefice. Con De Coubertain imbavagliato ed incaprettato.
Cadono come pere mature, alcuni favoriti, mentre Federer estraneo a tutto, svolazza, dritto per dritto, con qualche ancheggio, per la sua strada. Lo capirebbe anche un ipovedente quanto lo svizzero possegga una maggior capacità tecnica nel fronteggiare i rimbalzi imprevedibili. Il rapido guizzo che lega mente e braccio, nell’affrontare una pallina impazzita. Trasforma un difficoltoso aggancio in recupero disperato, in morbida carezza vincente. Dopo Nadal, a ruota, cede anche Djokovic. Il serbo regala un paio di antologiche scucchie ritorte da “Famiglia Addams” e qualche svogliato colpo in croce, prima di cedere al magnifico orco filoso Tipsarevic. In semifinale poi è il turno di Del Potro, ad accodarsi al torpedone della lagna cantata. Tutti nell’epocale verità alla Max Catalano, che su questa superficie si hanno maggiori difficoltà. Infantili scusanti a parte, l’innovativo strato blu, oltre a far riposare le diottrie dello spettatore in panciolle, ha favorito gli attaccanti, penalizzando gli strenui difensori e strisciatori da sabbie mobili nepalesi. Non mi sembra vicenda così persecutoria o un complotto dei giudici rossi travestiti d’azzurro. Specie pensando a superfici cementizie sempre più collose o erbe simili a pasture per pescecani agonizzanti, che hanno reso meno veloce il gioco nel 90% degli altri tornei. Anche Slam, e non solo un unico Masters 1000 stagionale.
Il torneo, malgrado la gioviale atmosfera da ufficio di Equitalia, è andato avanti senza impiccagioni di piazza. Perché su quell’infida argilla pennellata ci hanno giocato tutti. Alcuni hanno vinto, persino. Nel maschile e nel femminile, sono arrivati in finale tennisti tecnicamente dotati ed esplosivi. Roger Federer ha giganteggiato, ma i suoi bravi problemi ad adeguarsi alla difficile superficie li ha avuti anche lui. All’esordio l’ha spuntata d’esperienza e grazie all’innata classe, contro la deflagrante pera gigante Raonic che sulla terra azzurra pare un magnifico fuciliere d’assalto. Federer ha poi menato le danze per tutto il torneo, alla sua maniera. In fuga, l’uomo solo al comando, simile a Coppi che fluttuava leggiadro tra due ali di gente estasiata nell’irreale silenzio dei maestosi monti. Dopo gli affanni iniziali, finisce per domare la futurista terra non terra col solito spettacolare assolo immacolato. Lo stesso che tende ad aggrinzirsi di sgomento, appena qualcuno ha l’ardire di gettarlo nella mischia della lotta. Anche in finale, contro il “gazzolesco” talento impostato di Berdych, inizia male, la riprende e rischia gettarla al vento. Ma alla fine vince, come un equilibrista folle che passeggia in punta di piedi su quel filo invisibile, dal quale gli altri cadono goffamente procurandosi lividi. E poiché ciascuno ha una sua storia ed un destino, lo svizzero partorisce l’ennesimo guizzo che manda in sollucchero i suoi estimatori, mettendo altra legna sul fuoco chi da anni ne critica i successi-passerella, quando gli avversari veri si sono già autoeliminati. La mirabolante fiera delle verità assolute che la gente possiede in tasche bucate: Nadal è un combattente che sconfigge anche il dolore, Federer vittorioso sempre contro avversari inesistenti, Djokovic divertentissimo istrione, il tennis italiano sta benissimo, etc…Roba fine, articolata e troppo complessa. Roba da giornalai seri.
Picasso
Nel blu dipinto di blu

Lo ammetto, sono stato tra i primi a proporre una perizia mentale a chi ha avuto l’idea di colorare di blu la terra di Madrid. Poi, ho sentito che quei simpaticoni di Djokovic e Nadal se ne lamentavano e ho iniziato a provare una certa simpatia (per la terra blu, mica per loro).
Le critiche ci possono stare, specialmente da parte dei tradizionalisti. Difficile accettare un cambiamento indubbiamente d’impatto. Da semplici telespettatori, tocca abituarsi al colpo d’occhio, almeno iniziale, che i campi di Madrid offrono quest’anno. Qualcuno aveva parlato addirittura di rimbalzi anomali che, personalmente, non ho ancora visto. Al contrario, mi sembra la solita superficie dove la palla al contatto rallenta. Può rallentare di più o di meno, ma dipende anche dall’umidità del terreno (discorso valido per ogni tipo di terra, per altro). Ma, è pur vero che non ci sono io a Madrid a giocare su quella superficie, quindi tante cose mi sfuggono sicuramente.
Le dichiarazioni dei tennisti sono comunque la cosa più bella del torneo di Madrid di quest’anno (oltre alla non partecipazione di Andy Murray, che fa felici grandi e piccini).
Rafel Nadal è stato, come al solito, il più sobrio di tutti e il meno piangina: ha sottolineato la differenza dell’altura; si è appellato alle ragioni storiche; si è lamentato della poca visibilità; ha inveito contro i rimbalzi lenti, irregolari e bassi; e, per finire, ha dato per favorito mezzo mondo tranne se stesso;
Novak Dijokovic avrebbe preferito che gli fosse pervenuta una domanda in carta bollata, almeno sei-sette mesi prima, da parte degli organizzatori del torneo ai fini di ottenere la sua benedizione.
Roger Federer, invece, non sa ancora se l’esperimento gli piace o meno. Se uscirà dal torneo prima della finale, se ne lamenterà. Se vincerà il torneo, dirà che è la trovata più geniale degli ultimi 150 anni. Tocca aspettare.
Tra le donne, si sono distinte soprattutto le dichiarazioni delle sorelle Williams. Serena, visibilmente al settimo cielo e rotolandosi in mezzo al campo, si è lasciata andare in un commento tecnico sulla qualità e le proprietà fisiche del colorante usato: “Sporca di meno!”. Tra l’altro, credo sia l’unica a pensarla così: ieri, tutti quelli che sono scivolati, prima di riprendere a giocare si sono spazzolati per bene con la carta vetrata neanche fossero caduti in una tinozza di liquame. Venus ha invece dichiarato che trattasi di “una vera e propria terra alla moda”. Ringraziando il cielo, quest’anno non si porta la terra a zampa d’elefante, altrimenti sarebbe stato un casino.
P.S. se Nadal dovesse vincere il torneo, esigo come minimo che prenda il microfono e, invece di ringraziare mezzo mondo e fare i soliti finti complimenti al tennista sconfitto, si lasci andare in un turpiloquio nei confronti degli organizzatori, del governo spagnolo, dell’Unione Europea e del Nuovo Ordine Mondiale.
Adriano Costantino
Zoo-tennis Part 2
Dopo aver ripreso il paragone fra Nadal e il Capybara, come promesso arriva la seconda puntata di Zoo-tennis…
Murray e la donnola
Roddick e lo struzzo
Karlovic e il cammello
Safin e l’orso
Del Potro e il bracco
Stepanek e la carpa
Tsonga e il pesce gatto
Verdasco e il leone
Monfils e la pecora
Federer e il carlino!
C’è mancato poco

6-4 6-3. Finisce così l’avventura di Fognini a Bucarest. C’era chi ci sperava, in pochi ci credevano. Fabio Fognini ha raggiunto la finale. La prima in carriera. E questo è già di per sé un ottimo risultato, specialmente considerando le emozioni indescrivibili che l’Italtennis ha regalato negli ultimi anni. L’ultimo italiano ad aver vinto un circuito maggiore è Andreas Seppi: la scorsa estate, Eastbourne. Roba forte.
Però, c’è anche da dire che l’ATP di Bucarest non è di certo uno dei tornei più importanti del globo (e nemmeno Eastbourne, per la cronaca). Tutt’altro. Il secondo finalista era Simon. E un semifinalista sarebbe potuto essere addirittura Andreas Seppi. Tanto per dare un’idea approssimativa del tennis che la Romania ha offerto in quest’ultima settimana. La finale è stata la giusta conclusione di un torneo cotanto spettacolare: un vero e proprio festival delle occasioni buttate al vento. Da accapponare la pelle (cit).
La partita è durata 110 minuti. Un po’ troppo, considerando il livello di gioco espresso in campo dai due protagonisti. Fognini ha sciupato la qualunque. Basti pensare che nel primo set stava avanti 2-0, prima di finire sotto 5-3 e darlo vinto al francese. Nel secondo set, sono addirittura quattro le palle break sprecate dal ligure (“sciupate” sarebbe troppo riduttivo, “sprecate” rende meglio l’idea di quanto ha fatto). Inutile dire che dopo aver subito il break di Simon, Fognini ha smesso di crederci (e ho dei dubbi che l’abbia mai fatto sul serio) e di lottare. Il match si è chiuso con il secondo doppio fallo dell’italiano, e tanto basta per fare una sintesi dell’intera partita.
In quest’ultimo periodo, si è parlato molto della maturità trovata da Fognini e si è parlato molto anche di una certa sicurezza espressa nel modo di giocare. E forse, questi passi avanti ci sono anche stati. Il problema, fondamentalmente, è che dietro la racchetta c’è sempre il solito tennista umorale: quando le cose vanno bene, si esalta; se le cose iniziano a prendere una piega non troppo positiva, ecco invece che smette di crederci. Sarebbe ora che crescesse dal punto di vista della tenuta mentale, altrimenti non andrà mai da nessuna parte.
In ogni caso, possiamo stare tutti tranquilli. Da domani si tornerà a parlare di un Italtennis quanto mai in salute. Del resto, Fognini entra nei primi 50 giocatori del mondo, facendo seriamente tremare Djokovic, Nadal e Federer in vista delle Olimpiadi. Si salvi chi può.
Adriano Costantino
Riassunto delle puntate precedenti

Ho avuto da fare, so che vi sono mancata, soprattutto mi sono mancata.
Siamo a metà a stagione è il momento di decidere se dobbiamo darci al curling oppure possiamo sopportare altri cinque mesi di picchiatori insensati, occhi sgranati e pugni roteanti.
Dopo la finale alla benzedrina degli AO, abbiamo assistito all’impressionante striscia positiva di Rogino, avvenuta in tornei che contano così così, siamo certi che quando la posta sarà alta ritornerà il delizioso e inutile re lacrimante.
Gli Americani si sono accorti di avere un grande giocatore, Long John Isner, peccato abbia un carattere da corn flakes boy e soprattutto non si possa rimodellare lungo l’asse Y abbassandolo di una ventina di cm, perché ha tocco, classe e non è convinto che sulla rete passi la 220. Da quando ha pure trovato una morosa (sosia della fidanzata di Murray, ma sicuri che non sia lei?) appare rutilante di entusiasmo, per come lo può essere uno yankee che a 25 anni si comporta come ne avesse 75.
Le presunte nuove promesse si sono invece rivelate una sola notevole sola.
Harrison, che pareva destinato agli sconquassi, è un cinno viziato, al quale hanno detto che tagliarsi i capelli con la scodella è sufficiente per essere il nuovo Connors.
Young deve ancora capire che la palla non rimbalza sempre allo stesso modo e alla stessa altezza, il che non è male per uno che gioca da 15 anni, lo picchierei quando non muove le sue inutili gambotte, Sweeting gioca come uno spagnolo terricolo senza averne il punch.
Raonic, che a tratti pare destinato a combinare qualcosa di buono, pare vacuo e un po’ immaturo.
In Europa non va meglio, il Principe Ernestino medita il ritiro, a dimostrazione che essere seguito da Canas lo avrà aiutato a entrare nella mala, ma poco per il tennis.
Dimitrov rischia di fare la fine di quegli imitatori che con il gel nei capelli e le blue suede shoes cantano stile Elvis, davvero disarmante.
Abbiamo sempre la speranza che, con inaudito ritardo rispetto alla Pasqua, si riveli l’emanazione divina di Dolgopolov.
Sarebbe bello, forse troppo bello, per questo temo possa non accadere.
Tocca baloccarsi (sai che culo) con i soliti Fab Four, leggersi le dichiarazioni di Murray che non sa / non ricorda perché non ha mai vinto uno Slam, oppure quelle di Federer che afferma di voler giocare fino alla maggiore età delle gemelle, per non parlare della ziotonizzazione di Rafa, che probabilmente nervoso per il digiuno di vittorie durato un anno intero, spara minchiate a ripetizione.
Si è pure ritirato Ljubicic, triste e garbato pelatone, con un gioco niente male; ricordate nel 2006 fu il terzo uomo dopo Federer e Nadal, non ci credeva nessuno, soprattutto lui. Non vedere più il suo capoccione puntare verso la rete ci fa dispiacere.
E’ cominciata la stagione sulla terra e sono riapparse figure che avevamo oramai rimosso.
Ramos, Gimeno-Traver, Machado, Mathieu, Rufin, roba da piangere.
Il tabellone di Montecarlo era di un bipolarismo allarmante 3-4 nomi grossi e 30 peones da paura (sono entrati pure Volandri e Delbonis, per dare idea del livello). Fosse stata una festa di laurea, con tutti questi imbucati, ci saremmo divertiti, peccato si trattasse di un 1000 ATP.
La partita più bella del torneo l’hanno giocata Dolgo e Nole, va detto che l’amato Guru renderebbe divertente pure la fila in posta, Nole ci ha fa persino fatto intenerire, scoppiando in lacrime per la morte del nonno.
A parte quando scompaiono parenti stretti, Djokovic fatica ad inondarci di simpatia (e non dite che sono cinica, i nonni sono il fondamento della società e dovrebbero essere eterni, poi non ditelo ai nipoti di berlusconi che qualcuno prendermi sul serio).
Ricorderemo poco altro del torneo monegasco, la finale brevissima e quasi non giocata, un noiosissimo Berdych – Djokovic (se questo è il tennis del futuro baratto l’abbonamento Sky con una collezione di dvd “Wimbledon – 1970 – 2001) e la percezione che l’annata coi big in forma claudicante potrebbe riservarci qualche sorpresa.
Speriamo qualcuno se ne accorga, non mi sento portata per il curling.
Lecorbu_Vale












