Water resistant

SONO MOLTO NERVOSA, VI CHIEDO DI NON CONTRADDIRMI.
Lo sciame sismico, le notti insonni, la coppa italia al Napoli, è vero potrei consolarmi perché un grande maestro di vita e sport come Zeman torna in A, ma io non sono capace di gustare le piccole gioie.
E’ un mio limite.
Poi oggi diluvia.
Per fortuna sono impermeabile, come non lo sapevate? Noi ragazze siamo impermeabili, affolliamo i saldi di Burberry e Aquascutum solo per fare le fighe, ma non temiamo la pioggia.
Da piccola non lo ero, ora sì.
Abbiamo sviluppato anche piedi palmati che non ci fanno scivolare quando piove.
Si chiama evoluzione della specie, Darwin rulez
Ve ne sarete accorti ieri, Masha e Li Na hanno dato vita ad una partita appassionante, sotto il diluvio e mai hanno chiesto interruzione, break point, match point, tie break, tutto bagnato, MA LORO SONO PIU’ IMPERMEABILI DI UN KWAY!
Erano tranquille avete notato, non si sono lamentate nemmeno quando il campo era un orrido pantano.
Hanno punti da difendere, ambizioni da numero uno, ma non hanno avuto paura, coi piedoni ben piantati per terra macinavano km.
Per fortuna noi ragazze siamo più water resistant di un trench, perché altrimenti l’organizzazione del torneo di Roma avrebbe avuto qualche problema.
La gara di freccette del villaggio vacanze amici del Salento è gestita meglio. Il prossimo anno chela FITrecluti Ciro e Pippo, animatori tuttofare e non ci saranno problemi.
Peccato perché il torneo è stato bello, gran partite e nonostante i salottini di Massimo Caputi, travestito da improbabile tennista d’antan, ci abbiano fatto rimpiangere Bisteccone, facendolo assurgere a figura giolittiana, ci siamo divertiti
Gli organizzatori sanno che deve piovere.
Programmano tutto sul centrale, ovviamente non anticipano di un minuto, si gioca ogni match possibile, il doppio maschile e quello femminile, volevano organizzare anche una spaghettata con gli ex compagni delle elementari di Barazza, ma un paio di loro soffrono di reumatismi e non sono venuti.
Poi arriva il momento dei DUE CAMPIONI.
I MASCHI, quelli appunto che non sono impermeabili.
Ha smesso di piovere, hanno pulito il campo, ma è troppo pericoloso.
Segue una ridicola gazzarra con protagonisti personaggi di statura augustea, Zio Toni, Vajda (detto il portaborse) e il manager dell’ATP, detto anche per-50.000-euro-al-mese-mi-faccio-bersagliare di-bottigliette-e-chi-se-ne-fotte.
Risultato imbarazzante: il benservito agli spettatori.
Si giocherà oggi lunedì, alle 12 con lo stadio semi vuoto, perché la gente lavora, perché non tutti gli spettatori sono di Roma, perché spostare aerei e treni non è sempre così facile.
Non ci sarà atmosfera e poca partecipazione.
Ma Rafa e Nole ci sono abituati, quando organizzano una seratina con le morose è sempre così, zero partecipazione.
Che sia perché a loro non piacciono le cose troppo bagnate?
Lecorbu_Vale
Il giorno in cui il Pietrangeli crollò sotto la simpatia di Wawrinka

Un ottavo di finale a Roma era già cosa di cui vantarsi. Aver eliminato Isner (a tratti una versione allungata e più scarsa di Roddick, ma a tratti anche un discreto giocatore) era già un bel risultato. Soprattutto per il modo in cui era maturato. Ma Andreas Seppi, oggi, ha fatto di più. Ha rimandato a casa quel simpaticone di Stanislias Wawrinka in maniera quasi – ma che dico quasi?! – epica.
Il primo set è stato combattuto. Break di Seppi subito recuperato da Wawrinka e parziale trascinato al tie-break, dove Andreas ha spento la luce e, in men che non si dica, sì è ritrovato sotto 7-1, lasciando intuire che non era una giornata semplice. Break e controbreak successivo anche nel secondo set, ed errori gratuiti come se piovesse da ambo le parti. Finchè, sul risultato di 5-5, Seppi riesce ad annullare due palle break consecutive e trascinare il match al secondo tie-break di fila. Il Nostro parte subito male e va sotto 3-0, in quello che sembra il remake del finale del primo set. A questo punto, Andreas e il pubblico del Pietrangeli iniziano a farsi sentire: 4 punti in successione, riportano l’altoatesino prepotentemente in partita. Gli spettatori ci credono e incitano il tennista di Caldaro. Wawrinka recupera il minibreak e sul 6-5 in favore ha l’occasione di chiudere set e partita. Avrebbe anche l’occasione di andar via elegantemente, ma la spreca come nemmeno un bimbo di cinque anni – dopo che il suo Pikachu è stato massacrato a suon di mazzate – farebbe: il pubblico continua a sostenere il tennista azzurro cosa non gradita a quel mattacchione di Wawrinka che, forse sicuro di portare il match a casa e colto da un improvviso raptus di simpatia acuta (son cose che capitano a chi, come il caro Stanislas, fa dell’ilarità un modus vivendi), invita polemicamente i sostenitori a far più casino. Accontentato. Il Pietrangeli diventa l’Olimpico e lo svizzero inizia a sparacchiare palle a destra e a manca senza senso logico. Tie-break e set a Seppi. Un Diazepam a Wawrinka.
Si va al terzo set. Seppi sembra più in palla rispetto all’avversario, che – nel frattempo – continua molto amichevolmente e simpaticamente ad attirare su di se tutto l’affetto che gli astanti hanno da offrirgli. Vere e proprie secchiate di fischi sotterrano il povero (?) lustra-scarpe-di-Federer. Il tennista azzurro approfitta della bolgia venutasi a creare e si porta subito avanti di un break, ma si ferma lì. Il poggia-piedi-di-Federer-a-Pechino-2008, infatti, dopo aver fatto scatenare mezza Roma contro se stesso, non vede l’ora di scappare in albergo e barricarsi dentro. Così, infila una serie di cinque game di fila e porta Seppi a servire per restare in partita. Andreas non si scoraggia (cosa strana, ma è successo davvero) e non solo tiene il servizio, ma nei due game successivi recupera il break di svantaggio – quando Stanislas DuploMan Wawrinka andava a servire per il match (sottolineatura d’obbligo) – e tiene ancora il servizio.
L’epilogo del terzo set, si scrive ancora una volta al tie-break. Stavolta, è Seppi a portarsi sul 3-0, ma sciupa tutto e regala sei punti in rapida successione all’avversario più simpatico degli ultimi 150 anni che, però, ha deciso di farsi perdonare per essere nato così divertente e spreca tre – e dico TRE – match point. Uno dopo l’altro. Senza apparente vergogna. È la svolta decisiva. Seppi si ritrova, quasi senza volerlo, con in mano la palla dei quarti di finale.
Il momento è leggendario. La tensione si fa a fettine e l’emozione si taglia con un grissino (che c’entra? Boh). Il pubblico è pronto ad esplodere come nel 2006 dopo il rigore di Grosso. Andreas serve e gioca con calma olimpica. Gli Dei del Tennis decidono che Wawrinka, per oggi, ha distrutto le balle abbastanza. Il dritto del mattacchione svizzero finisce fuori, spinto dall’urlo del pubblico, e Seppi vola ai quarti di finale. Il Pietrangeli esplode letteralmente di gioia. È tripudio.
Tra fischi per Wawrinka e cori pro-Seppi, finisce una partita che resterà nella leggenda per due motivi: a) il risultato ottenuto dall’italiano (dodicesimo azzurro dell’era Open a qualificarsi ai quarti di finale a Roma); b) il pubblico del centrale ha rinunciato ad assistere alle grazie – non tennistiche, chiaramente – che la Sharapova e la Ivanovic stavano mettendo in mostra, per affacciarsi sul Nicola Pietrangeli e gustarsi la disperazione di Wawrinka.
P.S.: chiaramente, complimenti sinceri ad Andreas Seppi.
Adriano Costantino
Ma la terra è sempre più blu: le pagelle!

Concluso il torneo di Madrid, si volerà tutti quanti a Roma. Non prima, però, di aver fatto un piccolo resoconto dell’andamento del torneo spagnolo su terra blu. Vai con le pagelle.
Nadal: voto 0. Ha passato metà torneo a piagnucolare per la terra blu. Nell’altra metà era già uscito da un pezzo. Contro chi? Verdasco. Avessi detto McEnroe. È andato via in grande stile – come suo solito – dichiarando che, se il prossimo anno la terra rimarrà blu, lui non metterà piede a Madrid. Dategli un biberon e colorate di blu ogni campo di terra del globo terracqueo.
Djokovic: voto 0,5. Stesso discorso fatto per Nadal, con la differenza che il serbo è durato un turno in più. È uscito contro il connazionale Tipsarevic, mostrando un tennis che non si vedeva dai tempi di Fantozzi e Filini. Con la differenza che i due personaggi appena citati, sotto la pioggia battente, si sono adattati. Nole, invece, si è lamentato ogni cinque minuti della scarsa aderenza della superficie. Roba forte, per essere il numero uno al mondo. Dategli un paio di pattini, sì. Almeno li usasse per togliersi dalle scatole.
Del Potro: voto 6,5. È arrivato in semifinale, e per tutti gli appassionati è stato un bel traguardo. Peccato, a un passo dalla finale, aver pensato più all’arbitro che alla partita, lasciando campo libero a un concentratissimo (evento raro) Berdych.
Dolgopolov: voto 7. Luce fu. Abbagliati Seppi (va bè) e Tsonga. Contro Del Potro c’era poco da fare, ma ha giocato bene anche lì. L’ucraino sarà sicuro protagonista nei prossimi tornei (se mi smentisce uscendo a primi turni da qui a Dicembre, sappiate che gli ho voluto bene lo stesso).
Berdych: voto 7,5. Ha fatto il suo torneo e per la prima volta in vita sua ha usato la testa in quasi ogni momento. Fino alla finale. Ha giocato bene anche quella, almeno inizialmente, ma nei momenti decisivi è mancato. È partito all’attacco e ha fatto suo il primo set, per poi regalare il secondo a Federer con un doppio fallo da manuale. È riuscito a fare addirittura peggio nel terzo set. Ottavo gioco (4-3 per Federer), Berdych è sotto per 0-40 ed è al servizio: recupera con tre ace e poi infila due doppi falli consecutivi. La testa, Tomas: la testa. Sempre.
Federer: voto 8,5. La superfice l’ha indubbiamente favorito (o meglio, è stato lui a sapersi adattare alla grande), ma per lunghi tratti del torneo ha mostrato un tennis d’altri tempi. Il monologo visto in alcuni match (contro Tipsarevic, ad esempio) è stato un po’ noioso, ma la vittoria del torneo è sicuramente meritata. Nota di merito, in oltre, per essere stato il primo (e l’unico?) a capire che il serve & volley sarebbe stata l’arma vincente. Chapeau.
Terra blu: voto 9. Si scivola – è vero -, ma è l’unica superficie dove si vede un minimo di vero tennis. Favorisce i giocatori d’attacco, penalizza i cyborg che si barricano sulla linea di fondo e a rete scendono solo per sbagliare uno smash. L’intenzione è quella di lasciarla anche per il prossimo anno, apportando alcune modifiche per rendere il campo meno scivoloso. Per quanto mi riguarda: viva la terra blu.
Andy Murray: voto 10. Non ha partecipato al torneo risparmiandoci le continue inquadrature alla madre in tribuna ei pugnetti in segno di esultanza a ogni errore dell’avversario. È il vincitore morale.
Adriano Costantino
Federer l’equilibrista, tra i lividi madrileni

Bastano un paio di fotogrammi, e lo smarrimento inziale lascia ben presto il campo alle più svariate congetture. Quella distesa di un elettrico azzurrino o blu cobalto quando il cielo è nuvolo, che sarà mai? Un enorme solarium per vitelloni della terza età o forse è una piscina olimpionica, dal cui trampolino gustarsi rutilanti tuffi a pelle di leone? Si andrà dal funambolico carpiato di un Federer travestito da Cagnotto, alla terrificante spanciata fantozziana dei vari Nadal o Djokovic.
Sconcerto per l’epocale novità che l’estroso Ion Tiriac (uno che mi sta oltremodo simpatico, perché non piace alla gente che a tutti piace ma non a me) ha portato nel Masters 1000 di Madrid. La terra dal tradizionale color rosso tarocco di Sicilia è diventata di uno smarrente azzurro rifrangente. Una pacchianeria kitch, inutile negarlo. Cosa brutta, ma non più grave di altre meno eccentriche sconcezze che hanno cambiato questo sport, nel recente passato. Si rincorrono le reazioni, in uno stucchevole spettacolo già visto. Ritrite lamentele da prima ballerina che pretende tutti s’adeguino ai suoi formidabili piedi storti, e risposte svizzere che somigliano al sibilo di un retro pensiero abilmente celato e disvelato solo da qualche signor Freud imprestato alla pizzicagnoleria spiccia. Puntuali come un treno ai tempi del littorio in un binario morto: Nadal s’indigna per una superficie a suo dire orrenda. Federer risponde a tono con un “poffore” di algido assenso. Perché se vinci su un terreno su cui quasi tutti faticano anche a stare in piedi, significa che sei il migliore in assoluto. La cosa non fa altro che pompare il suo ego. Tutti felici, insomma, in questo psicologico rincorrersi a mosca cieca.
Lo spagnolo però è scuro in volto. Pesto, livido, quasi bluette come l’ignominiosa terra madrilena. Arriva a spingersi fino all’insano gesto: “Se ci sarà ancora questa terra blu, qui non tornerò più a giocare”. Silenzio e sgomento per una decisa presa di posizione cha farebbe impallidire l’autore di “non gioco più me ne vado”, ebbro e sbronzo come una spugna, quando l’ispirazione delle muse lo colse nel sonno. Giusto, forse. Ma il tennis, non pare ancora essersene fatto una ragione, non è cosa sua. Un affare personale. La sconfitta patita contro Verdasco è una specie di oltraggio al pubblico /personale pudore in salsa maiorchina. Rimbalzi irregolari, superficie troppo veloce e scivolosa, completamente inadeguata per il tennis e buona per i pattini, a suo dire. Torce il labbro leporino e se ne va, Rafa. Celando pietosamente il perché di quello smash che si tira nei piedi o dritti d’attacco sgozzati a mezza rete, partoriti quando per due volte serve per il match. Terra azzurra, verde o fumante spianata di pizza margherita. E’ solo una folle coincidenza di quelle cui puoi assistere una sola volta nella vita: l’invincibile campione che si capotta maldestramente innanzi al succube paggetto Nando, vittima sacrificale di sempre. “Anvedi come perde Nando”, ed anche quando vince, per questo fantozziano torello madrileno, dev’esserci la scusante del carnefice. Con De Coubertain imbavagliato ed incaprettato.
Cadono come pere mature, alcuni favoriti, mentre Federer estraneo a tutto, svolazza, dritto per dritto, con qualche ancheggio, per la sua strada. Lo capirebbe anche un ipovedente quanto lo svizzero possegga una maggior capacità tecnica nel fronteggiare i rimbalzi imprevedibili. Il rapido guizzo che lega mente e braccio, nell’affrontare una pallina impazzita. Trasforma un difficoltoso aggancio in recupero disperato, in morbida carezza vincente. Dopo Nadal, a ruota, cede anche Djokovic. Il serbo regala un paio di antologiche scucchie ritorte da “Famiglia Addams” e qualche svogliato colpo in croce, prima di cedere al magnifico orco filoso Tipsarevic. In semifinale poi è il turno di Del Potro, ad accodarsi al torpedone della lagna cantata. Tutti nell’epocale verità alla Max Catalano, che su questa superficie si hanno maggiori difficoltà. Infantili scusanti a parte, l’innovativo strato blu, oltre a far riposare le diottrie dello spettatore in panciolle, ha favorito gli attaccanti, penalizzando gli strenui difensori e strisciatori da sabbie mobili nepalesi. Non mi sembra vicenda così persecutoria o un complotto dei giudici rossi travestiti d’azzurro. Specie pensando a superfici cementizie sempre più collose o erbe simili a pasture per pescecani agonizzanti, che hanno reso meno veloce il gioco nel 90% degli altri tornei. Anche Slam, e non solo un unico Masters 1000 stagionale.
Il torneo, malgrado la gioviale atmosfera da ufficio di Equitalia, è andato avanti senza impiccagioni di piazza. Perché su quell’infida argilla pennellata ci hanno giocato tutti. Alcuni hanno vinto, persino. Nel maschile e nel femminile, sono arrivati in finale tennisti tecnicamente dotati ed esplosivi. Roger Federer ha giganteggiato, ma i suoi bravi problemi ad adeguarsi alla difficile superficie li ha avuti anche lui. All’esordio l’ha spuntata d’esperienza e grazie all’innata classe, contro la deflagrante pera gigante Raonic che sulla terra azzurra pare un magnifico fuciliere d’assalto. Federer ha poi menato le danze per tutto il torneo, alla sua maniera. In fuga, l’uomo solo al comando, simile a Coppi che fluttuava leggiadro tra due ali di gente estasiata nell’irreale silenzio dei maestosi monti. Dopo gli affanni iniziali, finisce per domare la futurista terra non terra col solito spettacolare assolo immacolato. Lo stesso che tende ad aggrinzirsi di sgomento, appena qualcuno ha l’ardire di gettarlo nella mischia della lotta. Anche in finale, contro il “gazzolesco” talento impostato di Berdych, inizia male, la riprende e rischia gettarla al vento. Ma alla fine vince, come un equilibrista folle che passeggia in punta di piedi su quel filo invisibile, dal quale gli altri cadono goffamente procurandosi lividi. E poiché ciascuno ha una sua storia ed un destino, lo svizzero partorisce l’ennesimo guizzo che manda in sollucchero i suoi estimatori, mettendo altra legna sul fuoco chi da anni ne critica i successi-passerella, quando gli avversari veri si sono già autoeliminati. La mirabolante fiera delle verità assolute che la gente possiede in tasche bucate: Nadal è un combattente che sconfigge anche il dolore, Federer vittorioso sempre contro avversari inesistenti, Djokovic divertentissimo istrione, il tennis italiano sta benissimo, etc…Roba fine, articolata e troppo complessa. Roba da giornalai seri.
Picasso
Nel blu dipinto di blu

Lo ammetto, sono stato tra i primi a proporre una perizia mentale a chi ha avuto l’idea di colorare di blu la terra di Madrid. Poi, ho sentito che quei simpaticoni di Djokovic e Nadal se ne lamentavano e ho iniziato a provare una certa simpatia (per la terra blu, mica per loro).
Le critiche ci possono stare, specialmente da parte dei tradizionalisti. Difficile accettare un cambiamento indubbiamente d’impatto. Da semplici telespettatori, tocca abituarsi al colpo d’occhio, almeno iniziale, che i campi di Madrid offrono quest’anno. Qualcuno aveva parlato addirittura di rimbalzi anomali che, personalmente, non ho ancora visto. Al contrario, mi sembra la solita superficie dove la palla al contatto rallenta. Può rallentare di più o di meno, ma dipende anche dall’umidità del terreno (discorso valido per ogni tipo di terra, per altro). Ma, è pur vero che non ci sono io a Madrid a giocare su quella superficie, quindi tante cose mi sfuggono sicuramente.
Le dichiarazioni dei tennisti sono comunque la cosa più bella del torneo di Madrid di quest’anno (oltre alla non partecipazione di Andy Murray, che fa felici grandi e piccini).
Rafel Nadal è stato, come al solito, il più sobrio di tutti e il meno piangina: ha sottolineato la differenza dell’altura; si è appellato alle ragioni storiche; si è lamentato della poca visibilità; ha inveito contro i rimbalzi lenti, irregolari e bassi; e, per finire, ha dato per favorito mezzo mondo tranne se stesso;
Novak Dijokovic avrebbe preferito che gli fosse pervenuta una domanda in carta bollata, almeno sei-sette mesi prima, da parte degli organizzatori del torneo ai fini di ottenere la sua benedizione.
Roger Federer, invece, non sa ancora se l’esperimento gli piace o meno. Se uscirà dal torneo prima della finale, se ne lamenterà. Se vincerà il torneo, dirà che è la trovata più geniale degli ultimi 150 anni. Tocca aspettare.
Tra le donne, si sono distinte soprattutto le dichiarazioni delle sorelle Williams. Serena, visibilmente al settimo cielo e rotolandosi in mezzo al campo, si è lasciata andare in un commento tecnico sulla qualità e le proprietà fisiche del colorante usato: “Sporca di meno!”. Tra l’altro, credo sia l’unica a pensarla così: ieri, tutti quelli che sono scivolati, prima di riprendere a giocare si sono spazzolati per bene con la carta vetrata neanche fossero caduti in una tinozza di liquame. Venus ha invece dichiarato che trattasi di “una vera e propria terra alla moda”. Ringraziando il cielo, quest’anno non si porta la terra a zampa d’elefante, altrimenti sarebbe stato un casino.
P.S. se Nadal dovesse vincere il torneo, esigo come minimo che prenda il microfono e, invece di ringraziare mezzo mondo e fare i soliti finti complimenti al tennista sconfitto, si lasci andare in un turpiloquio nei confronti degli organizzatori, del governo spagnolo, dell’Unione Europea e del Nuovo Ordine Mondiale.
Adriano Costantino
Zoo-tennis Part 2
Dopo aver ripreso il paragone fra Nadal e il Capybara, come promesso arriva la seconda puntata di Zoo-tennis…
Murray e la donnola
Roddick e lo struzzo
Karlovic e il cammello
Safin e l’orso
Del Potro e il bracco
Stepanek e la carpa
Tsonga e il pesce gatto
Verdasco e il leone
Monfils e la pecora
Federer e il carlino!
C’è mancato poco

6-4 6-3. Finisce così l’avventura di Fognini a Bucarest. C’era chi ci sperava, in pochi ci credevano. Fabio Fognini ha raggiunto la finale. La prima in carriera. E questo è già di per sé un ottimo risultato, specialmente considerando le emozioni indescrivibili che l’Italtennis ha regalato negli ultimi anni. L’ultimo italiano ad aver vinto un circuito maggiore è Andreas Seppi: la scorsa estate, Eastbourne. Roba forte.
Però, c’è anche da dire che l’ATP di Bucarest non è di certo uno dei tornei più importanti del globo (e nemmeno Eastbourne, per la cronaca). Tutt’altro. Il secondo finalista era Simon. E un semifinalista sarebbe potuto essere addirittura Andreas Seppi. Tanto per dare un’idea approssimativa del tennis che la Romania ha offerto in quest’ultima settimana. La finale è stata la giusta conclusione di un torneo cotanto spettacolare: un vero e proprio festival delle occasioni buttate al vento. Da accapponare la pelle (cit).
La partita è durata 110 minuti. Un po’ troppo, considerando il livello di gioco espresso in campo dai due protagonisti. Fognini ha sciupato la qualunque. Basti pensare che nel primo set stava avanti 2-0, prima di finire sotto 5-3 e darlo vinto al francese. Nel secondo set, sono addirittura quattro le palle break sprecate dal ligure (“sciupate” sarebbe troppo riduttivo, “sprecate” rende meglio l’idea di quanto ha fatto). Inutile dire che dopo aver subito il break di Simon, Fognini ha smesso di crederci (e ho dei dubbi che l’abbia mai fatto sul serio) e di lottare. Il match si è chiuso con il secondo doppio fallo dell’italiano, e tanto basta per fare una sintesi dell’intera partita.
In quest’ultimo periodo, si è parlato molto della maturità trovata da Fognini e si è parlato molto anche di una certa sicurezza espressa nel modo di giocare. E forse, questi passi avanti ci sono anche stati. Il problema, fondamentalmente, è che dietro la racchetta c’è sempre il solito tennista umorale: quando le cose vanno bene, si esalta; se le cose iniziano a prendere una piega non troppo positiva, ecco invece che smette di crederci. Sarebbe ora che crescesse dal punto di vista della tenuta mentale, altrimenti non andrà mai da nessuna parte.
In ogni caso, possiamo stare tutti tranquilli. Da domani si tornerà a parlare di un Italtennis quanto mai in salute. Del resto, Fognini entra nei primi 50 giocatori del mondo, facendo seriamente tremare Djokovic, Nadal e Federer in vista delle Olimpiadi. Si salvi chi può.
Adriano Costantino
Riassunto delle puntate precedenti

Ho avuto da fare, so che vi sono mancata, soprattutto mi sono mancata.
Siamo a metà a stagione è il momento di decidere se dobbiamo darci al curling oppure possiamo sopportare altri cinque mesi di picchiatori insensati, occhi sgranati e pugni roteanti.
Dopo la finale alla benzedrina degli AO, abbiamo assistito all’impressionante striscia positiva di Rogino, avvenuta in tornei che contano così così, siamo certi che quando la posta sarà alta ritornerà il delizioso e inutile re lacrimante.
Gli Americani si sono accorti di avere un grande giocatore, Long John Isner, peccato abbia un carattere da corn flakes boy e soprattutto non si possa rimodellare lungo l’asse Y abbassandolo di una ventina di cm, perché ha tocco, classe e non è convinto che sulla rete passi la 220. Da quando ha pure trovato una morosa (sosia della fidanzata di Murray, ma sicuri che non sia lei?) appare rutilante di entusiasmo, per come lo può essere uno yankee che a 25 anni si comporta come ne avesse 75.
Le presunte nuove promesse si sono invece rivelate una sola notevole sola.
Harrison, che pareva destinato agli sconquassi, è un cinno viziato, al quale hanno detto che tagliarsi i capelli con la scodella è sufficiente per essere il nuovo Connors.
Young deve ancora capire che la palla non rimbalza sempre allo stesso modo e alla stessa altezza, il che non è male per uno che gioca da 15 anni, lo picchierei quando non muove le sue inutili gambotte, Sweeting gioca come uno spagnolo terricolo senza averne il punch.
Raonic, che a tratti pare destinato a combinare qualcosa di buono, pare vacuo e un po’ immaturo.
In Europa non va meglio, il Principe Ernestino medita il ritiro, a dimostrazione che essere seguito da Canas lo avrà aiutato a entrare nella mala, ma poco per il tennis.
Dimitrov rischia di fare la fine di quegli imitatori che con il gel nei capelli e le blue suede shoes cantano stile Elvis, davvero disarmante.
Abbiamo sempre la speranza che, con inaudito ritardo rispetto alla Pasqua, si riveli l’emanazione divina di Dolgopolov.
Sarebbe bello, forse troppo bello, per questo temo possa non accadere.
Tocca baloccarsi (sai che culo) con i soliti Fab Four, leggersi le dichiarazioni di Murray che non sa / non ricorda perché non ha mai vinto uno Slam, oppure quelle di Federer che afferma di voler giocare fino alla maggiore età delle gemelle, per non parlare della ziotonizzazione di Rafa, che probabilmente nervoso per il digiuno di vittorie durato un anno intero, spara minchiate a ripetizione.
Si è pure ritirato Ljubicic, triste e garbato pelatone, con un gioco niente male; ricordate nel 2006 fu il terzo uomo dopo Federer e Nadal, non ci credeva nessuno, soprattutto lui. Non vedere più il suo capoccione puntare verso la rete ci fa dispiacere.
E’ cominciata la stagione sulla terra e sono riapparse figure che avevamo oramai rimosso.
Ramos, Gimeno-Traver, Machado, Mathieu, Rufin, roba da piangere.
Il tabellone di Montecarlo era di un bipolarismo allarmante 3-4 nomi grossi e 30 peones da paura (sono entrati pure Volandri e Delbonis, per dare idea del livello). Fosse stata una festa di laurea, con tutti questi imbucati, ci saremmo divertiti, peccato si trattasse di un 1000 ATP.
La partita più bella del torneo l’hanno giocata Dolgo e Nole, va detto che l’amato Guru renderebbe divertente pure la fila in posta, Nole ci ha fa persino fatto intenerire, scoppiando in lacrime per la morte del nonno.
A parte quando scompaiono parenti stretti, Djokovic fatica ad inondarci di simpatia (e non dite che sono cinica, i nonni sono il fondamento della società e dovrebbero essere eterni, poi non ditelo ai nipoti di berlusconi che qualcuno prendermi sul serio).
Ricorderemo poco altro del torneo monegasco, la finale brevissima e quasi non giocata, un noiosissimo Berdych – Djokovic (se questo è il tennis del futuro baratto l’abbonamento Sky con una collezione di dvd “Wimbledon – 1970 – 2001) e la percezione che l’annata coi big in forma claudicante potrebbe riservarci qualche sorpresa.
Speriamo qualcuno se ne accorga, non mi sento portata per il curling.
Lecorbu_Vale
Zoo-Tennis: Nadal e il Capybara
Prima puntata di una divertente saga che vedrà protagonisti i tennisti più famosi dei circuiti Atp e Wta messi a confronto con qualche simpatico animale, prendendo spunto dal geniale capybarasthatlooklikerafaelnadal.tumblr.com












Cementati
Davydenko, Granollers, Ramos, Andujar, Giraldo, Garcia Lopez, Simon e Monaco.
Non e’ il tabellone di Vina del Mar o del torneo di Dupelotas.
E’ Indian Wells, deserto californiano, punta di diamante della primavera americana sul cemento.
Fuori Gasquet, Murray, Mahut, quello che resta di Haas, Querrey, persino Nishikori. Stasera uscirà Dimitrov, anzi ha appena perso, asfaltato da Ferrer.
Il prossimo passo per dissuadere gli attaccanti sarà far passare la corrente a 220 oltre la linea di servizio.
Il cemento americano e’ un pastone indegno, lento e colloso, rimbalzi alti e pedalare.
Tiriac farà la terra blu a Madrid, mica serve, che lo stracchino dei pozzi indiani e’ già un bel blu – verde.
Puoi chiamarlo cemento, sintetico, taraflex o minchiolex e’ sempre diversamente terra, che neanche ha bisogno di essere bagnata, un risparmio idrico importante per l’umanità. Persino l’erba e’ ridotta a una terra pelosa.
A questo punto meglio giocare sempre a Barcellona o Montecarlo.
Almeno la sera sai sempre che fare.
Si dira’ che Granollers e’ un bel giocatorino, che Andujar non e’ poi malaccio, che Giraldo ognitanto attacca.
Siate sinceri voi pagate 30 – 40 euro al mese per vedere il tennis impiegatizio depresso di Granollers o per apprezzare i rari afflati di Monaco? Io no.
Tanto vale vedersi history channel, almeno e’ più variata.
Chi ama questo incubo di pallettoni e lift? Chi si diverte a veder remare dal fondo?
Gli ammiratori di questa mono superficie, identica nei palazzetti europei o sotto il cocente sole del deserto, potranno gustarsi il 261415221esimo torneo uguale agli altri.
Io non so / non ricordo perché sono qui.
Lecorbu_Vale
Strawberry fields forever

In chimica presi 18. Non è il mio sport. Non la capisco, elettroni, elettrini, molecole, booh.
Eppure la chimica è importante, è bella, è poetica, può essere persino onirica. Ha aiutato Baudelaire, Rimbaud e Jim Morrison.
E se rendesse meraviglioso anche il tennis? Se potesse divenire legale portare le facoltà di resistenza umana oltre ogni limite per dare luogo a sfide epiche e incredibili?
Non sarebbe bello?
Potremmo vedere tennisti che non si stancano mai , che giocano partite kilometriche e ricche di pathos, superuomini che non si accorgono della pioggia, del vento e del sole.
In fondo l’arte è stata spesso aiutata dalla chimica, Les fleurs du Mal venne scritto sotto effetto eppure lo leggiamo con passione, viene persino studiato nelle scuole.
Proviamo ad alzare l’asticella dell’umana resistenza e vediamo cosa capita.
Piantamola con questa favola che lo sport è insegnamento per i bambini, il tennis è un gioco estremo e miliardario, bello e crudele.
Credo sarebbe una idea interessante.
Immaginiamo cosa sarebbe diventata la partita di oggi, la fantastica finale finale di Slam fra Nole e Rafa, se i giocatori avessero potuto aiutarsi con la chimica?
Già così abbiamo visto due guerrieri, molti di noi hanno assistito al match sopraffatti dall’emozione, in piena tachicardia.
Ma con l’aiuto della chimica cosa sarebbe cambiato?
Avremmo assistito a una partita di 12 ore, certo sarebbe stato complicato per tutti noi rimanere incollati alla sedia per tanto tempo, si porrebbero problemi logistici anche per gli spettatori (nutrirsi, andare in bagno).
Accontentiamoci così, forse è meglio no?
Lecorbu_Vale
Resurrezione

Se a 28 anni siete ancora convinti che Rogi possa battere Rafa negli Slam allora siete degli sfigati.
Se poi di anni ne avete 38 allora non avete altre speranze che diventare un giovane ministro raccomandato con capigliatura (e solo quella) gramsciana.
Non ho visto la partita, ennesima riedizione della sfida del secolo.
Ho avuto le guardie forestali, i vigili, i NAS e l’FBI in cantiere.
Sembrava CSI, solo che era un casale nella campagna bolognese.
E non era morto nessuno.
Il tennis invece muore e risorge di continuo.
Ucciso dal crudele algido svizzero, reo di giocare un tennis bello ma freddino, senza palle, di vincere facile con avversari deboli e sciogliersi di fronte ai più forti. Colpevole di avere una moglie grassoccia, antipatica e dittatrice (condizione non dissimile a una percentuale ragguardevole dell’universo maschile, ma tant’è a Rogi non si perdona).
Trucidato dal grattatore spagnolo, tutto grinta e chimica (forse, non so, non ricordo, dicono, ma nessuno tira fuori nulla, allora sono tutte chiacchiere).
Ferito a morte dall’esagitato letterman di Belgrado, prova vivente che dopo il peggio si può persino scavare.
Soffocato dallo scozzese che voleva farsi re e invece si fa ogni giorno più stolto e ciondolante.
Non ho visto la partita ma me la immagino molto bene, ne ho già ammirate 2634324232536443 sul genere.
Rogi parte bene, vince il primo, poi diventa il solito adorabile panetto di mascarpone e Rafa gli è sopra in un attimo.
Segue una apoteosi di grattamenti genitali e lacrimucce trattenute.
Bottigliette messe in fila e carati su mani da lattaia sciocca.
Il tennis migliore degli ultimi anni, ma la testa da numero 2147514 del mondo. Questo è Federer.
Rogi sarebbe debole psicologicamente anche nella WTA, dove pullulano instabilità mentali, psicosi e narcisismi malamente espressi. In confronto a Federer la Dementieva è (era) un colonnello dei marines.
Il tennis muore per la prevedibilità dei protagonisti e per l’incapacità di proporre giocatori nuovi.
Mi sono ritrovata a tifare prima il brasato australiano Hewitt e poi per la simpatica Sarita Errani.
Siccome sono consapevole delle mie perversioni, la terza notte ho messo il decoder su Discovery Channel, ma è stato come passare al metadone.
Aspettiamo la resurrezione imprevedibile per mano di qualche guru pazzo o poeta fuggito da una Bollettieri.
Cambierà, ne siamo certi.
Per ora è morte apparente.
Lecorbu_Vale
Parole, parole parole

L’anno tennistico si apre coi big 4 che sberciano e si agitano, pronti a fare vedere che muoiono dalla voglia di giocare, anche se naturalmente non ci crede nessuno.
Rogi si esibisce in dichiarazioni mielose sull’importanza di Mirka nella sua vita, nel suo gioco e negli equilibri medio-orientali. La simpatica consorte di Rogi appare ai più una Yoko Ono del tennis (con meno back round culturale ma certo con più carati) e Rogi ce la mette tutta per renderla simpatica.
La mia nonna diceva Sant’Anotni al se inamure d’un ninen (trad Sant’Antonio si innamorò di un maiale).
Chiedere ai 373423273 allenatori e sparring partner che la evitano come una colica la sera di capodanno per sapere che bel tipino è.
Murray deve far veder al mondo che la scelta di essere affiancato dal Mostro è cosa buona e giusta. Così Andyino afferma (senza nemmeno il dubbio di apparire ridicolo) che si vuole ispirare a Ivano in tutto, che per lui è un punto di riferimento essenziale, il Virgilio che lo porterà al trionfo, guidandolo fra i gironi dell’ATP (io sono una che ha studiato e mi piace farlo vedere ognitanto).
Se essere affiancato da uno tennisti più antipatici e col gioco peggiore degli ultimi 123548 anni appare una soluzione a chi invece avrebbe bisogno di essere più aggressivo allora CHEERS!.
Nole come sempre alterna performances para teatrali ad affermazioni di falsa modestia, parla meno però, che soggiornare nella camera iperbarica impasti la lingua?
E veniamo a Rafa, finora cinno educato che limitava le proprie manifestazioni esagitate al campo da tennis, ora novello retore e portabandiera di tesi ghediane.
Rafa appare ziotonizzato e mostra la faccia cattiva.
Si gioca troppo dice e Roger non si lamenta mai, lui finirà la carriera integro mentre io e Murray avremo problemi enormi. La soluzione è giocare più sulla terra battuta.
Brillante idea!
Dunque il buon Nadal percorre121324 kma match e si accorge ora che il suo fisico ne viene logorato, scopre che ha la programmazione di un turnista fiat (senza certamente averne la preparazione scolastica e intellettuale) e questo non giova alla sua forma.
Conclusione giocare più match sulla superficie a lui gradita (che peraltro è anche da maratoneti) perché sul cemento gli fanno male i legamenti. L’idea che i campi duri non siano fatti per correre i 4000 siepi a ogni 15 non lo sfiora.
Anzi è colpa di Roger, che vuole fare il gentiluomo.
Una obiettività così non si è mai vista neanche nella autocritiche post elettorali del piddì.
Chiedete a Federer, Llodra, Raonic o Mahut e vi diranno che il mondo dovrebbe trasformarsi in meraviglioso tappeto verde.
Chiedete a Nishikori e vi dirà che abbassare la rete sarebbe un’ottima idea.
Chiedete ai doppisti e vi diranno che dimezzare il campo sarebbe carino aumenterebbe la spettacolarità
Chiedete a me, ho ottimi consigli per ristrutturare la vostra casa.
In fondo basta chiedere no?
Lecorbu_Vale
It ain’t over till it’s over
Non è bastato un fine stagione stanco e incerottato, popolato da big senza motivazioni e ciondolanti nei loro acciacchi.
Non sono bastate le 5142423131 esibizioni prenatalizie, postcapodannesche e mai postcoitali che hanno visto improbabili vincitori e tristi campioni dalle gambe spezzate.
Non è bastato ammirare le sorelle Williams, pervase di gratitudine verso le padrone di casa Penny e Schiavo, tanto da esserne sconfitte.
Non è bastato vedere Rogi con telo da mare e infradito, appena rientrato da Jumeirah Beach, farsi prendere a pallate da Nole.
Non è stato sufficiente scoprire che Ferrer non è stato colpito da un petardo impazzito nella notte di Capodanno, ma lotta e vive insieme a noi (cioè a voi).
Non è bastata la ferale notizia che il tuo incubo adolescenziale è rientrato, seppure nelle vesti di coach, l’essere più odiato che abbia mai calcato un campo da tennis rientra sul luogo del delitto e proverà ancora a profanare il tempio di Church Road. Ivano il vampiro allenerà il vampiretto Andy. Rivedere Lendl a bordo campo è come svegliarsi alle 7 e 30 del mattino, pensando che devi ancora dare la maturità e DIOBONO è uscita storia all’orale, mentre tu avevi smesso di studiare dalla Seconda Guerra di Indipendenza in poi.
Tutto questo dovrebbe far scomparire la passione, alleggerire la follia , stemperare la voglia di tennis.
Invece NO.
Alla riapertura della stagione ufficiale, la mattina del 2 gennaio, complici il clima semifestivo e le città dormienti, accendi i tuoi 125213232 decoder, orienti feed dual feed e sticazz, pronta per vedere in contemporanea Doha, Brisbane, Chennai, con il lieve rammarico che di Auckland arriverà pochino nel nostro emisfero. Già cominci con i primi dolori, ma come Tomic l’odioso cinno australiano, ha vinto una partita al terzo set, sarà mica il suo anno? Era quello che intendevano i Maja?
Già cominci a bestemmiare che Eurosport taglierà le trasmissioni da Doha per mandare in onda il tiro alla fune su ghiaccio (versone con e senza pattini).
Difficile liberarsi di certe passioni.
It ain’t over till it’s over
Buon inizio stagione a tutti.
di Le Corbu Vale
‘Sliding’ doors
L’amore fra la numero uno del mondo Wta Caroline Wozniacki e l’astro nascente del golf Rory McIlroy sta riempiendo le pagine dei siti di tutto il mondo da qualche mese, ma se l’irlandese a soli 22 anni è balzato all’onore delle cronache per la sua vittoria nell’Us Open, la danese da mesi riceve critiche per non esser ancora riuscita a vincere un Major…Eppure non tutto il male vien per nuocere.
La Wozniacki uscì a pezzi dall’ennesima batosta contro la Cibulkova agli ottavi di Wimbledon. Ma se non fosse prematuramente uscita dal torneo, non sarebbe stata, pochi giorni più in là, ad Amburgo in occasione del match di pugilato fra Klitschko ed Haye.
Tralasciando i doppisensi tecnico-estetici del titolo di quest’articoletto da blog, il dono della sconfitta ha comunque reso alla principessina: fu proprio in quell’occasione che Caroline e Rory si incontrarono per la prima volta e diedero vita ad una delle relazioni più ‘cliccate’ del 2011. Insomma, non sempre fa male perdere…
Adriano S













