E’ Maria Sharapova la seconda finalista della 125esima edizione dei Championships: la russa ha battuto Sabine Lisicki per 6-4 6-3 in 1 ora e 25 circa di gioco, ed ora sfiderà Petra Kvitova per il trofeo dell’All England club.
Terza finale stagionale per lei (dopo Miami, sconfitta con Azarenka, e Roma, vittoria con Stosur), e quinta finale a livello di slam in carriera (3 vittorie su 4 nelle precedenti, ultima in Australia nel gennaio 2008). E’ la sua seconda apparizione all’atto conclusivo dello Slam londinese, dopo la storica vittoria del 2004, quando in finale battè Serena Williams 6-1 6-4. Ma in questa circostanza arriva con un ruolino migliore: solo 32 i games persi finora (nessun set per le avversarie), mentre nella precedente vittoriosa partecipazione 47 i giochi lasciati (con due set) prima dell’epilogo.
Eppure, la partenza di Maria quest’oggi non era stata al livello delle aspettative (l’unico precedente, a Marzo, vide Sabine racimolare solo 2 giochi a Miami): la tedesca infatti riusciva a martellare col dritto, mettendo in crisi le certezze della bella russa. Il servizio non girava, e la Lisicki si portava in un batter d’occhio sul 3-0. Ma questa Sharapova sembra la versione matura (a ragione, dato che era la dodicesima semifinale Slam in carriera per lei) della giovane modellina che sconvolse a metà degli anni 2000 il tennis, e capisce che il rovescio dell’avversaria è il punto dove spingere. Trovato il ritmo col suo dritto, arrivava, dopo un servizio tenuto a fatica ai vantaggi, ma con una ritrovata prima palla, il contro break, e il “come on” urlato si sovrappone agli applausi del pubblico. Sul 4-4 poi Maria riesce a rispondere ancora in maniera potente e precisa, costringendo l’avversaria a giocare troppo con i piedi fuori dal campo: ancora un break, e Maria che serviva e chiudeva il set per 6-4 in 43 minuti. La statistica consigliava a chi era intenzionato a scommettere su una rimonta teutonica che la Sharapova nella sua storia wimbledoniana non ha mai perso dopo aver vinto il primo set (31 a 0 il record).
La tensione divora la giovane Sabine, che commette due doppi falli nel game di apertura del secondo set, perdendo subito la battuta. Nonostante i doppi falli (saranno 13 a fine partita), i colpi (e le celeberrime urla) di Maria restavano indiscussi protagonisti sul centrale, quasi impaurendo l’avversaria che non riusciva più ad esprimere quel buon tennis mostrato fin qui nel torneo. Il cielo sempre più cupo e minaccioso di pioggia sembrava rianimare Sabine, che recuperava (solo temporaneamente) uno dei due break di svantaggio. Andata a servire per il match, Sharapova perdeva il servizio con un brutto doppio fallo sulla palla break. Ma in risposta la bella siberiana era a proprio agio, e chiudeva per 6-3.
Buona a tratti la partita della Lisicki, apparsa però un po’ troppo intimorita dalla ribalta; nel secondo set non ha mai tenuto il servizio, è vero, ma Masha riusciva ad aggredire la sua battuta in maniera incredibile. Le lacrime mentre abbandonava il campo le serviranno per il futuro, senza dubbio.
Si conferma la presenza della Russia nella finale femminile di Wimbledon (l’anno scorso ci fu Vera Zvonareva), che raggiunge per la terza volta nella storia questo traguardo (1 vittoria e 1 sconfitta). Era dal 1986 che non si verificava una finale “ova” (SharapOVA-KvitOVA), quando scesero in campo Martina NavratilOVA e Hana MandlikOVA.
In un tennis femminile orfano di Justine Henin, di Kim Clijsters, e delle sorelle Williams in una condizione accettabile, è Maria Sharapova la donna copertina della WTA, che ne aveva bisogno per risollevarsi in termini di appeal e qualità. L’appuntamento di sabato pomeriggio è l’occasione per riaffermarlo, con forza e orgoglio.
Raggiunta al termine del match, Maria Sharapova dichiara: “E' stato un percorso duro tornare qui in finale, sono molto felice, ho giocato bene ma sento che il mio percorso non è ancora finito. Sabine ha giocato molto bene all'inizio e io esattamente il contrario; ma la chiave è stata rimanere concentrata, e tornare nella mia linea guida per il proseguio del match. Essere in finale è un grande traguardo per me, ora contro Petra Kvitova: lei è mancina, gioca bene su erba, sarà dura, ma non vedo l'ora di giocare la finale”.
Per TennisWorld Italia, Alessandro Varrassi