La ceca Petra Kvitova è la prima finalista di Wimbledon. La Kvitova ha battuto la bielorussa Viktoria Azarenka per 6-1 3-6 6-2.
Se fosse stato un match di pugilato, il match sarebbe finito dopo poche riprese per KO istantaneo: due ragazze dell’est in mise rigorosamente bianca avrebbero dato vita ad un incontro di poca intensità e la bielorussa avrebbe ceduto per esasperazione, sul ring del centrale di Londra. Se fosse stato un match di golf, le parti si sarebbero invertite e sarebbe stata la ceca a rimanere con un pugno (neanche pieno) di mosche. Considerando che le due hanno invece deciso di darsi al tennis (più che altro di bombardarlo), il risultato è una partita altalenante, in cui a prevalere è però alla fine il perentorio colpo da KO che riesce ad imprimere al match la Kvitova nei confronti dell’avversaria, succube inerme delle sue bordate da fondo campo.
Largamente favorita alla vigilia, se non altro per la maggiore attitudine ai campi verdi, la ceca ha rispettato il pronostico, portando sulle sue portentose spalle da ventenne una nazione intera . Abituati bene durante gli anni 90 infatti, i cechi non avevano avuto modo di scorgere una propria rappresentante dalle faste annate di Jana Novotna, ultima vincitrice su questi campi nel 1998 e di Martina Navratilova, ultima finalista mancina nel 1994 (quando perse per mano di Conchita Martinez). Insomma, un bel po’ di bagagli pieni zeppi di armamentari aspettavano Petra all’entrata sul Centrale. Dalla sua parte gravitava però l’esperienza di un match già vissuto (la semifinale persa lo scorso anno da Serena Williams) mentre per la Azarenka quello era il primo approdo in un match di tale importanza (sempre perdente negli altri 4 quarti disputati); ancora, la Kvitova arriva al giovedì della seconda settimana dopo aver asfaltato ogni tipologia di avversaria (di tocco come la Vinci e di potenza come la Wickmayer, soffrendo parzialmente in un match che poteva finir molto prima con la Pironkova) e potendosi vantare di aver sul petto ben tre tornei vinti durante l’anno (Madrid, Brisbane e Parigi indoor). I precedenti stazionavano sul 2-2: la Azarenka si era portata avanti 2-0 con i primi due precedenti e con vittorie molto nette, mentre le ultime due lotte di pugilato erano andate appannaggio di Kvitova: Wimbledon 2010 al terzo turno e Madrid 2011.
La Navratilova, nei palchi d’onore a fianco del patron di Virgin, Richard Branson, probabilmente avrà dato spiegazioni all’illustre manager di come si siano volatilizzati 20 anni di tennis, di discese a rete e di tocco sopraffino, per lasciare spazio a veri e propri armamenti di guerra, pronti a rilasciare oggetti contundenti da ogni parte e ogni angolo del campo. Sembra che ne abbia fatta un ritratto della ceca, assoluta dominatrice del campo, nel bene (primo e terzo parziale) e nel male (secondo set): mai si è avuta la sensazione che la Azarenka in quella partita c’entrasse qualcosa, perennemente in balia della potenza dell’avversaria e sballottata con irrisoria facilità da una parte all’altra del campo. Brava la bielorussa, d’altro canto, ad approfittare delle enormi possibilità che la Kvitova le ha servito durante l’intero secondo set e a concretizzarle adeguatemente. Era però chiara la sensazione che la partita fosse in mano alla mastodontica ceca, che pareva disporne a proprio piacimento.
Nel primo set la partita cambia faccia sul 2-1: la Azarenka pecca al servizio servendo davvero poche prime e di conseguenza la ceca entra molto in risposta e strappa il servizio alla bielorussa facendole pervenire comodini in risposta. La partita sembra prendere una direzione ben precisa, confermata dal secondo break, frutto di continue accelerazioni, che portano il binario sul 5-1. Chiamata a servire per il parziale e per la prima metà di finale, la Kvitova mette a segno 3 servizi vincenti e riesce a prevalere anche in uno scambio lottato e porta a casa il set per 6-1.
Il secondo set si apre in modo inaspettato: un parziale di 7 punti a zero porta la Azarenka prima a tenere agevolmente il servizio, poi ad approdare a tre palle break consecutive: quella buona è la seconda e la bielorussa si porta avanti 2-0 e servizio. Con qualche patema entrambe riescono a tenere i successivi turni di battuta (annullate dalle due tenniste palle del contro break in favore di Kvitova e di allungare sul 4-0 per Azarenka). Come era stato facile per la Kvitova poter mantenere il servizio nel primo parziale, nel secondo i suoi turni di battuta sono perennemente sotto pressione: anche sul 4-1 è costretta ad annullare un’altra palla break ma, arrancando, riesce a mantenersi a galla. Il set mantiene l’andamento dei servizi, put con qualche patema. Nel game del 4-2 attimi di pura follia della Kvitova, che si porta avanti 15-30 ma sparacchia fuori due risposte più un pacchiano errore di dritto che permettono alla Azarenka di mantenere il break di vantaggio e di assicurarsi la possibilità di servire per il set e allungare la partita al terzo. Il braccio della bielorussa non trema e la partita ha come naturale epilogo l’ultimo set (la Kvitova annulla due set point, prima di capitolare al terzo).
Nel secondo game del terzo set, perentoria la reazione della ceca che alla seconda opportunità strappa il servizio alla bielorussa (non le riusciva dal sesto game del primo set). Delle grandissime accelerazioni le permettono di concretizzare quello che fino ad allora era stato fatto e di portarla avanti 3-0. Violenta la reazione della ceca quando si trova sotto 15-40: 4 grandiosi punti, comprensivi di un ace e di una seconda lavoratissima, le permettono di mantenersi avanti. Sul 5-2 e servizio Azarenka, arriva il primo match point della partita, malamente fallito dopo aver colpito male il dritto; fortuna che la ceca gioca così bene da procurarsene un altro: è la Azarenka a procurarglielo con uno sciagurato doppio fallo, consegnando la prima finale della carriera, nel teatro del tennis, ad una piangente Kvitova, quasi un ossimoro se si considerasse la stazza della giocatrice dell’Europa continentale.
Giusto epilogo per un match che difficilmente poteva avere un esito diverso e, nel caso in cui ciò fosse successo, difficilmente sarebbe stato per meriti della bielorussa, inoltre anche inadatta ad un gioco su erba (seppur trasformata): delle aperture troppo ampie non le permettevano di porre adeguati argini alla strabordante potenza dell'avversaria e, inoltre, il doppio fallo sul match point dimostra una tenuta mentale non eccezionale. Tutto come previsto alla fine del racconto e chi uscirà vincente dal secondo match di semifinale, stia attento alla rampante ceca che se fosse stata arruolata in qualsiasi grande esercito nel corso della storia, non ho dubbi che avrebbe potuto dare un grossissimo aiuto nella risoluzione della contesa, seppur con una racchetta e una pallina in mano.
Le dichiarazioni delle protagoniste.
"All'inizio del match eravamo sempre vicine nel punteggio, ma quando sono riuscita a brekkarla - dice la Kvitova - ho cominciato a giocare meglio e lei è calata leggermente. Poi ha ricominciato a giocare benissimo dal secondo set e mentalmente è stata dura reggere quel livello. Ma sono contenta di essere riuscita a vincere, è stato davvero bello!" E, interrogata sull'emozione dell'essere in finale ha detto: "E' incredibile essere in finale, ricordo quando Martina Navratilova vinceva qui, i miei primi ricordi di questo torneo. Non avrei mai pensato di poter arricare in finale a Wimbledon. Prima di venire qui ho fatto soltanto del buon allenamento a Eastbourne e vinto qualche partita, ed è stato importante per me, ma quello che mi ha portato fin qui è stato giocare ogni match dando il massimo."
Mentre la Azarenka sostiene che la sua avversaria "arrivava su ogni palla e mentre i miei colpi uscivano di pochissimo i suoi prendevano le righe. Ha giocato un match decisamente brillante e il merito di questa vittoria è tutto suo. Ho giocato contro un'avversaria al top della forma. Può battere chiunque in qualsiasi momento, se giocherà così anche in finale avrà delle buonissime chances di vincere il torneo. Ora devo guardare avanti e dimenticare questa sconfitta. mi riposo un po' e ricomincio ad allenarmi per la stagione sul cemento... è l'unica cosa che posso fare..."