Petra Kvitova 10 La vendetta di Gheddafi trova sfogo nell’alleanza ceca. La Capitale inglese viene bombardata da questa ragazzotta acqua e sapone, che manda all’aria i sogni Glamour della Londra bene e di Maria Sharapova. I suoi colpi sono di una violenza inaudita, non sarà la Novotna o la Navratilova sotto rete, ma non ha affatto un polso malvagio, soprattutto paragonandola alle altre di oggi. In nomen omen, Petra non si scompone dopo la vittoria e rimane glaciale, al contrario del padre, che sembra una rockstar anni 80 e semina il panico in tribuna a colpi di panza. E’ ufficialmente sbocciata una giocatrice dominante nel circuito Wta, ne sentivamo tremendamente il bisogno. Caterpillar
Maria Sharapova 9 Simbolo della vecchia guardia che non vuole mollare, Masha torna in finale a Wimbledon dopo 7 anni. Il suo ritorno a grandi livelli è di fondamentale importanza per il futuro della Wta, apparso grigio dopo i primi due Slam del 2011, tornato in apparenza roseo a Church Road, dove fra nuovi e freschissimi volti, la bella siberiana si è inserita col suo star system a completare un interessantissimo puzzle. Perde in finale da un’avversaria ad oggi troppo forte per lei, ma dimostra di esser pronta per tornare al vertice o quantomeno in copertina. Primadonna
Sabine Lisicki 8 La Germania aggiunge una nuova freccia al proprio arco dopo Goerges e Petkovic. Thunder Sabine è però quella che più si avvicina alla comunque inavvicinabile Graf, per capigliatura, fisionomia e colpi. Raggiunge la semifinale di Wimbledon dopo una serie di stop fisici, che ne hanno solo ritardato l’esplosione, poi pecca di inesperienza contro la Sharapova, forse già appagata per il suo exploit. Wunderbar!
Serena Williams 6,5 Avremmo messo tutti la firma se 3 mesi fa ci avessero detto che Serena avrebbe difeso il suo titolo a Wimbledon. Per una che così poco tempo fa ha addirittura rischiato di morire, arrivare agli ottavi di uno Slam da protagonista non è poco. Resuscitata
Venus Williams 5,5 Non può valere per lei lo stesso discorso della sorella. Il suo infortunio addominale d’inverno, evidentemente più grave del normale, rimane un mistero ma non può certo essere una scusante. Nella prima settimana è quella che impressiona di più, Date-Krumm togliendo, poi si scioglie e completa il Manic Monday londinese perdendo in malo modo da Tsvetana Pironkova (Voto 7, tradizionalista). Il suo vestitino influisce nel mezzo voto in meno. Demodè
Vika Azarenka 6 Era arrivata già alla vigilia del Roland Garros come la tennista del momento, pronta per la definitiva consacrazione in chiave Slam. Alla luce dei fatti negli Slam europei le rimangono in mano le briciole, di questo passo rischia la Woznickizzazione. Verrà ricordata più per gli ululati di scherno del pubblico che per le proprie prestazioni. Stent-orea
Francesca Schiavone 4 La regola dice (o almeno dovrebbe dire) che sono il back e le volèe, assieme al servizio, a dare le stigmati di erbivora. Francesca è l’atleta che più di ogni altra fra le top players ha queste doti. Quello che non torna è il perché tutto rimanga su una via teorica, o meglio una via crucis, che porta la Leonessa a soffrire fin dal primo turno con la Dokic e ad uscire per mano di un incrocio etnico malriuscito come la Paszek. A questo aggiungiamo che i quarti di Wimbledon Francesca li aveva già raggiunti qualche anno fa. Il responso finale porta quindi a dire che trattasi di un risultato frutto esclusivamente di un approccio mentale sbagliato alla competizione. Avrà sicuramente influito lo spreco di energie mentali parigino, altrimenti dovremmo parlare di masochismo, visto il tabellone che le si prospettava davanti. Sprecona
Flavia Pennetta 6,5 Dopo mesi di tracolli fisici torna finalmente ad esprimere il suo tennis, e si ferma solo dopo una maratona con Marion Bartoli (Voto 7, Fastidiosa). Visto anche il cammino della transalpina il suo rimane un torneo incorraggiante in vista del futuro. Rinfrancata
Caroline Wozniacki 2 Pecora nera del torneo e del circuito. L’inutile danese perde ancora una volta alla prima difficoltà e dimostra che la cattiveria riversata nei suoi confronti non è affatto gratuita. Dovrebbe anzi pagarci ogni volta che nominiamo la sua insensata presenza nelle fasi finali di uno Slam e ancora peggio in vetta al suo immeritatissimo numero 1, del quale riesce a vantarsi a più riprese. Bor-iosa
Qui sì che c'era una Petra da incorniciare..