Sto ancora pulendo il pavimento dalle lacrime versate al termine del primo set della finale di ieri. Sto ancora maledicendo il giorno in cui sono nato, e in cui è nato Roger. Chissà cosa stavo facendo quel 8 agosto dell’81. Avevo 7 anni, probabilmente stavo giocando a tennis.
Venerdì ho pianto ancora, dopo la semifinale più bella che io abbia mai visto. Ho pianto di gioia, perché non avevo mai visto Federer giocare così bene sulla terra battuta, e ho pianto di rabbia, perché sapevo cosa sarebbe successo ieri.
La frustrazione che noi Federiani proviamo la può conoscere solo Gary Hall jr (wikipedia Hall/Popov), oltre al clan di Roger, ovviamente. E’ orribile sentirsi così, vedere il nostro beniamino giocare così bene e poi perdere, sempre dallo stesso individuo, sempre allo stesso modo, sempre per pochissimi punti incredibili. Punti che, dalla frustrazione, giustifichiamo prima col doping, poi con l’esoterismo, poi con il fato, poi con il mondo crudele. Ma finisce sempre così.
Ero certo che Roger avrebbe perso, per un fattore mentale più che tecnico. Non sono assolutamente d’accordo con quelli che sostengono che Federer soffra il mancinismo di Nadal, la diagonale dritto-rovescio, il terreno, la rotazione della palla eccetera. Sono persone che girano le sale stampa e scrivono di tennis, ma non vanno a bordo campo a guardare gli incontri, li guardano da lontano, distrattamente mentre chiacchierano con una bella ragazza. E soprattutto non giocano a tennis.
E’ chiarissimo, cristallino dopo la partita di oggi, che Roger abbia tutto nel proprio gioco per contrastare ogni difficoltà che Nadal possa proporgli. Roger ha tutto. Tranne una cosa. Che è una virtù più che una caratteristica del gioco. La pazienza. Djokovic invece ce l’ha. E si è visto. E con Nadal, da quando ha imparato, ci vince, sempre.
Nole ha pazienza, ha capito che prima o poi Nadal va fuori giri, e inizia a sbagliare.
Roger invece vuole distruggere, in tre o quattro colpi, lo ha sempre fatto da quando è nato. E giocando così al limite, commette molti errori gratuiti. Roger ha provato a introdurre qualche novità, il serve and volley intelligente, la palla corta, lo schiaffo al volo per anticipare il rimbalzone del dritto arrotato. Piacevoli contromisure. Ma non sono bastate. Perché ci voleva pazienza.
Però, c’è un però. Mi sarei aspettato una distruzione. Roger ormai ha 30 anni. Non corre più come una volta, eravamo sul terreno preferito da Nadal. Gli ultimi confronti tra i due sono stati sconfortanti. Soprattutto l’ultima finale a Parigi. Invece, già dalla semifinale, ho visto un Roger come non avevo mai visto. Anche la reazione dopo i primi due set persi in quel modo, mannaggia, è stata encomiabile. E poi le 3 palle break del quarto set.
Incredibile, ed è per questo che mi devo inchinare, con deferenza e con un pizzico di speranza nel cuore che questo campione non sia ancora finito. Giuro fino a giovedì non avrei mai scommesso un nichelino su Federer capace di ritornare protagonista. Invece ha stoppato la rincorsa di Djokovic al numero uno e al record di JohnMc, e ha messo seriamente paura a Nadal, come mai in passato era accaduto sul rosso.
Ieri sei ritornato Re, anche se non hai vinto. Re nel mio cuore, so che sui verdi campi inglesi ti batterai ancora, e non andrai al quinto set con ALEJANDRO FALLA. E se nella seconda settimana i campi saranno ancora verdi, chi lo sa, forse potremo alzare la coppa al cielo.
Ti voglio ancora bene Rogi.
Ottimo torneo ma è mancato l'acuto per Roger..